Le Paure che bloccano la nostra Crescita Personale

Indice dei Contenuti

In questo articolo vedremo le principali paure che bloccano la nostra crescita personale.

Dai tempi più antichi della nostra storia evolutiva, avere paura è assolutamente normale.

La paura infatti ci permette di proteggerci dai pericoli come erano un tempo gli animali feroci, le intemperie, le altezza eccessive ed è grazie ad essa che l’essere umano si è evoluto, imparando a scansare i pericoli per vivere. 

Oggi però questo meccanismo si è raffinato al punto da trasformare la paura in svantaggio: questo  perché il nostro cervello sviluppa paura anche di fronte a situazioni neutre o comunque non oggettivamente fobiche. 

Mentendoci quindi, formula delle ipotesi e visto che sul piano neurologico il cervello non riesce a distinguere le situazioni reali da quelle solo immaginate, avviene il corto circuito, ed il nostro sistema ortosimpatico si attiva facendoci sperimentare paura intensa anche se spesso immotivata.

Se un essere umano prova paura per una situazione reale, possiamo immaginare quante difese innalzerà se persino la paura immaginata lo fa stare alla larga da un pericolo potenziale. 

Oggi i pericoli fisici sono molto minori rispetto a quelli di un tempo così come la percezione psicologica del pericolo.

Ecco perché oggi la paura è diventata un ostacolo, un freno che ci impedisce di vivere la vita che vogliamo: troppe persone sono bloccate dalle loro paure, che sono svariate come la paura di non essere all’altezza, quella di essere rifiutati, la paura di fallire o quella di guidare. E ce ne sono una infinità !

Questi timori ci condizionano in modo impressionante, al punto che se non vengono affrontati diventano dei veri e propri muri talmente insormontabili da non riuscire più a superarli. 

Chi soffre di fobie non vuole sentirselo dire,ma la paura va affrontata: è un richiamo che ci segnala che c’è qualcosa che temiamo e proprio perché lo temiamo dobbiamo guardarlo negli occhi.

Non si deve assolutamente evitare, scappare dai nostri timori, perché se evitiamo luoghi e situazioni che ci fanno stare male la paura si ingigantisce, si allarga a macchia d’olio, sino ad interessare quasi tutte le aree della nostra vita. 

Nella vita di oggi poi prevalgono soprattutto le ansie e le paure sociali, che caratterizzano sempre di più gli esseri umani del Duemila.  

Le radici della paura

Le fobie trovano terreno solitamente nella prima infanzia.

I sintomi in genere iniziano ad avvertirsi tra i quattro e i nove anni, e a scatenarla può anche essere una visita dal dentista in cui il bambino ha avvertito dolore e si è sentito impotente davanti al medico.

Il rumore del trapano, l’odore del disinfettante o del collutorio possono imprimersi nella mente del bambino e restare a lungo in memoria, evocando sentimenti spiacevoli. Ecco quindi come può iniziare a mettere radici la fobia. 

Possono manifestare una forte fobia nei confronti degli spazi chiusi, la claustrofobia, anche quei bambini che sono stati costretti a restare in uno spazio buio e chiuso, magari per una punizione o per puro caso.

Spesso i genitori non sanno che punire in questo modo il proprio figlio può causargli problemi seri; sappiate allora che è meglio trovare punizioni alternative.

Le fobie cosiddette “semplici” vengono acquisite dai bambini anche per imitazione di un familiare. Ad esempio, se un membro della famiglia ha paura degli scarafaggi o dei ragni, il bambino può apprendere da esso questa modalità di risposta agli insetti e farla propria.

Si dice che queste fobie siano presenti nelle famiglie da lungo tempo e che appunto si possono tramandare attraverso l’imitazione. Tuttavia, le fobie non possono essere trasmesse geneticamente dai genitori ai figli. 

L’età è quindi un fattore importante nella valutazione della fobia. Nei bambini esse ruotano attorno a rumori forti, oscurità, mostri, stimoli dolorosi come sangue, aghi, iniezioni, visite mediche. 

Il cervello è pronto a sviluppare alcuni tipi di paure più di altre. Esse sono chiamate “paure preparate”. Si tratta di paure protettive e includono animali pericolosi come i serpenti, altezze significative, ecc. 

Nella preistoria il rischio di essere feriti a morte da animali feroci, quello di  annegare in acque scure e profonde e di rimanere intrappolati in piccoli spazi era frequente; per questo siamo predisposti geneticamente sin da piccoli a temere situazioni simili.

Il perché di queste paure risiede quindi nella conservazione della specie, ed è radicato profondamente nel nostro cervello  proprio per questa sua funzione adattiva ed evolutiva. 

Le cause delle fobie complesse

Le cause che sono alla base delle fobie complesse non sono ancora chiare. Si dice che siano causate da interazioni complesse tra un’esperienza spiacevole, la reazione chimica dei messaggeri neurotrasmettitoriali dell’encefalo e la genetica.

Le fobie sociali, ad esempio, si verificano dopo una precedente esperienza umiliante avuta in pubblico, una situazione che mina la fiducia che l’individuo ha di sé in società (e spesso questo tipo di fiducia non riesce a svilupparsi dopo l’infanzia).

Sia l’agorafobia che le fobie sociali iniziano a svilupparsi negli anni dell’adolescenza e proseguono sino circa ai vent’anni.

Le fobie sociali possono durare anni o influenzare negativamente l’individuo per tutta la vita e sono gravemente debilitanti, perché restringono sempre più la libertà dell’individuo e lo rendono vittima di se stesso.

Le fobie possono anche essere causate da un evento spiacevole, traumatico. A volte la paura può svilupparsi dopo un evento stressante o un lutto che non si riesce a superare e ad elaborare.

Sono coloro che sono più soggetti all’ansia a sviluppare più frequentemente ed in maniera più grave qualche tipo di fobia.

Se qualcuno assiste ad eventi molto traumatici e gravi può comunque avere serie ripercussioni e sviluppare una reazione fobica anche indirettamente: se quindi è un conoscente ad avere subito materialmente il danno, può risentirne il soggetto più ansioso.

Questo tipo di apprendimento di una paura è chiamato “condizionamento”e può anche verificarsi anche solo osservando altri in situazioni traumatiche sia nella vita reale che nei film. Può sembrare strano ma è assolutamente vero.

La paura degli spazi aperti

L’agorafobia è la fobia più diffusa tra le persone che cercano l’aiuto di uno psicologo. 

Molto invalidante, deriva dal greco e letteralmente, significa “paura della piazza del  mercato”. 

Le persone che soffrono di agorafobia hanno paura di entrare in ambienti che a loro non sono familiari, quindi evitano gli spazi aperti, le folle ed i viaggi. 

In casi estremi, il soggetto può avere paura di lasciare la propria casa o comunque il suo ambiente familiare, che è per lui molto rassicurante.

Solitamente, chi soffre di agorafobia ha delle storie precedenti in cui ha sperimentato attacchi di panico.

Queste persone hanno paura di sperimentare il terrore quando sono lontane dalla sicurezza della propria abitazione, magari in posti chiusi ed affollati, nei quali la fuga verso la sicurezza potrebbe essere difficile (come quando si viaggia su un treno, aereo, su un autobus o si è a teatro). 

Gli agorafobici temono però anche gli spazi aperti e si sentono più a loro agio quando lo spazio è circondato da alberi o quando si può raggiungere uno spazio chiuso facilmente.

Gli agorafobici sono anche molto dipendenti, in generale. Molti di loro infatti soffrono anche di ansia da separazione (ad esempio paura di stare lontani dalla madre) nella fanciullezza, molto prima di diventare agorafobici. 

Mentre le fobie semplici e le fobie sociali sono abbastanza facili da curare, l’agorafobia è molto più complessa da gestire e da trattare.

La paura degli altri

Chi soffre di fobie sociali si sente molto insicuro nelle situazioni in cui si trova in mezzo alla gente o a del pubblico ed ha una paura esagerata di provare imbarazzo.

Spesso ha paura di tradire la sua ansia tramite segnali come il tremore delle mani e/o della voce, arrossire in pubblico. 

Queste paure sono in genere irrealistiche: le persone che hanno paura di tremare in pubblico solitamente non lo fanno, e coloro che temono di balbettare o di avere la voce tremante parlano normalmente.

Le condizioni più temute da soggetti sociofobici sono il mangiare in pubblico ed il parlare in pubblico.  

Le strategie

Quasi il 6 per cento degli italiani soffre di fobie specifiche. Esistono delle tecniche che possono essere efficaci per trattarle.

La Tecnica del peggior scenario

Provare a non pensare alla nostra paura è il modo migliore per continuare a farlo.

Se, invece, ipotizziamo quali sono le conseguenze peggiori che deriverebbero dal trovarci a vivere la situazione temuta, possiamo riuscire a togliere potere alla fobia e a “smontarla” gradualmente: basterà concentrarci sulle conseguenze peggiori e, a forza di farlo e di rivedere le stesse immagini nella nostra mente, riusciremo ad “anestetizzarci” , ad abituarci ad esse.

Ecco quindi che, dicono gli esperti, avremo sempre meno paura.  

La Tecnica dei piccoli passi 

La nostra paura va affrontata ma non tutta di colpo: facendo dei piccoli passi, procedendo con calma, potremo affrontarla a “tappe” ed ogni passo che avremo fatto ridimensionerà la nostra paura.

Avverrà quindi un rafforzamento emotivo che deriverà  dal successo dei piccoli passi che avremo compiuto. 

Esponiamoci a piccole dosi, mano a mano crescenti, per dare al nostro sistema nervoso il tempo di adattarsi a quelle sfide e rafforzarci emotivamente grazie alla percezione dei piccoli successi che quindi ci motiveranno a gestire meglio la nostra paura e ad affrontarne altre.

In quasi tutti i casi la paura psicologica è davvero un grande ostacolo per la nostra crescita personale, perché è sempre sbagliato rinunciare a vivere a causa delle nostre paure.

Una situazione nella quale si riduce la distanza da un oggetto temuto è chiamata esposizione.

Più si ha paura di una situazione, di un animale o di un contesto, più si cerca di evitarlo. Invece l’esposizione ci obbliga a ridurre la distanza rispetto a questi oggetti fobici, ed in questo modo si attiveranno dei processi che favoriscono il superamento delle fobie e dell’ansia a loro correlata.  

Terapeuticamente, l’esposizione si mette in atto attraverso dei protocolli sistematici e progressivi, quindi con regole precise e sottoposte a prova scientifica, nonché di intensità crescente. 

Sono infatti previste diverse sessioni di esposizione, che prendono il via da un livello bassissimo di intensità. Facciamo un esempio: 

Paura dei cani

Chi soffre di questa paura, quella di un animale particolare, viene sottoposto ad una esposizione controllata seguendo un percorso: si programma una scala di intensità della paura rispetto al cane ad esempio iniziando a vederlo disegnato o in foto, in modo che il soggetto percepisca il controllo sullo stimolo.

Vedere il disegno di un animale infatti sdrammatizza la sua immagine e riporta ai tempi dell’infanzia in cui era piacevole guardare i cartoni animati in televisione.

Successivamente il terapeuta può mostrare il cane con una fotografia, decisamente più realistica quindi ma che consente sempre di controllare la situazione (il cane non è dal vero per cui non può effettuare nessuna azione).  

E’ opportuno iniziare con una intensità bassa per fare in modo che il soggetto si senta al sicuro e a suo agio in presenza della fotografia dell’animale che teme, per poi passare alle fasi successive.

Si potrà ad esempio, fare guardare al paziente un brevissimo filmato senza volume in cui un cane passeggia, quindi una volta che il soggetto si sarà abituato, al filmato verrà aggiunto l’audio, in cui se sentirà il cane abbaiare. 

Tutte queste fasi sono molto graduali e assicurano al soggetto una piena tranquillità, perché egli stesso è stato istruito a dichiarare il proprio disagio se e quando si presentierà.

Il paziente sapendo quindi di potere fermare l’esposizione in qualsiasi momento,  sarà incoraggiato a proseguire e acquisirà sempre più fiducia non solo di se stesso ma anche del terapeuta. 

Nel momento in cui è programmata l’esposizione dal vivo, che avviene sempre alla fine del percorso, il paziente avrà già acquisito molte strategie di rilassamento e saprà quindi come gestire l’esposizione in modo adeguato. 

La sistematicità dell’intervento terapeutico implica che ogni giorno ci si esponga allo stimolo che causa paura e, contrariamente a ciò che fa chi ha paura, ci si deve esporre sempre e comunque, magari appunto partendo da uno stimolo poco intenso. 

L’Abituazione subentra quando il nostro organismo ed il nostro sistema ortosimpatico, che è deputato al controllo dell’ansia, se esposto progressivamente, si abitua proprio perché si è esposto diverse volte. 

Il fenomeno dell’abituazione è stato documentato  con diversi esperimenti scientifici in cui a dei soggetti venivano somministrati degli stimoli dolorosi sino a quando gli stessi hanno visto aumentare la loro soglia del dolore.

Questo ci insegna quindi che, allo stesso modo in cui il nostro corpo, abituandosi al dolore, ne percepisce sempre meno, anche la nostra mente può abituarsi a ciò che ci impaurisce, se ci esponiamo spesso alle nostre paure. 

Il Contro condizionamento prevede che, davanti alla situazione classica in cui avviene l’attivazione del sistema ortosimpatico, si apprendono strategie che attivano invece il nostro sistema para simpatico, che è l’antagonista del simpatico. 

Possiamo quindi imparare il rilassamento che è una ottima tecnica per farci calmare, sia con che senza la visualizzazione di luoghi significativi.

La Ristrutturazione cognitiva

Il circolo vizioso tipico di rimugina è:

“sono convinto che starò male quindi cercherò di evitare quella situazione”

Purtroppo questo comportamento non permette all’individuo di raccogliere le prove ed i dati che gli servono per confutare il suo pensiero distorto, anzi: anzi farà l’opposto, perché continuare a ripetersi che  starà male rafforzerà le sue convinzioni errate.  

L’esposizione invece va nella direzione opposta perché esponendo il soggetto a ciò che lo spaventa, gli farà individuare degli elementi che gli faranno pensare alla situazione temuta in un modo diverso. 

Errori che impediscono di superare le paure

La paura ci causa terrore al punto da diventare cronica se non la affrontiamo, e più tardi la affrontiamo maggiore sarà la difficoltà di superarla. 

Se non smettiamo di assecondare la paura infatti ne saremo dominati completamente.

Spesso però mettiamo in atto dei comportamenti sbagliati che non ci aiutano a guarire dalla paura ma la rafforzano:

Cercare qualcuno che faccia un compito al posto nostro oppure che ci stia accanto: il nostro ego cerca di sfruttare l’altra persona non per guarire ma per fare fare ciò che dovremmo fare noi. Questo comportamento, anche se può sembrare utile, in realtà è nocivo perché ci causa dipendenza. 

Se qualcuno ci aiuta infatti, impareremo presto a farci aiutare sempre, per cui non riusciremo ad essere indipendenti. Ecco perché non è una buona idea farci aiutare dagli altri. 

Cercare d controllare la paura attraverso un’osservazione ansiosa: pensiamo e osserviamo cosa avviene nel nostro corpo e ci chiediamo: “perché non sento ancora paura? Quando arriva?”

Ovviamente, se la andremo a cercare, la paura arriverà, possiamo starne certi! I nostri sintomi cresceranno e a causa di ciò noteremo che il nostro tentativo di controllo non funziona, inizieremo però a stare male ed arriverà l’attacco di panico.

Le persone che agiscono con coraggio sono coloro che, pur percependo la paura, ritengono che essa vada superata e non debba limitarci. 

Tra gli errori che compiamo solitamente e ripetutamente, senza accorgercene, troviamo il tentativo di provare la controllare la paura: una battaglia persa in partenza. 

I circuiti neurologici infatti sono molto potenti e antichi e la nostra razionalità non riesce ad essere efficace a gestire questa ansia. 

Provare  a parlare a tutti i costi della nostra paura può aiutare a sfogarci ma non a superarla e continuando a parlarne la faremo diventare ancora più forte e radicata in noi.

La fobia acquisterà il valore di una “narrativa personale” e diventerà davvero parte di noi. 

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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