Senso di Inadeguatezza: Come Superarlo

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In questo articolo vedremo come superare il senso di inadeguatezza.

“Vedevo sempre ciò che non avevo espresso, restavo colpito solo da ciò che avrei dovuto esplicitare, guardavo sempre il dover essere e mai l’essere, in una sorta di pauperismo, guidato dalla sensazione di inadeguatezza e fallimento.”

Vittorino Andreoli

Quante volte vi è capitato di sentirvi fuori luogo o non all’altezza di una situazione, di una mansione o del vostro compagno?

Quanto tempo passate a criticarvi e a credere di non essere mai abbastanza?

Quante volte avvertite addosso quel senso d’inadeguatezza che vi fa credere che in voi non va mai bene nulla?

Perché è proprio di questo che parleremo oggi, sapete?

Parleremo della trappola dell’inadeguatezza e di cosa occorre fare per poterla superare.

Non solo, cercheremo di capire da dove deriva: non vi resta che continuare a leggere.

Senso di inadeguatezza: com’è manifestato

Come accennato poco fa, spesso siamo vittime di una trappola mentale che ci fa sentire inadeguati.

Alcuni di voi si staranno sicuramente chiedendo “come non sentirsi inadeguati al giorno d’oggi?”

Nella società odierna sembra che tutti amino correre per inseguire e intraprendere la strada della perfezione.

Oggi più che mai, infatti,  per non restare un passo indietro è quasi necessario abbracciare degli ideali.

Insomma, per sentirsi all’altezza occorre viaggiare, comprare una casa magari lussuosa, andare in palestra e costruire una bella famiglia.

Chi non rispetta tutto questo, rimane fuori.

Ecco che può prendere vita quel senso di inadeguatezza che sembra quasi tenerci in trappola e quando parliamo di “trappola” non esageriamo: pensate che diversi psicologi definiscono l’inadeguatezza proprio come una trappola, affermando come sia dunque un modo fisso di pensare e sentire che può manifestarsi in vari modi.

Chi viene infatti investito da un senso di inadeguatezza può poter avere timore di sbagliare, a casa, a lavoro, con gli altri.

Cerca di piacere a chiunque e prova costantemente sentimenti di vergogna per i propri difetti.

Non solo: si sente sempre frustrato, poiché insicuro e con una bassa autostima. 

Insomma quando parliamo di persone che si sentono inadeguate, parliamo di chi non crede nel proprio valore: per questo si ha bisogno costantemente delle conferme altrui.

Spesso per mascherare la propria insicurezza, questi soggetti cercano di mostrarsi forti e sicuri, ma questa, appunto, è solo una maschera che si indossa all’occorrenza.

A questo punto vi starete chiedendo cosa nasconda questo senso di inadeguatezza: perché mai qualcuno arriva a considerarsi inadeguato, insicuro e frustrato?

Cerchiamo di rispondere qui di seguito a questa domanda.

Senso di inadeguatezza: cosa nasconde?

Poco fa abbiamo visto che chi si sente inadeguato può arrivare a provare paura: paura di sbagliare, paura di mettersi in un certo senso in gioco.

Paura dei propri stessi difetti.

Perché ci si può sentire così inadeguati?

Spesso dietro l’inadeguatezza c’è la paura del giudizio degli altri.

Quando  si  ha paura  di quello che  gli altri possano pensare, succede questo: la stima e il valore che attribuiamo a noi stessi vacilla, a seconda del pensiero altrui.

In un certo senso più siamo insicuri, più abbiamo paura degli altri  e del loro giudizio e maggiore è la probabilità che il proprio valore, o meglio il valore che attribuiamo a noi stessi dipenda da questi ultimi.

A questo punto una domanda sorge spontanea: come si può non avere paura del giudizio altrui se da questo sembra dipendere il nostro successo o insuccesso?

La paura del giudizio altrui: cosa c’è dietro?

Soffermiamoci su questo aspetto, ovvero sulla paura del giudizio altrui, dal momento che abbiamo visto essere collegata all’inadeguatezza. 

Pensate per un momento all’istante preciso in cui dovete mettere in atto un comportamento:  spesso vi frenate? Qualcosa che vi blocca? 

Sapete cos’è quel qualcosa? 

La paura di essere giudicati e di conseguenza la paura di provare un senso di inadeguatezza.

Non è raro che ci facciamo domande del tipo “ ma se faccio questa cosa, cosa penseranno di me”?

Domande che nascondono in un certo senso delle aspettative su quello che gli altri potrebbero pensare o immaginare. Perché? 

Perchè abbiamo così paura di essere giudicati? 

Semplice.

Perché vogliamo essere accettati. Non è forse questo un bisogno essenziale?

Chi di noi non vuole essere accettato da chi lo circonda?

Magari per il lavoro che si svolge o per l’aspetto fisico che si ha.

Ed è proprio la paura di non esserlo che spesso ci porta ad aver timore del giudizio altrui.

Quando vogliamo fare o dire qualcosa o stiamo quasi per farlo a volte preferiamo frenarci per paura di quello che gli altri possano dire.

Per paura di essere giudicati. Iniziano così ad affiorare nella nostra mente, pensieri quali: “Come dovrei comportarmi in questo momento?” “Che cosa penseranno di me?”, ovvero domande che nascono dalle aspettative che immaginiamo gli altri abbiano su di noi.

Questo perché, come abbiamo visto, non vogliamo essere giudicati, ma al contrario desideriamo solo essere accettati e amati da chi ci circonda.

E’ proprio la paura di essere rifiutati che ci porta a sentirci prigionieri.

Una paura questa legata dunque al desiderio di essere apprezzati.

Una paura che spesso non ci consente di esporci.

Facciamo un esempio forse banale, ma pratico e di facile comprensione: se abbiamo paura del giudizio altrui e ci sentiamo dunque inadeguati, difficilmente riusciremo a prendere un’iniziativa o a proporre un posto dove andare il sabato sera.

Difficilmente saremo liberi di dire la nostra, insomma: ecco perché si parla di trappola!

Giudicare: cosa intendiamo?

Ma soffermiamoci per un momento al termine giudicare: cosa nasconde questa parola? Ha un unico significato?

Sicuramente no. 

Noi tutti infatti valutiamo gli altri e ciò che ci circonda, in base alla nostra personalissima visione delle cose e del mondo, spesso in maniera giudicante.

Basti pensare a quando, per esempio, osserviamo qualcuno per competizione o per fare confronti ed esprimiamo un parere.

In quel caso stiamo in un certo senso avanzando un giudizio che, se ci pensiamo bene,  non fa altro che mettere in risalto non tanto l’altro, ma noi stessi e la nostra voglia di competere.

Dunque in un certo senso spesso  giudichiamo perché tendiamo a fare confronti.

E perché tendiamo a fare confronti? 

Spesso lo facciamo per insicurezza e perchè no, per migliorarci, ma spesso tutto questo ci porta solo ad auto-criticarci.

L’inadeguatezza, con questi presupposti, non può che essere dietro l’angolo.

Paura del giudizio altrui: ha a che fare con il nostro passato?

Riguardo alla paura del giudizio altrui, non possiamo non approfondire la questione, cercando di darne una lettura più approfondita.

Poco fa abbiamo detto che spesso cerchiamo conferme altrui per credere di valere qualcosa.

Ma perché diamo agli altri tutto questo potere?

Perché mai il parere degli altri dovrebbe avere più valore del nostro?

Per rispondere a questo interrogativo ci viene in aiuto Bowlby, uno psicologo e  psicoanalista britannico, che ha elaborato la teoria dell’attaccamento, con la quale ha messo in rilievo quelli che sono gli aspetti caratterizzanti il legame madre-bambino.

Lo psicologo in questione sostiene e sottolinea fortemente l’importanza del rapporto che instauriamo con le nostre figure di attaccamento, sin dai nostri primi momenti di vita.

A tal proposito infatti afferma come sia proprio questo rapporto a far interiorizzare al bambino una figura di sé come degna di essere amata o al contrario come un soggetto non amabile.

In un certo senso  è anche dal modo in cui i nostri genitori ci accudiscono che dipende la nostra successiva capacità di credere in noi stessi e  di conseguenza  la paura del giudizio altrui e la conseguente sensazione di inadeguatezza.

Quanto detto ci fa capire quanto sia fondamentale per un bambino essere accettato, amato e curato e quanto questo possa influire sulla sua crescita psicologica e quindi sui suoi rapporti interpersonali.

Un bambino che non si è sentito amato abbastanza, da grande molto probabilmente tenderà ad essere iper-critico verso se stesso e verso gli altri.

Avrà costantemente timore di essere rifiutato o criticato.

Ma riflettiamo un momento su quest’ultima frase: avere paura di essere rifiutati non è forse una forma di allontanamento da chi siamo realmente?

Non è forse un conflitto che agiamo solo contro noi stessi?

Lasciar andare la paura del giudizio: perché è importante?

Liberarsi dalla paura del giudizio non solo è giusto, ma è anche necessario e il perché non è cosi difficile da capire.

Non possiamo sentirci sempre sotto pressione e prigionieri di quello che gli altri pensano o possono pensare.

Basti pensar a quei momenti in cui, per un qualsiasi motivo x, ci sentiamo inadeguati e di conseguenza ci innervosiamo e ci agitiamo.

Siamo davvero disposti a rinunciare a qualcosa per la paura del giudizio altrui? 

Siamo davvero disposti a rinunciare a quel colloquio di lavoro? 

Siamo davvero disposti a non discutere la nostra tesi in pubblico, solo perché ci sentiamo inadeguati?

Forse tutti noi dovremmo imparare a dare il giusto peso alle cose, alle persone, ma soprattutto a noi stessi, cercando di dare maggior importanza a quello che noi stessi pensiamo.

Ma come si fa?

Come possiamo riuscire a superare quel senso di inadeguatezza che spesso ci blocca e non ci fa fare quello che davvero desideriamo?

La trappola dell’inadeguatezza: come superarla

Fin’ora abbiamo cercato di capire cosa si nasconde il nostro sentirci sempre inadeguati: abbiamo visto come spesso è il timore del giudizio altrui a bloccarci e l’importanza che diamo agli altri.

Inoltre è stato messo in risalto il rapporto che sin da piccoli instauriamo con i nostri genitori,  per spiegare come questo possa avere delle ripercussioni sulla nostra autostima e quindi sul nostro senso di inadeguatezza.

A questo punto non possiamo non chiederci cosa occorre fare per superare tutto questo.

Per rispondere a questo interrogativo, è necessario cercare innanzitutto di capire cos’è che ci fa sentire così dannatamente inadeguati.

Insomma è importante che ci soffermiamo sulle nostre emozioni: non mettiamole in secondo piano.

Cerchiamo di capirci di più, ponendo a noi stessi delle piccole domande.

Cos’è che mi turba così tanto?

E’ la paura del giudizio altrui? Sono le mie insicurezze?

Non ho molta fiducia in me?  

Cercare di rispondere a queste domande è già il primo passo, sapete? II primo passo per conoscervi meglio e per migliorare, ma soprattutto il primo passo per andare nella direzione giusta.

Per fare tutto questo non potete, però,  non lavorare sulla vostra autostima.

Lavorare sulla propria autostima

Nel corso dell’articolo abbiamo incontrato molte volte questo termine e forse è arrivato il momento di darne una definizione.

Partendo dal presupposto che di definizioni ve ne son diverse , qui ne presenteremo una in grado di cogliere il vero significato di autostima.

Cos’è l’autostima?

L’autostima, altro non è che l’insieme dei giudizi valutativi che l’individuo dà di se stesso .

Battistelli, 1994

Ora avete capito perché è così importante annaffiare questo fiore speciale? 

Più lavoreremo sulla nostra autostima, più possibilità avremo di prendere consapevolezza del nostro valore. 

Insomma, la morale della favola è che non dovete cercare di convincere gli altri, ma voi stessi.

Sugli altri noi non abbiamo nessun potere, su di noi, si.

Dunque quando e se vi sentirete giudicati, evitate di cercare di camuffare quello che siete,  nel tentativo di cambiare il giudizio altrui.

Non serve e inoltre è solo una perdita di tempo: impiegatelo per migliorare voi stessi e l’idea che avete di voi stessi.

Questo significa sicuramente mettersi in discussione: quanti ne sono davvero in grado?

Seppur possa sembrare difficile, è necessario farlo: spesso è proprio l’opinione che abbiamo di noi a crearci problemi.

Cosa occorre fare per cambiarla?

Praticate la tolleranza, ma verso voi stessi, soprattutto.

Come riuscirci?

Provate per esempio a pensare a quello che avete vissuto, alle esperienze che avete fatto.

Qualcosa vi ha reso così insicuri? C’è stato un momento in cui avete perso fiducia in voi stessi?

Questo viaggio nel passato può poter essere davvero terapeutico.

Inoltre è importante che sappiate accettare i vostri difetti o i vostri insuccessi.

Non saranno certamente questi a definire chi siete.

Ridimensionate l’importanza che date a tutto questo, ma soprattutto iniziate ad amarvi davvero: fate un lavoro che non vi soddisfa?

Bene, impegnatevi affinchè possiate arrivare a fare quello che più vi piace.

Magari ci vorrà tempo e tanta forza di volontà, ma se ci tenete davvero ad un sogno, il primo passo è crederci. 

Tutto questo non farà che confermarvi che siete delle persone capaci di raggiungere i vostri scopi e finirete per avere più fiducia nelle vostre capacità.

Insomma, la parola d’ordine è questa: OSARE! Spesso il segreto è tutto lì.

Sapete quanti ce l’hanno fatta, sol perché hanno deciso di osare?

In questo modo avrete l’opportunità di far emergere ciò che chiede solo di essere ascoltato e portato in superficie.

Insomma, il primo vero passo è puntare sulla propria autostima: il primo passo che vi consentirà di liberarvi dalla paura del giudizio altrui e  dal vostro sensi di inadeguatezza.

Cos’altro occorre fare per superare la trappola dell’inadeguatezza

Vediamo alcuni consigli qui di seguito.

Ulteriori consigli 

Vi capita di sentirvi giudicati? Rilassatevi. 

Non siamo il centro dell’Universo, quindi non è detto che siamo sempre nei pensieri altrui.

Provate a pensarla in un altro modo: “e se stessimo proiettando  sugli altri ciò    che accade solo nella nostra mente”?

Magari ci sentiamo vittime di un giudizio e in realtà siamo noi i primi a farlo. Rifletteteci su.

Un altro consiglio che non può proprio mancare? Ricordate che quando qualcuno ci critica, sta definendo se stesso e il suo modo di rapportarsi agli altri.

Il vostro partner vi ha trattato male, perché voleva che vi comportaste in un certo modo, durante una cena di famiglia?

Bene, questo non significa necessariamente che siete stati inadeguati.

Molto probabilmente era lui ad essere particolarmente suscettibile in quella circostanza.

Insomma imparate a pensarla in questo modo: non tutto quello che ci viene detto è verità .

Smettiamola, quindi, di dare agli altri lo scettro del potere su chi siamo.

A tal proposito è bene ricordare un’altra cosa importante: spesso gli altri ci criticano non per quello che siamo, ma per quello che credono che noi siamo e la cosa è ben diversa. 

Se pensiamo poi che una critica spesso e volentieri è agita su un singolo   comportamento, una domanda non può che sorgere in modo spontaneo: perché dobbiamo mettere in discussione ciò che siamo?

Non è giusto né utile: quindi cerchiamo di ridimensionare il tutto.

E’ importante cercare di capire quando una critica è davvero costruttiva e quando no: se una critica può esser utile a noi per migliorare qualcosa, perché non prenderla al volo?

Non siamo mica tutti perfetti: prima lo capiremo e prima riusciremo ad accettare che possiamo sbagliare, ma anche recuperare.

Quando qualcuno ci giudica, pensiamo primariamente a chi ha mosso il giudizio, vero? 

E noi, in tutto questo, dove siamo? 

Insomma, invece che pensare “lui/lei mi ha giudicata”, provate a dire “mi sento giudicata”. 

Cambiando modalità di pensiero, recupererete il vostro potere di scelta e soprattutto rimetterete al centro voi e non è mica una cosa di poco conto !

Seguite il vostro essere, le vostre sensazioni, le vostre emozioni: amatevi, coccolatevi, smettete di giudicarvi e annaffiate la cosa più importante che abbiamo.

La nostra autostima: solo così riuscirete a stare bene con voi stessi, senza sentirvi costantemente inadeguati o sotto giudizio.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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