Stress: cos’è e Come Evitare di Farsi Contagiare

Indice dei Contenuti

In questo articolo analizzeremo lo Stress e le metodologie per non farci “contagiare” dalle altre persone.

Viviamo una vita frenetica. Lavoro, casa, famiglia, figli, palestra… Da quando suona la sveglia a quando andiamo a dormire la sera passiamo da impegno all’altro, spesso senza fare neanche una pausa per ricaricare le energie.

Secondo un’indagine EuroDap (Associazione Europea per il disturbo da attacchi di panico), 9 italiani su 10 soffrono di stress. I dati sono così alti in tutti i Paesi occidentali, tanto che da alcuni esperti è stato definito “il male del secolo”.

Ma cos’è esattamente lo stress, quali sono le sue conseguenze sull’organismo e come fare per gestirlo al meglio.

Cos’è lo stress

Tutte le situazioni nuove che implicano un cambiamento nel nostro stile di vita, siano esse positive o negative, sono una potenziale fonte di stress.
Lo stress è una risposta adattiva del nostro organismo che si attiva ogni volta che ci troviamo di fronte a una situazione insolita.

Ansia, tachicardia, disturbi del sonno, difficoltà di memoria e di concentrazione, mal di testa, tensione muscolare, stanchezza, nervosismo, difficoltà di digestione sono i principali sintomi.

Lo stress di per sé non è negativo e, se legato a periodi circoscritti nel tempo, come per esempio un mese di lavoro molto intenso o la preparazione di un esame universitario, non risulta essere un problema. Dopo infatti le cose tornano alla loro normalità e anche il nostro organismo ritrova velocemente benessere ed equilibrio.
Il problema nasce quando il periodo di stress si prolunga nel tempo. La mente e il corpo non fanno in tempo a recuperare e si rischia di entrare in un circuito dal quale si fatica a uscire.

Stress buono e Stress cattivo

Siamo ormai abituati a considerare lo stress in modo negativo, ma in realtà esiste anche uno stress utile per la nostra sopravvivenza.

In questo caso si parla di eustress (stress buono), che ci aiuta ad accedere a tutte le nostre risorse interiori adatte ad affrontare al meglio la situazione e a trovare nuove soluzioni a nuovi problemi. L’eustress è attivante.

Lo stress diventa invece distress (stress cattivo), quando ci troviamo a dover far fronte a troppi stimoli che fatichiamo a elaborare o quando non riusciamo a controllare le situazioni o ancora quando facciamo resistenza al cambiamento. Il distress è debilitante.

È importante sottolineare che non è tanto il fattore stressante in sé ad essere “buono” o “cattivo”, quanto il modo in cui lo affrontiamo.
A volte non possiamo cambiare la situazione nella quale ci troviamo, ma possiamo cercare di modificare il nostro modo di rapportarci ad essa.

Se siete amanti dei documentari sugli animali, avrete sicuramente visto questa scena: un gruppo di zebre stanno bevendo tranquillamente l’acqua di un laghetto in mezzo a una distesa marrone nella savana. Da lontano si vede arrivare un leone affamato che si avvicina alle prede. Solitamente arriva un momento in cui le zebre si accorgono del leone e iniziano a correre per mettersi in salvo.
Dopo una lunga corsa, capita che il felino si arrenda e torni al suo branco.
Dopo poco le zebre ricompaiono al laghetto e riprendono a bere l’acqua tranquillamente.
Quello che stupisce, delle zebre come del resto degli animali in generale, è la rapida ripresa del controllo e della tranquillità, dopo un episodio altamente stressante.
A differenza loro, noi umani facciamo molta più fatica a superare situazioni difficili e spesso ci portiamo dietro strascichi importanti, anche dopo che l’evento stressante è terminato da parecchio tempo. Ritrovare l’equilibrio per noi non è così semplice.

Questo perché gli animali vivono nel momento presente.
Noi invece spesso rimuginiamo su quanto successo in passato e a volte ci preoccupiamo addirittura di cosa potrà accadere in futuro, andando così ad alimentare ulteriormente lo stress.

Questo succede perché il nostro cervello si è evoluto in modo diverso dagli altri animali.

Ma cosa accade quando siamo stressati?

Il cervello Stressato

Quando siamo sotto stress il nostro cervello reagisce attivando alcune aree particolari: amigdala, ipotalamo, ghiandole surrenali e ipofisi.
Vediamo più nello specifico le loro funzioni.

Per prima cosa si attivano l’amigdala e l’ipotalamo producendo i neurotrasmettitori, una serie di sostanze chimiche che ci aiutano a reagire di fronte all’imprevisto.
I neurotrasmettitori a loro volta inviano segnali lungo i nervi delle ghiandole surrenali situate nella parte superiore dei reni e ad alcuni neuroni che si trovano lungo la colonna vertebrale e che sono connessi agli organi interni.
Le ghiandole surrenali e l’ipofisi producono l’adrenalina, che ci rende pronti all’azione avviando la reazione detta fight-or-flight, cioè combatti-o-fuggi. La reazione cioè che ci attiva, permettendoci di affrontare la situazione potenzialmente pericolosa o al contrario di metterci al riparo da essa.

Le tre fasi dello Stress

Ogni periodo di stress è caratterizzato da tre fasi chiamate sindrome generale di adattamento.
Vediamole più nello specifico:

  • fase di allarme

in questa fase iniziale l’organismo si attiva di fronte alla situazione stressante producendo adrenalina e attivando la risposta automatica “combatti-o-fuggi”.

  • fase di resistenza

successivamente l’organismo attiva le proprie risorse per affrontare la situazione. In questa fase viene prodotto il cortisolo, l’ormone che aiuta l’organismo ad adattarsi alla nuova condizione.

  • fase di esaurimento

se la fase di resistenza si prolunga per troppo tempo e non riusciamo ad adattarci al cambiamento, diventa un problema. Le risorse messe in campo iniziano a ridursi sempre più, mentre aumenta l’insorgenza di malattie croniche, sia fisiche sia psicologiche.

  • Gli eventi di vita stressanti

Nel corso della nostra esistenza ci troviamo a dover affrontare molte situazioni più o meno stressanti.
La seguente tabella ne elenca le principali:

Difficoltà scolastiche
Perdita del lavoro / Inizio di un nuovo lavoro
Lavoro impegnativo fisicamente e/o intellettualmente
Trasloco / Trasferimento in un posto lontano dal lavoro e dagli amici
Importante cambiamento di vita (anche positivo, come il matrimonio o la nascita di un figlio)
Difficoltà economiche
Lutto
Rottura di una relazione / Separazione / Divorzio

Non per tutti tali eventi sono fonte di stress o lo sono nella stessa misura.
Come detto in precedenza, molto dipende dal modo in cui affrontiamo i cambiamenti. La stessa situazione può essere vissuta in modo diverso da una persona all’altra e ciò che può essere vissuto come altamente stressante per uno, può esserlo poco o per nulla per un altro.

Per esempio, un lavoro particolarmente impegnativo può essere visto come una sfida stimolante per alcuni, mentre per altri fonte, appunto, di grandi tensioni e stress.

Il Burnout

Passiamo la maggior parte delle nostre giornate lavorando e l’ambiente lavorativo può essere vissuto da molte persone come altamente stressante.

In questo caso, si parla di burnout, termine che letteralmente significa “bruciarsi”, “esaurirsi”.
Chi soffre di burnout spesso lavora in ambienti professionali competitivi o in contesti in cui si ha un grande sovraccarico di lavoro, per esempio a causa di una riduzione del personale.

Chi ne soffre si sente stanco e sfinito, sia fisicamente sia emotivamente. Non prova più alcun entusiasmo o interesse per il lavoro, prova frustrazione e si trova in difficoltà nella relazione con i colleghi.

Spesso alla base dello stress da lavoro c’è la realizzazione che l’occupazione non rispecchia le nostre aspettative e, per contro, spesso si tende a lavorare di più per cercare di raggiungere il proprio ideale.
Il lavoro arriva così a invadere la vita privata della persona, allontanandola dalle relazioni sociali e dagli impegni familiari e portandola infine a isolarsi.

Il burnout è una delle principali cause di depressione e di seri problemi di salute legati allo stress cronico, di cui parlerò nel prossimo paragrafo.

Le Conseguenze dello Stress

Lo stress ha varie conseguenze sulla mente e sull’organismo.
Alcune sono immediate e, se si interviene subito, non creano alcun danno. Altre invece emergono nel lungo periodo.

Effetti immediati

I primi segnali di stress sono spesso legati a disagi fisici. Mal di testa, pressione alta, tachicardia, stanchezza, tensione muscolare, disturbi del sonno, disordini a livello intestinale, sono i principali sintomi. È questa la conseguenza dell’attivazione del meccanismo “lotta o fuggi” legato alla sopravvivenza. Tale meccanismo permette di potenziare l’apparato muscolare aiutandoci ad affrontare la situazione di pericolo.
Tra gli effetti a breve termine possiamo provare anche disagi a livello emotivo, come nervosismo, irritabilità, perdita di interesse nel fare le cose, scarsa fiducia in se stessi, pensieri negativi, difficoltà di concentrazione.

Più avanti in questo articolo potrete trovare alcuni consigli e strategie utili per gestire al meglio gli effetti immediati dello stress e per evitare il rischio della comparsa di sintomi più debilitanti e pervasivi.

Effetti a lungo temine

Se i primi sintomi non vengono ascoltati si rischia di prolungare il periodo di stress, aggravando ulteriormente la situazione.
Se non si interviene per tempo, lo stress potrebbe infatti diventare cronico ed essere così ancora più complicato da gestire.

Possono comparire vari sintomi:

– sul piano fisico: generale senso di stanchezza, problemi dermatologici, abbassamento delle difese immunitarie con rischio di ammalarsi frequentemente, disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale (come coliti o ulcere).

– sul piano emotivo: agitazione, ansia, confusione, perdita di interesse per le proprie attività quotidiane, umore depresso.

– sul piano mentale: difficoltà di attenzione e concentrazione, insonnia o ipersonnia, svogliatezza, difficoltà a prendere decisioni.

– sul piano comportamentale: abuso di alcol, farmaci, fumo, modifiche nelle abitudini alimentari (mangiare troppo o troppo poco), difficoltà relazionali, isolamento, abbassamento della libido, ansia e attacchi di panico.

Per gestire i sintomi a lungo termine causati dallo stress non è più sufficiente riposarsi o svagarsi. Occorre l’intervento di uno specialista medico o psicologo.

Per questo, come diceva la pubblicità di un noto dentifricio, prevenire è meglio che curare!

Gestire lo stress: la resilienza

Alcune persone riescono ad affrontare le difficoltà e ad adattarsi facilmente ai cambiamenti della vita senza lasciarsi sopraffare emotivamente, riuscendo a gestire lo stress e a superarlo, mantenendo così una buona salute psico-fisica.

Questa capacità è legata principalmente al carattere e/o allo stile di vita della persona.

Chi è resiliente è molto flessibile di fronte alle difficoltà, le vive come sfide e risponde modificando le proprie scelte, aspettative e azioni. In questo modo, si adatta facilmente al cambiamento. In più, una volta superata la crisi e ristabilito l’equilibrio fisico ed emotivo, ritorna alla quotidianità più forte di prima e consapevole di essere in grado di affrontare più facilmente difficoltà future, grazie alle nuove capacità acquisite.

Fortunatamente la resilienza si può coltivare grazie ad alcuni semplici esercizi.

Strategie antistress

Come possiamo fare per sviluppare la resilienza e tenere lontano lo stress?
Esistono varie strategie che ci possono venire in aiuto per evitare di arrivare al limite e per gestire al meglio la nostra quotidianità.

Eccone alcune:

  • Medita. La meditazione aumenta la nostra capacità di rimanere ancorati al momento presente e a evitare che la mente inizi a viaggiare tra preoccupazioni e pensieri negativi. Aiuta anche a coltivare la consapevolezza del corpo e delle emozioni. Essere più consapevoli di ciò che proviamo ci fornisce una bussola per capire quando è il momento di fermarci e aiuta a vedere le difficoltà nella giusta prospettiva.
  • Fai una passeggiata. Prenditi una pausa tra un impegno e l’altro e ogni volta che puoi fai una passeggiata all’aperto. Ti aiuterà a staccare la mente dai pensieri negativi e dai rimuginii e a ricaricare le energie.
  • Dedicati a uno sport. Che sia la corsa, il nuoto o la palestra, l’attività fisica aiuta a scaricare le tensioni accumulate durante la giornata di lavoro, stimolando la produzione di endorfine dette anche “ormoni della felicità”, che generano un potente effetto di benessere.
    Praticare uno sport aiuta anche ad essere meno nervosi e irritabili, oltre che più produttivi e concentrati sul lavoro.
  • Telefona a un amico. Una chiacchierata liberatoria fa sempre bene.
  • Mangia sano. Quando siamo di corsa e stressati, rischiamo di mangiare “cibo spazzatura”. È importante mantenere una corretta alimentazione, ricca di frutta e verdura per preservare il sistema immunitario e nervoso.
  • Coltiva l’assertività. Imparare a dire “no” quando è necessario ti eviterà un maggiore carico di lavoro e di frustrazione.
  • Vai a dormire presto. Per recuperare le energie impiegate durante la giornata, dormi per circa 7/8 ore a notte, cercando di andare a letto e di svegliarti sempre alla stessa ora.
  • Poniti obiettivi raggiungibili. Porsi obiettivi che si rivelano essere difficili da raggiungere sono un’ulteriore fonte di stress e alimentano il pensiero di non essere capaci.
  • Scansiona mentalmente il tuo corpo. Sdraiati, chiudi gli occhi, ascolta le varie parti del corpo e individua le zone contratte. Lascia andare questa tensione, aiutandoti con il respiro. Immagina che si dissolva lentamente, fino a scomparire. Sentirai in poco tempo una sensazione di leggerezza e benessere.
  • Sii gentile e paziente con te stesso. Stai facendo il meglio che puoi!
  • Rivolgiti a un esperto. Se vedi che queste tecniche non funzionano forse hai bisogno di un aiuto in più. Puoi cercare uno psicoterapeuta della tua zona che ti aiuti ad affrontare al meglio le difficoltà che stai attraversando.
  • Un racconto per riflettere

Un insegnante stava tenendo una lezione sullo stress.
Prese in mano un bicchiere d’acqua e chiese agli studenti quanto potesse pesare. Le risposte variarono da 250 a 400 grammi.

L’insegnante disse: “Il peso dell’acqua da solo non conta. Dipende da quanto tempo tengo in mano il bicchiere. Se lo sostengo per qualche minuto, non avrò problemi. Se lo tengo in mano per un’ora, inizierò a sentire male al braccio e alla spalla. Se lo tengo sollevato per tutto il giorno, il mio braccio alla fine sarà intorpidito e paralizzato.
In ogni caso il peso del bicchiere è sempre lo stesso, ma più a lungo lo sostengo, più pesante diventa.”

Lo stress e le preoccupazioni della vita sono come quel bicchiere d’acqua.
Se ci pensate per poco tempo, non accadrà nulla. Ma quanto più a lungo date spazio a quei pensieri, tanto più avranno peso nella vostra vita, fino a sentirvi paralizzati e incapaci di fare qualunque cosa.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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