Mania di Controllo

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In questo articolo analizzeremo la mania di controllo, come riconoscerla e vincerla.

“Tutto quello che non riesci a controllare ti sta insegnando a lasciar andare.”

Jason Kiddard

Mania di Controllo: Cos’è ?

Ognuno di noi ha diversi modi di reagire agli stress quotidiani, alle difficoltà, alle incertezze della vita mettendo in atto diverse modalità di comportamento che siano funzionali a contenere tutto questo “magma” emotivo  che deriva dal quotidiano, un “tentativo di prevenire l’imprevedibilità e la variabilità del comportamento altrui e delle situazioni”. 

Una modalità messa in atto da alcune persone è la mania di controllo.

L’individuo è portato ad esercitare un ipercontrollo quando si trova in situazioni che sente sfuggirli di mano come possono essere i momenti di difficoltà o di incertezza, questo esercizio di ipervigilanza viene anche esperito mediante il comportamento che diventa “asfissiante” nei confronti delle altre persone.

La mania di controllo quando è eccessiva e pervasiva può assumere forme patologiche e diventare un vero e proprio disturbo di personalità con caratteristiche ossessivo – compulsive,  portando inevitabilmente a problematiche nella sfera sia emotiva, affettiva che lavorativa dell’individuo. 

Come si manifesta?

Una delle caratteristiche di manifestazione della mania di controllo è la difficoltà per la persona di vivere con serenità situazioni che percepisce incerte. Vive costantemente con la paura di commettere errori, sente su di sé un carico eccessivo di responsabilità. 

La persona ha bisogno di essere costantemente rassicurata, è incapace di lasciare qualcosa al caso, tutto deve essere pianificato, studiato nei minimi particolari, deve essere insomma tutto perfetto e per far questo è necessario non delegare agli altri, non dare fiducia a nessuno ma essere l’unico in grado di far bene, di gestire la situazione. 

La persona spesso si dimostra intransigente, non riesce a valutare opinioni o modi di fare altrui. E’ perfezionista, assume comportamenti di rigidità e di distacco.

Questa modalità viene riportata anche nelle relazioni amicali e amorose. Non è infatti infrequente che il soggetto eserciti forme di controllo anche sul proprio partner.

A volte questa necessità viene esercitata con modalità persecutorie, svalutanti, si cerca di sminuire l’autostima del proprio partner in modo che rimanga assoggettato al proprio controllo. 

Cerca in modo compulsivo di fare ordine, di prevedere tutto, di non essere mai colto di sorpresa, impreparato. Tutto questo costituisce un bisogno interiore che nulla a che fare con il senso di responsabilità e di dovere.

Come riconoscerla ?

Non è per nulla semplice riconoscere quando una persona è vittima della difficoltà di gestire con serenità la propria vita.

Nell’ambito lavorativo per esempio sono persone molto efficienti, precise, meticolose, sempre pronte e disponibili con tutti, non si tirano mai indietro nel lavoro, sono quindi dei soggetti su cui si può contare, su cui fare affidamento.

Sono tutte caratteristiche che possono sembrare in apparenza positive, avere un collega sempre pronto e disponibile che a volte fa addirittura il lavoro che dovremmo fare noi è come vincere un terno a lotto, ma in realtà questa disponibilità nasconde altro.

Nasconde un bisogno incontrollabile di dover gestire tutto perché non si riesce a delegare, a lasciare che le cose non siano fatte nel modo giusto o in tempi più lunghi.

Non ammettono la possibilità che gli altri svolgano i loro compiti al meglio perché li ritengono incapaci e allora ecco che sono sempre lì pronti per rendere tutto perfetto. 

Anche nelle relazioni amorose l’apparenza di una rapporto perfetto, nasconde insicurezze, incertezze che devono essere “gestite”, e allora si mettono in atto azioni di controllo.

All’inizio si gratifica il partner, si cerca di essere sempre presente nella sua vita, di accompagnarlo nelle uscite, di fare qualsiasi attività insieme, dalla spesa fino a fare jogging, e nei momenti in cui si è lontani ecco che arrivano gli sms, i messaggi su whatsapp, dove si possono fare le videochiamate e quindi vedere anzi meglio dire “controllare” dove effettivamente sta in quel momento la persona amata. 

Inizialmente fa piacere ricevere tutte queste attenzioni, e il partner ne è felice, lo percepisce come una forma di amore, di essere al centro dell’attenzione. 

Questo fa piacere soprattutto alle donne, vedono queste modalità di attenzione come forma di un innamoramento assoluto, di certezza, ma dopo, nel lungo periodo, tutto assume un altro significato.

Ecco allora che tutte queste attenzioni diventano esagerate, soffocanti, asfissianti, e allora si chiede di allentare un po’, di avere i propri spazi, ma difficilmente la persona con mania di controllo accorda queste nuove richieste. Non sarebbe in grado di tollerarne l’angoscia. 

Iniziano così i  “rinfacci” con frasi: “ho fatto tutto per te”, “sei al centro del mio mondo”, “Per te ho rinunciato alle mie passioni”, ecc. ecc ,. 

Frasi che dovrebbero farci sentire in colpa, che ci mettono nella condizione di pensare che forse effettivamente  il nostro partner ha ragione e che ci ha dato dimostrazione del suo amore e allora siamo pronti a venire nuovamente a patto con le nostre esigenze, di contro, quello che in realtà è successo, è l’esercizio ripetuto di una forma di controllo, dove l’unica cosa ad essere cambiata è la modalità, questa volta si è fatto leva sui sensi di colpa dell’altra persona.

Quali sono gli effetti psicologici?

A livello psicologico manifestare un bisogno di controllo aiuta a mantenere l’immagine ideale di sé. Quando si ha la difficoltà di controllare il proprio mondo interno allora si cerca in tutti i modi di spostare l’attenzione e di controllare il mondo esterno come possibilità di equilibrio e di riscatto. 

Operare questa azione di ipercontrollo sugli eventi e sulle cose diventa un tentativo di rimedio simbolico rispetto a tutte quelle situazioni in cui si è percepito di non averlo. 

Ma paradossalmente il tentare di non perdere ciò che si ha, fa invece perdere la spontanietà, la voglia di imbattersi in nuove esperienze, fa perdere anche la capacità di adattamento. 

La persona si fa prendere dall’ansia generata dal fatto che le cose possono andare in modo differente da come le si è programmate. Ci si sente spiazzati, insicuri nel non sapere come andranno gli eventi, ed ecco che inizia la paura. E allora quale potrebbe essere la soluzione?

Bloccare! Bloccare la propria creatività, le proprie esperienze, le proprie emozioni. 

Eppure si continua a percepire quel senso di colpa, di inadeguatezza, a sentirsi perennemente insoddisfatti e allora ecco che bisogna ricercare la perfezione che non può essere mai raggiunta per l’elevato senso di autocritica che si rivolge a se stessi e ciò non fa altro che minare anche la propria autostima. Più le cose non vanno nel senso desiderato, non sono perfette, più non si è in grado di essere apprezzati, di valere qualcosa. 

Quali sono le cause?

 I motivi scatenanti all’origine della mania di controllo possono essere tanti. Alla base del senso di inadeguatezza percepito ci potrebbe essere la possibilità di aver ricevuto un’educazione rigida, in cui i genitori pretendevano molto dai propri figli ed erano pronti a svalutarli quando si presentava l’occasione per non aver raggiunto i risutati attesi, magari anche punendoli per non essere stati all’altezza delle loro aspettative. 

Non solo però nelle mura domestiche si sperimentano questi sentimenti svalutativi ma anche chi è ritenuto un “caregiver secondario” ha le sue responsabilità nella formazione del Sé di un individuo.

Un ambiente scolastico in cui gli insegnanti sono sempre pronti a giudicare, quantificare, paragonare le prestazioni tra i vari alunni, in coloro che non hanno sperimentato in famiglia un attaccamento sicuro e che quindi non abbiano ricevuto gli strumenti per far fronte adeguatamente a situazioni stressanti o a gestire la frustrazione, possono favorire un senso di inadeguatezza e di bassa autostima che porterà come forma reattiva a sviluppare una eccessiva mania di controllo.

Anche un nuovo assetto familiare può essere fonte di preoccupazione, ansia per una persona.

L’arrivo di un nuovo componente all’interno della famiglia può richiedere un maggiore sforzo per garantirsi quell’attenzione che prima era esclusiva.

Il bambino comincierà quindi a mettere in atto una serie di comportamenti che lo rendono amabile agli occhi dei genitori, sarà attento e scrupoloso, diligente, studioso. 

Si sforzerà così tanto per essere ciò che i suoi genitori desiderano che canalizzerà tutte le sue energie per confermare questa visione del bambino perfetto ma che in realtà lo porterà a pretendere sempre di più da se stesso, a non essere soddisfatto, a cercare di controllare tutto per non perdere l’amore e l’attenzione degli altri.

E ancora, sempre all’interno dei legami di attaccamento, il rapporto con la madre può essere stato ambivalente, non è riuscita a sintonizzarsi su quelli che erano i bisogni e gli stati d’animo del figlio, tanto da generare in lui un senso di precarietà, di inadeguatezza nel non saper prevedere la risposta materna ai suoi bisogni.

E’ mancata quella che potrebbe essere definita “costanza d’amore”.

 Si sono potuti sperimentare anche lutti, abbandoni, sia in senso fantasmatico che reali e qundi il bambino/adulto è angosciato dalla paura di rivivere quel dolore infantile.

Questo lo porterà a gestire le relazioni con la stessa modalità ambivalente della madre, sarà assalito dalla sensazione di terrore nell’essere abbandonato, onde evitare ciò metterà in atto le più disparate strategie di controllo verso il partner, compromettendo la relazione stessa, potremmo dire che darà modo alla profezia di autoavverarsi.

A quali sviluppi psicopatologici può portare

La mania di controllo può essere semplicemente un tratto del nostro modo di essere ma in casi limite può cronicizzarsi fino ad assumere caratteristiche di pervasività e stabilità nell’organizzazione della nostra struttura di personalità.

La rigidità, il distacco emotivo, l’inadeguatezza, l’ipercontrollo possono assumere caratteristiche di poca adattabilità all’ambiente compromettendo le varie aree di funzionamento dell’individuo. 

Si può dare  origine a delle vere e proprie ossessioni. Freud scriveva nel 1896 che: “le rappresentazioni ossessive sono sempre autoaccuse mascherate”.

Nella mente della persona si susseguono idee e pensieri ossessivi che portano ansia e angoscia per  timore di vivere una situazione di pericolo.

Le ossessioni e le compulsioni che ne derivano implicano la paura di aver dimenticato delle cose o situazioni da fare, di aver commesso un errore, di non avere insomma il controllo totale su qualcosa.

L’idea che nella mente prende posto è quella di pensare che una propria azione o l’omissione di essa abbia potuto causare degli   eventi spiacevoli.

L’eccessiva mania di controllo quindi, potrebbe portare all’evolversi di un Disturbo Ossessivo – Compulsivo.

Nel manuale dei disturbi mentali (DSM), i criteri che sono inclusivi di questa struttura anomala della personalità sono la preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo, il controllo mentale e interpersonale e questo a scapito della flessibilità, dell’apertura ed efficienza. 

La persona è talmente ossessionata e preoccupata per l’ordine che ciò interferisce con lo scopo principale delle sue attività. Il suo eccessivo perfezionismo interferisce con lo svolgimento dei suoi compiti, il soggetto infatti non riuscendo a soddisfare gli standard elevati della sua prestazione si sente sempre insoddisfatto e ha difficoltà a completare i propri compiti.

Anche da un punto di vista delle relazioni sociali ci sono delle problematiche in quanto è talmente dedito alla produttività che tralascia i rapporti interpersonali.

Ha anche difficoltà a gettare via gli oggetti consumati anche quando non ci sono legami affettivi per cui vale la pena conservarli.

Altro criterio a cui la persona non si sottrae per l’identificazione del disturbo è la sua rigidità. Ha bisogno di avere sempre ragione, non cambia mai le sue posizioni e ciò rende difficile il rapporto con gli altri.

Quando la persona presenta tutti questi criteri inclusivi tanto da delinearne un disturbo della personalità ciò che si può fare è ben poco. Le strutture di personalità infatti sono organizzazioni più o meno stabili ma invece tanto si può fare quando si è in presenza di tratti.

Come vincere la mania del controllo?

Quando la mania di controllo non è indice di disturbi più gravi come i disturbi d’ansia o di personalità che hanno bisogno necessariamente di essere seguiti da personale qualificato e specializzato come possono essere gli psicologi – psicoterapeuti, allora in questo caso si possono imparare delle ottime strategie in modo da limitare e poi eventualmene superare l’eccessivo bisogno di essere controllante.

Prima di tutto è importante imparare a delegare.

Anche gli altri possono portare buoni risultati e svolgere i compiti al meglio, e poi seppur fosse che si sbagli questi sono necessari proprio per imparare. 

Gli eventi vanno lasciati anche un po’ al caso, non si può controllare tutto, e poi l’ignoto a volte può riservare anche delle belle soprese. 

 E’ necessario dare fiducia alle persone, fare in modo che abbiano la loro autonomia, i loro spazi, imporre la presenza a tutti i costi, controllare e prevedere qualsiasi “mossa” dell’altro come se fosse una partita a scacchi porterà solo la nostra paura, la nostra angoscia a fare “scacco matto” e a rovinare l’armonia di un rapporto di coppia.

E’ importante anche saper dosare le energie e il tempo da investire in qualsiasi attività.

Nulla può e deve essere assoluto, nella vita si ha bisogno del lavoro quanto delle amicizie, dell’amore, di divertirsi, e a volte di ritagliare del tempo per se stessi senza necessariamente far apparentemente nulla, ma sarà un tempo che la nostra mente inconsciamente utilizzerà pre riordinare le idee, per allentare la tensione o lo stress accumulati ma tutto questo si può fare solo se si riesce a dare fiducia anche agli altri lasciandoli fuori dal nostro controllo.

Sarebbe utilissimo anche imparare ad uscire dagli schemi, a intraprendere nuove attività, nuove amicizie, imparare ad esplorare tutto ciò che ci circonda.

Fare nuove esperienze, scoprire cose o vivere situazioni che potrebbero essere condivise e portare i rapporti interpersonali a livelli superiori dove la paura di essere abbandonati non si mai neanche avvicinata per minare tutto ciò che si è costruito.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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