Perchè Sogniamo ?

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In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda del “perchè sogniamo ?”

“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”

William Shakespeare

Ma di che cosa sono fatti i sogni? 

Potremmo dire che sono i sogni ad essere costituiti dalla nostra stessa sostanza… una “sostanza mentale”, patrimonio psichico proprio di ciascun individuo, prodotto da sensazioni: visive, uditive, tattili… emotive.

Siamo noi stessi attraverso un inconsapevole processo, che incrocia realtà sensoriale, fisica ed esperienziale legata al vissuto pratico quotidiano, a quella più intima, soggettiva della profondità del nostro essere, a tessere le fila dei nostri sogni.                                     

I sogni sono il prodotto della nostra attività mentale.

Passiamo circa sei anni della nostra vita a sognare…

Quando gli occhi si chiudono e si perde il contatto con la realtà esterna ciascun individuo diventa spettatore attivo e partecipante, per quasi due ore a notte, di immagini oniriche, proiettate davanti a sé, proprio come in un film, molto spesso anche bizzarre e dal forte impatto emotivo… così tanto da sembrare reali!  

Cos’è un sogno?

Il sogno è certamente uno tra gli aspetti più misteriosi e meno conosciuti delle Neuroscienze tutt’oggi… Da sempre contornato da un alone di mistero e magia racchiude nella sua stessa definizione “popolare” una connotazione poco realistica, come qualcosa di “indefinibile”, inconsistente, fantastico. 

Attualmente sappiamo che il sogno è l’attività psichica che si svolge durante il sonno

I muscoli del corpo si paralizzano mentre il cervello, in corrispondenza di alcune precise fasi del sonno, si ri-attiva proprio in una modalità molto simile a quella dello stato di veglia.

Ci si può chiedere quale concezione avessero i sogni per i nostri antenati?

Quale effetto i sogni possono avere avuto sulla formazione dei loro concetti di mondo?                              

Per i nostri avi era indiscutibile che i sogni fossero connessi con il mondo sovrannaturale nel quale credevano, e che fossero rivelazioni da parte degli Dei e dei Demoni.

Non esisteva dubbio sul fatto che i sogni avessero uno scopo specifico per il sognatore, generalmente quello di predire il futuro.

Erano considerati sogni-rivelatori, profezie, fonti di verità se ben interpretati. Deposito di miti e credenze. I Romani, ad esempio, invece ne sostenevano “l’inutilità”, ovvero credevano che in essi fossero semplicemente racchiuse mere rielaborazioni di accadimenti reali e quotidiani dell’individuo. 

La rappresentazione dei sogni è stata, attraverso i diversi popoli, nella storia dell’umanità un percorso lungo e a volte anche contraddittorio. Nonostante ciò, sono rintracciabili esempi di grande modernità anche nella storia più antica: Aristotele, già nelle sue opere, affermava che i sogni non fossero di natura Divina bensì “demoniaci” in quanto la natura in sé è demoniaca.

I sogni vengono quindi definiti dal filosofo come l’attività mentale del “dormiente” e venivano concepiti come un’immagine enfatizzata delle flebili sensazioni provate dal soggetto durante il sonno, ad esempio colui che crede di attraversare il fuoco camminando quando nella realtà è lievemente accaldato in qualche parte del corpo.

Da dove vengono i sogni? 

I sogni sono opera del nostro cervello, ovvero del nostro sistema nervoso, il quale è deputato a ricevere gli stimoli esterni ed interni all’organismo, a elaborarli e a produrre una risposta.

Sappiamo che il cervello, diversamente dal corpo, di notte continua a lavorare (indipendentemente dalla nostra coscienza!).

Ed è proprio durante questo momento di riposo che si verificano i sogni, intesi come immagini dalla riproduzione intensa e spesso stravagante; in modo specifico è stato scoperto che questi si verificano maggiormente in corrispondenza delle fasi di sonno caratterizzate da un movimento rapido degli occhi, definite fasi REM.

Una traccia riconoscibile dell’attività onirica, grazie all’utilizzo di moderne tecniche di indagine come l’elettroencefalogramma (EEG), viene identificata nella riduzione delle onde cerebrali a bassa frequenza, tipiche del sonno; osservando i tracciati EEG è infatti possibile osservare una forte correlazione tra un sogno in atto e il decremento di queste particolari onde cerebrali. 

Gli studi più attuali hanno individuato come sede da cui nascono i sogni la “hot zone”, un punto della corteccia cerebrale rintracciabile sopra la nuca.

La “zona calda” viene così definita perché risulta essere un’area del cervello molto attiva quando iniziamo a sognare ed è proprio da lì che la frequenza delle onde cerebrali inizia a modificarsi. Il sogno è, per il cervello, un’esperienza del tutto reale!

Ne consegue che il sonno, per la nostra mente, è quindi molto più di una semplice “siesta”. Mentre il corpo si riposa, infatti, il cervello si rigenera e si ampliano quelle che sono le connessioni fra le cellule cerebrali, si consolidano i ricordi e addirittura si modifica la nostra personalità. Mentre “dorme” quindi il cervello impara e talvolta stimola anche la nostra creatività. 

Dormire bene è quindi indispensabile per la salute del cervello e per…sognare

Cosa succede esattamente mentre dormiamo? Quali sono le fasi del sonno? 

La durata ideale del sonno per un individuo adulto varia tra le 7 e 9 ore per notte.                              

In questo tempo si possono distinguono due fasi principali: la fase NON REM (no rapid eye movements) che va dall’addormentamento al sonno profondo effettivo ed è caratterizzato da onde cerebrali, corrispondenti all’attività del cervello, piuttosto lente; è in questo momento che il nostro organismo, corpo e mente, si rigenera.

La fase REM (rapid eye movements), soprannominata anche come “sonno paradosso” per via della contrapposizione intrinseca tra il generale rilassamento corporeo e, invece, l’elevata attività cerebrale e i rapidi movimenti oculari, caratterizzata da sogni molto intensi.

Mentre girovaghiamo per le vie della nostra mente il corpo è come paralizzato, plausibilmente per impedirci di eseguire nella realtà i movimenti che stiamo eseguendo durante il sogno. Questo momento, della durata variabile tra i 15 e i 90 minuti, si ripresenta più o meno ogni due ore, alternandosi, come in una danza, al sonno profondo. 

Perché sogniamo?

C’è un detto popolare secondo il quale i sogni provengono dall’indigestione… Possiamo dedurre che dietro a questo concetto ci sia una teoria, più o meno fondata, secondo la quale l’attività onirica è la conseguenza di un disturbo del sonno: ovvero, non avremmo sognato se qualcosa non avesse disturbato (in questo caso particolare l’indigestione) il corso naturale del nostro sonno.

Il sogno viene quindi considerato una reazione ad un determinato disturbo-stimolo.

Nel corso del tempo e della ricerca si sono fatte numerose ipotesi in riferimento alla “causa generatrice” dei sogni: secondo alcuni studiosi la loro funzione è prettamente neurologica, ovvero, i sogni, non sono altro che una scarica di impulsi nervosi del tutto casuali prodotti dal “ponte”, una piccola area alla base del cervello, che attiva le cellule della corteccia cerebrale producendo immagini e sensazioni simili a delle allucinazioni.

Senza l’attività onirica, che si impegna nel compito di mantenere al livello minimo il “motore cerebrale”, il cervello faticherebbe a riattivarsi adeguatamente dopo “l’arresto” notturno. Secondo altri, invece, attraverso i sogni il cervello è in grado di rielaborare quelle che sono tutte le informazioni immagazzinate durante la giornata e fissare nella memoria a lungo termine i dati delle esperienze più recenti e significative. 

È inoltre indiscutibile il ruolo fondamentale giocato dallo stato emotivo del “visionario” nella produzione dei propri sogni. È stato osservato infatti che l’attività onirica è molto più intensa quando si sta vivendo qualcosa di nuovo o quando si hanno delle esperienze traumatiche; così le immagini prodotte nel sogno possono rappresentare il simbolo di qualcosa di profondo che sta emergendo in noi.

Oggi, la scienza, sembra essere in accordo con l’idea che le cause che “interferiscono” con il sonno e quindi producono il sogno sono molteplici e di diverso tipo, in particolare: eccitazioni sensoriali interne ed esterne, stimoli organici e fonti prettamente psichiche ed emotive. 

È risaputo che i sogni si dissolvano al mattino. Possono naturalmente essere ricordati, ma la maggior parte delle volte abbiamo l’impressione di non ricordare il sogno per intero, oppure, anche, che il ricordo ancora chiaro al risveglio, si dissolverà durante il giorno, o, ancora, sappiamo di aver sognato ma senza sapere cosa abbiamo realmente sognato.

La percentuale di persone che riescono a ricordare in modo dettagliato i sogni, dall’inizio alla fine, è veramente molto bassa.                                                        

Ma perché non ricordiamo i sogni?  

Secondo alcuni ricercatori, il fatto di non ricordare potrebbe essere un meccanismo di protezione del cervello: rischieremmo altrimenti di confondere i ricordi dei sogni con la realtà, con serie conseguenze per il benessere psichico di ognuno.

Ma è evidentemente un fenomeno complesso e si rifà non ad una singola causa ma ad una serie di cause. Molti scienziati sostengono che il cervello che “dorme” non abbia memoria.

Ovvero l’essere umano non sarebbe programmato per immagazzinare dati e informazioni durante il sonno perché, in questa fase, non accadrebbe nulla di “interessante”. Ma se questa teoria fosse completamente vera perché alcuni sogni vengono ricordati, oppure, perché alcune persone li ricordano con più facilità di altri? 

In media, i sogni che ricordiamo sono sempre quelli i più importanti dal punto dell’intensità, onirica, simbolica ed emotiva, e, pertanto, quelli che possono racchiudere un messaggio potenzialmente più significativo da interpretare.

La facilità con la quale i sogni vengono dimenticati dalla coscienza dipenderebbe anche dall’evidenza per cui questi non sono quasi mai costituiti da una trama logica ed ordinata; perciò la composizione del sogno non trova posto tra le serie psichiche tipiche che riempiono la mente, ovvero niente può aiutarci a ricordarlo.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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