La Paura di Vincere

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In questo articolo analizzeremo i motivi psicologici legati alla paura di vincere.

Vincere. Semanticamente parlando la vittoria rappresenta un risultato di superiorità, che viene conseguito al termine di una battaglia o una guerra, di una gara o anche di competizioni di svariato genere.

Ma cosa significa vincere? 

Una conclusione automatica che viene pensando alla vittoria è quella che chi vince, ottiene benefici. Nel regno animale, per esempio, per gli esemplari maschi vincere significa ottenere un posto in “prima fila” nel cerchio della riproduzione. 

Storicamente parlando i grandi gladiatori del passato, attraverso le loro vittorie riuscivano a raggiungere privilegi unici, fino a scavarsi un tunnel verso la libertà. Le vittorie sul campo di battaglia davano ai soldati prestigio, garantendo loro ricompense, promozioni, fama. I successi decisionali degli imperatori garantivano loro approvazione sia politiche, che popolari. 

Il concetto di vittoria, infatti, fin dalle prime civiltà è sempre stato un concetto pregnante a tal punto da essere raffigurata attraverso il volto di diversi dei o semidei. Per esempio gli antichi greci chiamavano la vittoria Nike, raffigurandola come una dea alata che portava grandi benedizioni e vittorie in molteplici campi a chi la venerava. 

Oggi le cose non sono diverse. Vincere nel nostro mondo significa potere, fama, attenzioni, soddisfazioni personali… In estrema sintesi: gratificazione.

In psicologia, una delle regole auree riguardanti il comportamento recita dicendo che le decisioni vengono prese fondamentalmente sulla base di due grandi pietre miliari: raggiungere la gratificazione ed evitare o diminuire le sensazioni spiacevoli.

La vittoria è appunto un validissimo esempio di gratificazione, rappresentando un minestrone di sensazioni positive.

Inoltre, chi più chi meno, tutti gli uomini hanno seguito questa direzione, che sia per una grande vittoria o che sia per le piccole vittorie quotidiane.

Più grande è l’impresa, più grande il beneficio. Più grande il beneficio, più luminosa sarà la luce. Viceversa, tuttavia, più luce vi sarà più sarà grande l’ombra. 

E’ proprio quando si inizia a percepire quest’ombra, che si inizia a scoprire il lato oscuro della vittoria. La vittoria di certo porterà grandi gratificazioni e benefici, ma essi non sono le uniche “conseguenze” dei piccoli o dei grandi traguardi che ognuno di noi chiama vittorie. 

Il lato oscuro della vittoria ed i suoi aspetti negativi

Come è stato detto la vittoria rappresenta un mix di sensazioni e conseguenze positive, ma parafrasando una nota frase di un noto film, avere un grande potenziale significa avere una grande responsabilità. 

Vincere significa essere il migliore, ed essere il migliore a volte significa anche “essere in vetrina”. Quando ci si sente in vetrina, esposto allo sguardo delle figure di riferimento come i genitori ed i pari ed a volte anche sotto i riflettori della società stessa, ci si può sentire anche “etichettati”.

Ciò comporta la nascita di tutta una serie di aspettative nate da questa immagine da vincente in cui ci si può sentire incastrati.

Si genera dunque un vero e proprio timore di non rispettare le aspettative di vittoria che gli altri hanno verso di noi.

In questo caso il giudizio del prossimo e della società può diventare un macigno enorme da portare sulle spalle. Quando ciò accade possono innescarsi meccanismi di rigetto nei confronti della vittoria, arrivando a provare addirittura “nausea” all’idea di vincere

Non è atipico, soprattutto durante l’adolescenza, vedere ragazzi mollare la scuola, lo sport o il lavoro proprio a causa di questa sensazione di pesantezza, di paura.

Una volta un saggio disse “La fama è la cosa più spaventosa al mondo”.

Raggiungere la vetta significa essere il migliore. Rimanere il migliore, tuttavia, è tutt’altra storia e ciò, a volte, può rappresentare un peso quasi insopportabile.

Questa è una delle ragioni per la quale, negli sport più seguiti al mondo quali il calcio, il basket, e così via, i talenti più promettenti, quando vengono definiti “vincenti naturali” o anche “prodigi”, a volte finiscono per non rispettare le aspettative, calando drasticamente le loro prestazioni.

Ovviamente esistono molteplici altri fattori che possono portare a questa conseguenze deludente, ma di certo la paura di vincere e non rispettare le aspettative è fra questi fattori.

Un altro fattore che rappresenta un lato oscuro della vittoria è quello della fatica.

Vincere non è sempre semplice, anzi. Arrivare alla vittoria comporta lavoro, spesso molto lavoro. Il lungo processo che ci può portare a questi risultati, lì dove fossimo costretti a ripeterlo può scoraggiare.

Il pensiero di dover risalire centinaia di scalini per arrivare in vetta a volte rappresenta un deterrente nel ripetere quelle azioni che ci hanno portato ad un traguardo, spingendoci a lasciar perdere. 

Infine, la parte più oscura del duplice volto della vittoria, è rappresentata di certo da quella che in psicologia viene definita la Nikefobia, ovvero quando la paura di vincere diventa un disagio talmente grande da sfociare in una vera e propria fobia.

Quando la paura diventa fobia: la Nikefobia.

Il termine Nikefobia deriva da due parole di origine greca, la prima parola, Nike, significa vittoria, termine che veniva usato anche per chiamare la dea della vittoria, la seconda parola, Phobos, significa paura.

La Nikefobia rappresenta letteralmente la paura di vincere, una fobia diffusa in molteplici ambiti, che vanno da quello scolastico, ai contesti lavorativi, fino ad approdare in quello che è forse l’ambito più in cui tale fobia è più presente, ovvero quello sportivo.

Come già scritto sopra, la vittoria comporta anche carichi notevoli sulle spalle di chi la ottiene, o di chi la potrebbe ottenere. La paura di non raggiungere le aspettative, l’ansia da prestazione, la fatica e così via sono alcuni esempi canonici delle conseguenze che derivano dalla paura di vincere. 

Ma perché avviene ciò, quando queste paure diventano una vera e propria fobia e quali sono i fattori di vulnerabilità che portano ad avere paura di vincere?

Come spesso accade le ragioni delle nostre insicurezze possono essere ricercate nella nostra infanzia.

Quando durante l’infanzia si viene denigrati dalle figure genitoriali, facendo sentire il bambino in crescita non idoneo al successo ed al raggiungimento di traguardi importanti, o anche al contrario quando si ricevono eccessive pressioni ed aspettative troppo alte, che se non rispettate possono portare ad diminuzione dell’affetto e della considerazione da parte delle figure di riferimento, allora il vincere può diventare un terribile mostro da affrontare.

La conseguenza che ne deriva è che pur essendo eventualmente in possesso delle capacità per ottenere dei traguardi, si finisce inevitabilmente per temere il “primo posto”, non sentendosi adeguati ad esso, anche da adulti.

Ciò comporta quasi sempre forti ansie e paure legate alla possibilità concreta di raggiungere i risultati, ed in alcuni casi ciò può diventare una vera e propria fobia.

Si insinua così nella realtà cognitiva dell’individuo la convinzione di non essere idonei al successo, al quale a volte si crede di essere arrivati per caso o fortuna e non per merito.

Il dover mantenere quell’immagine da vincente diventa dunque un peso, in quanto non ci si ritiene meritevoli e degni.

Qui entrano in atto i processi di identificazione, si entra in uno stato di disagio psicologico, in termini scientifici chiamato dissonanza cognitiva, che deriva dall’associare mentalmente due immagini di noi stessi in contrasto fra loro, da un lato quella del vincitore, dall’altra invece l’immagine costruita di sé stessi figurata come non adatta ad imbracciare il successo.

Anche in persone con educazione ed esperienze perfettamente nella norma possono approdare alla Nikefobia.

Uno dei motivi principali che spinge a far diventare la paura di vincere una vera e propria fobia può essere ricercato nella società di oggi.

La nostra è una società dove le informazioni e le notizie si muovono rapide, alla stessa velocità della rete e delle nuovissime tecnologie. Gli standard in una società dove ogni giorno vengono rese pubbliche migliaia di notizie ed accadimenti sono di certo non solo molto alti, ma anche in continua ascesa.

Sono propri questi standard elevatissimi e soprattutto in continuo mutamento, dettati dalla nostra società, che possono innescare sia la più normale paura di fallire, sia una vera e propria paura di vincere, facendo sentire anche le persone più sicure e stabili non idonee alla vittoria a causa di questo continuo innalzarsi dell’asticella del successo.

Così, per esempio, atleti eccellenti con risultati eccellenti, possono ritrovarsi a vedere i propri traguardi, raggiunti dopo sudore e tanta tanta fatica, confrontati in pochissimo tempo con risultati ben più alti dei loro. 

Questo confronto può generare la convinzione di non possedere le abilità necessarie per vincere, dunque approdare in un senso di inadeguatezza, di impotenza, portando anche alla percezione di non sentirsi meritevoli del successo e dunque alle stesse conseguenze scritte fino ad ora.

In definitiva, qualunque sia l’origine, la sensazione che si prova a causa della Nikefobia è quella di non sentirsi all’altezza, di percepire un’immagine di sé stessi non adatta alla vittoria o anche di supporre che figure di riferimento quali i propri genitori, i propri compagni, un allenatore, i tifosi, gli spettatori e così via, non ci ritengano all’altezza del successo. 

Quali sono dunque le conseguenze di questa fobia e cosa accade quando questo stato di malessere si prolunga nel tempo?

Le conseguenze della Nikefobia

Quante volte ci è capitato di arrivare quasi a vincere, quando ad un certo punto accade qualcosa di incomprensibile e la nostra meta sembra svanire nel nulla? 

Una delle conseguenze della Nikefobia è quella di ritrovarsi in una sorta di loop in cui si ambisce alla vittoria e si finisce invece ad “autosabotarsi” per paura di ottenerla e delle conseguenze dei pesi che derivano dal vincere, in un ciclo infinito nel quale ci si ritrova intrappolati.

Ciò che ne deriva è il ritrovarsi a fallire in maniera ridondante e pilotata, anche laddove si era in grado di arrivare al successo. 

Il fallimento ripetuto e le reiterate sensazioni di paura, di etichettamento da parte della società ed il confronto con standard sempre più alti possono inevitabilmente portare a sintomatologie legate a disturbi dell’umore.

L’ansia è infatti una diretta conseguenza della Nikefobia.

Inoltre, quando lo stato di malessere si prolunga per molto tempo, anche la depressione può essere una conseguenza, sfociando anche nelle sue forme più gravi se la paura del successo, e di vincere in generale dovesse arrivare a compromettere diversi ambiti di vita.

Gli ambiti che possono essere compromessi a causa della Nikefobia sono molteplici.

Nell’ambito scolastico, la paura di raggiungere i traguardi data da sensazioni di inadeguatezza verso gli stessi, può sfociare nell’adolescente che abbandona il proprio percorso scolastico

Allo stesso modo nell’ambito lavorativo si può finire costantemente a cambiare lavoro, o ad accettare lavori umili pur avendo titoli e capacità per ottenere lavori prestigiosi. 

Nell’ambito sportivo, che è l’ambito in cui sono stati fatti più studi riguardanti l’effetto della Nikefobia, le conseguenze sono simili. E’ stato stimato che circa il 25% degli atleti finisce per provare lo stato di ansia e di paura dato dal peso della vittoria

In generale la sintomatologia presente in tutti gli ambiti in cui si percepisce questo tipo di fobia risulta simile: insonnia, palpitazioni, demotivazione, ansia, che come è stato detto possono portare, se reiterate nel tempo, a veri e propri disturbi dell’umore e stati depressivi.

Il risultato è inevitabilmente quello che porta all’autosabotazione dei propri risultati per evitare di confrontarsi con il peso della vittoria.

I lati Positivi della Paura di Vincere

Fino ad ora abbiamo parlato della paura di vincere come fobia, tuttavia la sintomatologia della Nikefobia, così come ogni paura, può anche rappresentare un’importante lezione dalla quale imparare.

Quando non si rimane incastrati nel circolo vizioso della paura, questi vissuti rappresentano un’esperienza normale, un passo normativo nel percorso della vita.

Tutti abbiamo provato la paura che deriva del peso della vittoria, almeno una volta nella nostra esistenza.

Tutti ci siamo confrontati con quell’immagine del vincitore, a volte non sentendoci adeguati ad essa. Ma affrontare queste paure significa crescere, diventare più consapevoli e comprendere come superare “i propri demoni”.

Ciò permette di rimodellare l’idea che si ha di noi stessi, di confrontarsi con nuovi stati d’animo.

Riuscire a superare in maniera sana queste paure, soprattutto nelle fasi adolescenziali, significa riuscire poi a gestire meglio situazioni simili durante tutto l’arco della nostra vita, significa imparare a gestire meglio l’ansia, le tensioni ed è un’occasione per imparare ad essere resilienti e resistenti allo stress.

Questo tipo di esperienze permette anche di imparare a conoscersi meglio e ad eventualmente trovare dei compromessi con sé stessi, lì dove i pesi dello stress diventassero eccessivamente gravosi.

Un esempio canonico è quello di accontentarsi di un secondo posto, di una seconda scelta altrettanto valida, di una via comunque gratificante, ma meno pesante da sostenere del primo posto.

Questo è un meccanismo di difesa comune, che però funge anche da strategia per evitare di compromettere i propri ambiti di vita tramite le dinamiche autosabotative canoniche della Nikefobia che portano al fallimento reiterato, raggiungendo invece comunque traguardi importanti, allentando però le tensioni e le ansie.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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