Quando il Partner Non vuole Figli

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Diventare genitori, per molti, è un vero e proprio sogno nel cassetto.

 Sono molte le persone che sognano questo momento da sempre, magari anche da quando sono piccoli, in quanto spesso la visione della famiglia include un bel matrimonio, un buon marito/compagno con cui andare d’accordo e almeno due figli.

La tipica famiglia del Mulino bianco, in effetti, ha condizionato la visione del concetto familiare di molti e questo, soprattutto negli anni precedenti, è stato particolarmente sentito.

Proprio da ciò hanno avuto origine tutti gli stereotipi e le idee comuni secondo cui, necessariamente, ad un certo punto della propria vita ci si debba “sistemare” e quindi creare una vera e propria famiglia.

Pensare e vedere una coppia senza figli, fino a qualche anno fa, era qualcosa di “anormale” o comunque fuori dal comune, se pensiamo anche al fatto che in passato le famiglie erano molto più allargate di quanto lo siano oggi.

Allo stesso modo pensare ad una donna o ad un uomo, in un qualche modo, includeva l’idea che prima o poi sarebbero diventati genitori come se questa fosse una “tappa normale e necessaria” nella vita di ognuno di noi.

Oggi qualcosa è cambiato: vediamo famiglie sempre più piccole, in cui spesso è presente un unico figlio, così come sono sempre più in aumento le donne e gli uomini che decidono di non diventare genitori.

La frase “non voglio figli”, oggi, è alquanto frequente tanto da non essere più considerata strana o anormale.

Questo, però, alcune volte può essere fonte di litigi o di tensioni all’interno della coppia in quanto possono esserci idee contrastanti: cosa fare? Come comportarsi in questi casi?

In questo articolo cercheremo di affrontare questo delicato argomento cercando anche di dare qualche consiglio “pratico” per affrontare questa situazione.

Il grande passo di diventare genitori

Il tema della genitorialità è sicuramente molto delicato in quanto include elementi e aspetti del Sé che, spesso, non sono facili da affrontare.

La genitorialità inoltre può anche essere un tema che divide: c’è chi non aspetta altro perché si sente maturo e in grado di compiere questo passo e chi, invece, non riesce a percepirsi come un genitore.

Quello che bisogna precisare è che non c’è assolutamente nulla di strano in queste due diverse e contrastanti opinioni in quanto percepirsi, o soltanto immaginarsi come un futuro genitore, tocca delle “corde profonde” del proprio Io.

Per molti anni abbiamo avuto una visione ben precisa: quella secondo cui una donna fosse stata creata appositamente per avere figli, a prescindere dalle caratteristiche di personalità e temperamentali.

Oggi invece si parla proprio di “funzione genitoriale” per cercare di sottolineare il fatto che si tratta di una funzione che non ci viene data in modo deterministico.

Insomma non basta essere delle donne per essere delle buone madri così come non basta essere un uomo per essere un buon padre e ciò è visibile da tutte le notizie di abuso e violenza che, spesso, siamo costretti a sentire.

Essere o diventare genitori comporta l’assunzione di un ruolo che, inevitabilmente, determina l’esercizio di alcune funzioni e compiti essenziali, le funzioni genitoriali appunto.

A cosa si fa riferimento?

Al processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli; bisogni che sono estremamente diversi a seconda della fase evolutiva.”

Quindi, da genitori, dobbiamo riuscire a prenderci cura di un Altro che è diverso da noi stessi, nonostante sia stato generato da noi, e dobbiamo riuscire a soddisfare quelli che sono i suoi bisogni essenziali, ad esempio il bisogno della nutrizione o anche i suoi bisogni affettivi.

Questo sicuramente ci fa comprendere quanto questo ruolo sia delicato e ricco di responsabilità.

E ciò è evidente soprattutto durante i primi anni di vita del bambino in cui la relazione che si instaura è tipicamente asimmetrica e non reciproca: è sempre il genitore, quindi l’adulto, a prendersi cura del bambino e mai il contrario.

In queste fasi, quindi, la sopravvivenza del bambino dipende proprio dall’adulto di riferimento che si prende cura di lui.

Essere genitori, quindi, non è qualcosa di innato ma, in un certo senso, si apprende col tempo.

Come ogni funzione da apprendere, il soggetto deve sentirsi pronto e motivato affinché possa avere possibilità di successo.

Ed è per questo che si parla di un vero e proprio passo: si diventa genitori, non lo si è per Natura.

Rispetto a ciò, quindi, si può scegliere se esserlo o meno.

Quanto contano le esperienze passate?

Come spesso accade di fronte alle situazioni nuove della vita, le esperienze passate inevitabilmente non possono che avere un peso.

Questo, seppur possa sembrare strano, succede anche rispetto al tema della genitorialità.

Pensate mai a come sono stati i vostri genitori?

E quando ci pensate, vi capitato mai di ripetervi la popolare frase “non sarò mai come loro”?

Spesso ci diciamo proprio questo: pensate che secondo il punto di vista della psicologia, le figure genitoriali e le esperienze di cura da loro sono essenziali per il nostro benessere e per lo sviluppo della nostra funzione di cura.

Secondo molti autori, tra cui anche Berne, la genitorialità è uno spazio psicodinamico che si forma in ognuno di noi sin dall’infanzia.

Già in questa fase, infatti, iniziamo ad interiorizzare tutte le esperienze vissute, le aspettative e i desideri rispetto a questa tematica; si forma ciò che viene definito Genitore interno”.

Molto importante è anche il fatto che la funzione di cura dipende proprio dall’esperienza di cura che abbiamo ricevuto dagli adulti di riferimento.

Tutto ciò spiega perché molte volte, quando si diventa genitori, si attuano gli stessi modelli e stili genitoriali ricevuti in passato nella propria infanzia.

Insomma il passato influenza anche il rapporto che si avrà, in futuro, con i propri figli.

Se noi pensiamo a tutto ciò in modo positivo e quindi pensiamo ad ottime esperienze di cura e a buoni modelli genitoriali, sicuramente possiamo vederlo come un fattore protettivo.

Spesso, però, può anche avvenire il contrario e quindi aver ricevuto esperienze e modelli negativi che quindi determineranno fattori di rischio per l’essere genitori.

Non è così inusuale, quindi, che chi ha assistito a modelli ed esperienze negative, possa aver paura di diventare genitore, proprio perché può aver paura di non riuscire ad essere un buon genitore.

Così come non è inusuale che, in questi casi, non si vogliano avere figli perché si ritiene che il ruolo di genitore non faccia al caso proprio.

Ovviamente questo non vale sempre e comunque ma può essere una possibile spiegazione di chi, con fermezza, decide di non avere figli.

Così come c’è chi non vuole avere un figlio per paura del cambiamento o di attuare un passo molto più grande di ciò che si può affrontare oppure c’è chi non vede la genitorialità come una propria realizzazione di vita.

Insomma moltissimi motivi, tutti validi allo stesso modo.

Come affrontare questa situazione nella coppia?

Come accennato, quindi, la scelta di non diventare genitore è assolutamente legittima e spetta ad ognuno in totale libertà e, soprattutto, dopo essersi analizzati a fondo, magari anche con un aiuto esterno e professionale.

Quello che, però, capita è che inevitabilmente la coppia entra in crisi quando uno dei due partner sente di non voler diventare genitore e lo comunica all’Altro.

Questo è assolutamente normale perché, in questi casi, i due partner non possono non scontrarsi con il fatto che c’è una divergenza nella propria visione di famiglia.

Tutto ciò inevitabilmente porta una crisi profonda nella coppia. Spesso ci si chiede: è possibile reggere?

La risposta non è ovvia e, probabilmente, dipende da come viene gestita la situazione.

Nella maggior parte dei casi c’è da dire che le coppie non reggono perché, spesso, diventare genitori (o non diventarlo) fa parte di un progetto di vita e di come ci si percepisce.

Se si ha un’idea chiara di ciò che si è e di ciò che si vuole, è difficile cambiare idea, soprattutto se si parte dal presupposto che non è giusto farlo in previsione di un Altro.

In questo caso, infatti, uno dei due partner dovrebbe “adeguarsi” e accontentare l’Altro, ma ciò non è sempre giusto.

Consigli: come comportarsi quando il partner non vuole avere figli ?

Dunque come ci si dovrebbe comportare? Cosa è giusto fare in questi casi?

Condividi le tue idee il prima possibile

Una mossa che potrebbe evitare crisi e rotture dolorose è sicuramente farsi conoscere completamente dall’Altro sin da subito. Cosa significa?

Sicuramente ciò non vuol dire che al primo appuntamento dovrai parlare di figli e di progetti di vita così a lungo termine ma, inevitabilmente, ciò va fatto nelle prime fasi di una storia seria.

Insomma ad un certo punto di una frequentazione, è normale percepirsi come coppia: è proprio in queste prime fasi che bisogna aprirsi e confidarsi anche rispetto alle proprie aspettative e ai propri sogni.

In questo caso, quindi, è sicuramente giusto parlare dell’eventualità di avere figli o meno, così da capire se il proprio partner può essere effettivamente quello giusto perché ha le stesse idee e la stessa visione di famiglia.

Spesso, purtroppo, capita che tutto ciò venga fuori “quando è troppo tardi” o perché non è stato affrontato l’argomento o perché non è stato affrontato nel modo giusto o è stato sottovalutato.

Essere chiari, dunque, è sempre la mossa giusta, soprattutto se si è convinti delle proprie decisioni.

Non cercare di fargli cambiare idea

Quello che spesso si fa, in modo quasi inconsapevole, è cercare di convincere l’Altro a cambiare idea.

Questo spesso avviene per le decisioni banali, ad esempio la scelta di un film da vedere, ma anche per le decisioni importanti come quella di volere o meno un figlio.

A questo punto, se hai provato a farlo, chiedi a te stesso: è giusto che qualcuno cambi idea per te?

È giusto che una persona si adatti per compiacerti?

Questo non è assolutamente sano sia per quanto riguarda la coppia sia per quanto riguarda i singoli partner.

Non lasciarti convincere

Se tu sei il partner che non vuole figli, un consiglio è sicuramente quello di non lasciarti convincere.

Quante volte capita che, nella coppia, uno dei partner si adatti alle scelte dell’Altro?

Moltissime, probabilmente perché si è molto innamorati o perché abbiamo paura di perdere quella che crediamo essere la nostra metà.

Nel caso di un figlio e, quindi, della genitorialità, il partner sicuramente c’entra, perché si diventa genitori insieme, ma non è il punto essenziale; al centro, infatti, ci sei e ci devi essere tu e il rapporto che avrai con il futuro bambino.

Se tu senti che ciò non fa per te, non farti convincere, semplicemente perché ne soffriresti così come ne soffrirebbe il bambino.

Se invece ti senti confuso rispetto a questa decisione e senti che, probabilmente, ci sono questioni irrisolte rispetto a questa tematica, chiedi aiuto ad un professionista per capire chi sei e cosa vuoi.

Riflessioni conclusive: cosa abbiamo detto sin’ora

Insomma la decisione di avere un figlio o meno è sicuramente un passo delicato che spetta a noi soltanto, senza subire l’influenza del nostro partner.

Come abbiamo visto mettere al mondo un figlio è una cosa, essere dei buoni genitori un’altra.

Sicuramente per essere dei buon genitori dobbiamo innanzitutto volerlo, altrimenti partiamo già con il piede sbagliato.

Cercate dunque di seguire sempre quello che il vostro cuore vi sussurra: è l’unica strada per essere felici.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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