Sindrome del Pene Piccolo

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Per definizione la Sindrome del Pene piccolo, anche detta Dismorfofobia peniena, rappresenta l’idea di non avere un’adeguata dimensione dell’organo genitale rispetto a determinati parametri sociali. 

Ad una prima occhiata, questa definizione potrebbe far sorridere o non sembrare qualcosa da prendere sul serio tanto da esser classificata sotto la semantica di “sindrome”, ma essa rappresenta una vera e propria patologia che può avere una risonanza sulla persona e sulla qualità della vita della persona, anche profonda.

Per comprendere meglio ciò bisogna analizzare la cosa dal punto di vista storico, sociale ed infine, ovviamente da quello psicologico. 

La visione dell’uomo ai tempi dell’Antichità

Il Pene, l’organo genitale maschile, è stato storicamente da sempre paragonato ad un elemento che andava grandemente al di là di una semplice parte del corpo.

Friedman per esempio, nel 2007 afferma che l’organo genitale maschile rappresentasse un’idea, uno strumento di concetto ma fatto di carne e ossa, che sanciva il posto dell’uomo nel universo.

Sulla falsariga di questa constatazione è possibile trovare numerosissimi riferimenti nella storia, dove il pene rappresentava una sorta di potere di tipo divino, simbolo della virilità maschile e per estensione dell’uomo stesso.

Nella cultura greca, per esempio, la forma e la dimensione del corpo veniva confronta con quella degli atleti, simbolo di perfezione, di potenza, di potere.

Nella cultura romana, la divinità Priapo era un’icona e rappresentava un simbolo di virilità, venendo raffigurato con un enorme pene, con il quale poteva penetrare dando prova di potenza.

Una figura paradossale ed estrema da un lato, ma che comunque rappresentava un simbolo noto ad ogni giovane adolescente. L’antichità era piena di tali simboli, che erano presenti ovviamente nella vita quotidiana di ogni persona e con i quali risultava impossibile non confrontarsi. 

La percezione al giorno d’Oggi

È proprio il confronto ad essere parte del problema alla base della Sindrome del pene piccolo.

Al giorno d’oggi, infatti, le icone ed i simbolismi del passato hanno probabilmente perso la loro risonanza e non vengono prese come riferimento con il quale confrontarsi da giovani adulti, tuttavia il presente è altrettanto pieno di icone che di certo non rappresentano più il potere divino, ma danno comunque uno standard molto preciso della perfezione e della bellezza nella nostra società.

Il 2020, ormai nel cuore dell’era digitale, è un presente fatto da immagini provenienti dai molteplici social-network che plasmano, dettano e sanciscono le regole del bello, anche e soprattutto quando si parla del corpo umano.

Questa è l’era in cui le tendenze vengono grandemente influenzate dai cosiddetti “influencer”, persone note e seguite sui social da migliaia di “followers”, che spesso incarnano quegli ideali di bellezza e forma fisica.

Nelle teorie della psicologia sociale, questi potrebbero rappresentare un concetto simile e vicino a quello del Leader d’Opinione, ovvero un individuo capace di influenzare profondamente le opinioni, l’atteggiamento ed i comportamenti degli altri grazie alla sua reputazione e grazie al proprio carisma, rispetto a determinate aree di interesse e tematiche. 

Sulla base di tali teorie e della grande risonanza mediatica, il confronto con gli influencer risulta quasi inevitabile.

Questi standard fisici, tuttavia, risultano spesso difficili da raggiungere ed il confronto potrebbe portare di conseguenza ad una valutazione dell’adolescente eccessivamente negativa del proprio corpo, distante da uno standard che viene spacciato come la normalità necessaria per raggiungere il successo e per aprire le porte della felicità.

Ciò risulta essere alla base di molteplici disagi psicologici, connessi a sindromi dismorfofobiche.

Entrando nel dettaglio per quanto concerne la Sindrome del pene piccolo, uno standard specifico, sempre dettato dalla società odierna è quello rappresentato dalla pornografia, un mondo il quale attraverso internet risulta essere alla portata della maggior parte degli adolescenti.

Il confronto con la pornografia infatti può essere una delle fonti del problema di questa sindrome, dando una visione distorta delle dimensioni del pene e fissando uno standard eccessivamente alto, che ripresentandosi con ridondanza nel mondo del porno viene erroneamente visto come una normalità sotto la quale l’adolescente può sentirsi inadeguato.

I numeri contro i miti: quali sono le dimensioni del pene?

Secondo Mc Carthy i due terzi degli uomini afferma che il proprio pene si sia dimostrato piccolo per almeno una volta nella loro vita.

Tuttavia i numeri non mentono. In qualunque discussione, due più due farà sempre quattro. Parlando di numeri e per estensione di dimensioni, qual è la “media” di grandezza del Pene?

Quando si parla di dimensioni, innanzitutto bisogna tenere in considerazione alcuni fattori oltre la struttura anatomica della persona.

In primis gli agenti ambientali come le temperature eccessivamente elevate restringono la dimensione del pene, in secondo luogo anche la salute dell’individuo ha un’influenza.

Considerato ciò, se si parla di media, alcuni studi effettuati sulle misurazioni del pene hanno individuato alcuni standard per le dimensioni, relativi alla media della popolazione, alla “normalità statistica”.

I dati emersi mostrano dimensioni a riposo attorno agli 8, 10 cm di lunghezza dal dorso della radice alla punta del pene. Invece, in uno stato di erezione la media della lunghezza varia tra i 12 ed i 16 cm, con una dimensione di 8/9 cm della circonferenza dell’organo.

Tenere a mente le dimensioni è importante, proprio perché i numeri non mentono rapportarsi con la media della popolazione risulterà molto meno “traumatizzante” e sicuramente molto più realistico, rispetto al confrontarsi con figure legate al concetto di virilità del passato, atleti, icone per le pubblicità o simili. 

Un passo normale nella crescita

Al di là degli esempi storici e della società odierna fatti fino ad ora, il confronto sembra comunque inevitabile.

Esso rappresenta il normale percorso evolutivo di un giovane adolescente “sano”.

Durante l’adolescenza, infatti, quando il giovane adulto entra a contatto con i propri coetanei, o comunque un gruppo di pari in generale, tende a confrontare il proprio corpo focalizzando l’attenzione soprattutto sulla zona genitale, rischiando di preoccuparsi e fossilizzarsi su pensieri impropri.

Qui risulta importante evidenziare l’importanza della percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale a livello visivo.

L’auto osservazione, infatti, può generare una prospettiva completamente distorta (alto/basso) rispetto a quando si osserva frontalmente.

Da ciò deriva che osservare il pene di un proprio compagno di squadra, dunque in una posizione frontale rispetto all’osservatore, e confrontarlo con il proprio usando un punto di vista “in prima persona” può generare un’illusione in cui la dimensione del pene della persona che si ha davanti possono apparire più allungate e proporzionate. 

I primi interventi e la patologia vera e propria

Oltre al valutare il tutto a livello razionale, considerando i numeri e lasciando perdere il confronto con gli “dei”, a livello psicologico, uno dei primi interventi che viene suggerito, potenzialmente in grado di correggere rapidamente il punto di vista degli individui che percepiscono l’inadeguatezza del proprio organo genitale, è quello di osservarsi davanti ad uno specchio in modo da guardare il proprio corpo attraverso una prospettiva simile a quando si osserva quello altrui.

Se successivamente a tale intervento non dovessero rimanere disfunzionalità e disagi psicologici, ciò rappresenterà un primo passo verso il processo di adeguamento della corretta percezione del proprio corpo. 

Se invece il disagio sussiste, la qualità del benessere psicologico e della vita quotidiana dell’uomo possono risultare grandemente influenzate.

Gli effetti risultanti possono portare non solo a reazioni sociali quali la vergogna ed il disagio, ma anche a conseguenze come il ritiro sociale da determinate situazioni, quali per esempio l’andare a mare o in piscina, o anche tutte le situazioni legate alla sfera sessuale.

L’insicurezza legata a questa sfera può sfociare in ulteriori problematiche, legate proprio al mondo sessuale, infatti la dismorfofobia peniena può provocare forti stati di stress nell’uomo e di conseguenza portare a vere e proprie “defaillance” sessuali, fino a sfociare nella vera e propria depressione.

Un confronto distorto o necessità fisica?

Quando si presenta il disagio e quando questo inizia ad essere lo spiacevole compagno della vita quotidiana di un uomo, bisogna porsi una domanda: tale disagio è provocato solamente da un confronto erroneo con standard troppo alti, o vi è una vera e propria esigenza fisica, nata da dimensioni eccessivamente piccole e quindi anche svantaggiose a livello riproduttivo? 

Anche qui i numeri non mentono. In medicina viene definito come “micropene” un pene in erezione di dimensioni inferiori ai 6 cm.

Tale condizione, nota anche come ipoplasia peniena, può essere presente fin dalla nascita o anche essere acquisita.

Esistono infatti delle forme acquisite che portano come conseguenza a neoplasie e processi traumatici che inducono questa condizione.

Nel caso di micropene, dunque, il disagio psicologico affonderebbe le proprie radici in motivazioni diverse da quelle provenienti dai confronti con la società. 

In una ricerca del 1994, di Roos H., sulla lunghezza del pene, vengono classificate le tre motivazioni che spingevano gli uomini ad effettuare l’operazione chirurgica di allungamento del pene.

Divisi in numeri in percentili, circa l’80% delle persone richiedeva tale operazioni per ragioni estetiche, il 14% per ragioni funzionali e solo il 6% per malformazioni.

In questo tipo di chirurgia risulta fondamentale il colloquio con il paziente, effettuando un completo inquadramento.

Infatti, solo il 10% delle persone che si rivolgono ad un uro-andrologo rimane convinto di sottoporsi ad un intervento di falloplastica. 

La conclusione che se ne evince è che spesso la Dismorfofobia peniena è generata da credenze erronee ed ideali e standard eccessivamente elevati, che scostano dalla normalità la percezione dell’individuo, fino a generare disagi psicologici, anche gravi, nella vita quotidiana dell’uomo. 

Il sostegno da parte di uno psicologo può di certo correggere idee distorte, sciogliendo il disagio senza inficiare la vita ed il benessere della persona.

Quando si può parlare di vera e propria patologia, dunque? 

La regola aurea, quando si sfocia nel mondo della psicologia, è quella di considerare un problema “patologico” quando esso inizia ad inficiare gravemente nella vita quotidiana di una persona, nei suoi rapporti, nel suo lavoro, nella sua salute mentale e percezione della realtà.

Nella dismorfofobia peniena tale scenario si può osservare quando il disagio provocato dalle dimensioni sfocia nella preoccupazione eccessiva, considerando il proprio un difetto fisico che comporta un disagio evidente con limitazioni nell’interazione sociale, lavorativa, affettiva.

I sintomi principali di questo disagio di manifestano attraverso profondi stati di Ansia e Depressione.

La paura principale è quella di essere sottoposti al giudizio della società, al giudizio dei pari, delle donne o dei partner e ciò può condurre l’uomo all’isolamento sociale.

Questo disagio può addirittura portare la persona a rifiutare il contatto stesso con il sesso opposto, facendo inoltre insorgere di una marcata sensibilità riguardo le tematiche inerenti.

Oltre al già ampiamente citato confronto con gli standard della società, dunque alle ragioni di tipo socioculturale, le cause psicologiche legate all’insorgenza della Sindrome da spogliatoio possono essere molteplici. 

La fine di una relazione, per esempio, può spesso essere causa di insicurezza, arrivando a cercare le colpe di essa in sé stessi e talvolta attribuendo tali colpe a proprie mancanze, quali appunto dimensioni non adeguate.

Anche conflitti emotivi e presenza di disturbi nella sfera sessuale come la disfunzione erettile o l’eiaculazione precoce possono favorire l’insorgere del dubbio e portare alla dismorfofobia peniena.

Le distorsioni della realtà legate a tale sindrome possono essere legate anche alla presenza di fattori neurobiologici, quali l’alterazione del funzionamento del sistema serotoninergico, o di quelle aree cerebrali atte a controllare l’immagine corporale.

Come si cura la Dismorfofobia peniena?

Come già detta risulta fondamentale un’analisi accurata della problematica, attraverso il colloquio con un uro-andrologo e con uno psicologo in modo da definire con scientifica precisione l’origine e la natura del disagio. 

La terapia psico sessuologica è sicuramente lo step fondamentale da affrontare. Questa terapia risulta cruciale nel miglioramento della percezione del proprio corpo, ciò attraverso sedute che possano offrire alla persona una percezione realistica delle condizioni di normalità. 

In caso di conclamata micropenia, un primo approccio è quello delle tecniche di elongazione fisioterapiche. Questa prende spunto dall’ortopedia, ed in essa vengono utilizzati strumenti quali il “vacuum device” ed estensori del pene. In tale modo il tessuto in trazione diventa la sede di una proliferazione delle cellule che permette l’aumento strutturale del pene. 

Un approccio più estremo, invece, è quello della già citata Terapia chirurgica, che ha appunto lo scopo di aumentare le dimensioni del pene tramite appunto operazioni chirurgiche.

Conclusioni

Che sia un disagio nato dagli standard socioculturali troppo elevati, da mass media martellanti, da figure-icona irraggiungibili, o un disagio nato da problematiche fisiche vere e proprie, la dismorfofobia peniena, laddove vada oltre il semplice step evolutivo attraverso il quale ogni adolescente si ritrova a passare, risulta essere una condizione che può influire anche gravemente sulla vita di un uomo. 

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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