La Paura di Fallire

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Tutti noi abbiamo dei desideri da realizzare e dei sogni da inseguire eppure non tutti  riusciamo a farli diventare realtà e un motivo c’è sicuramente.

Alcuni di noi, per esempio, per paura del fallimento, non ci provano nemmeno ad andare oltre e restano fermi.

Ma restare fermi non è sicuramente la strada più giusta per andare incontro ai nostri sogni: forse è proprio quando smettiamo di provarci o, ancora, quando non iniziamo a farlo che falliamo davvero.

E’ questo il fallimento che dovremmo temere, non siete d’accordo?

Ma perché alcuni di noi hanno così tanta paura del fallimento?

 Cosa vedono nel fallimento e come possiamo fare per gestire questa paura? Continuiamo a leggere qui di seguito e avremo sicuramente le risposte alle nostre domande.

La paura: un’emozione forte

Poco fa abbiamo menzionato una specifica paura: quella del fallimento.

Ma prima di trattarla in modo specifico, diamo uno sguardo alla paura in generale:  cos’è davvero?

La paura è un’emozione adattiva: potremmo definirla una spia che si accende per segnalarci un pericolo.

Per questo è adattiva, perché ha la funzione di metterci in guardia.

La paura, a differenza di quello che si pensa, dunque non è una nostra nemica, poiché ci mette in condizione di agire e di poterci difendere.

E’ quando ci destabilizza o ci blocca che diventa un problema, poiché appunto diventa patologica.

Da emozione adattiva può diventare un ostacolo, dunque:  un ostacolo per la nostra vita, per i nostri progetti e per le nostre azioni. 

La paura patologica può manifestarsi in diverso modo, a seconda dell’oggetto temuto.

Abbiamo paure più specifiche e paure più generali, come quella che tratteremo ora: la paura del fallimento, che può avere un impatto forte sul raggiungimento dei nostri obiettivi sia a livello personale che lavorativo.

La paura di fallire: cosa nasconde?

Proviamo a definire la paura del fallimento, ora: cosa possiamo dire a tal proposito? Sicuramente possiamo dire che è una reazione.

Una reazione che sperimentiamo a livello emotivo, cognitivo e comportamentale,  in risposta a quelle che possono essere le conseguenze o le possibili conseguenze se non  raggiungiamo un x obiettivo.

Possiamo dire che questa reazione comprende dunque una grande preoccupazione e la comparsa di pensieri negativi che spesso ci  portano a mollare prima ancora di buttarci in un nuovo progetto o in qualsiasi altra cosa che ci espone ad un rischio. Al rischio di fallire, appunto.

Perché, cosa significa fallire?

Sicuramente questa parola porta con sé diverse accezioni negative, altrimenti non ci sarebbe la paura del fallimento.

Quanto detto mette in rilievo una componente soggettiva del fallimento che per alcuni  può rappresentare la fine del mondo, per altri la spinta per riprovarci.

E’ proprio nel primo caso che fa paura il fallimento: se lo reputiamo motivo d’imbarazzo e lo associamo ad un insuccesso, è naturale averne timore.

Se ci pensiamo bene, la maggior parte di noi non è mica orgogliosa di fallire, proprio perché al termine “fallire” associamo altre cose come “non valgo abbastanza”, “non ce la farò mai”. 

Cosa penseranno di me?

 Insomma si vengono a creare una serie di pensieri che non fanno altro che aumentare la paura del fallimento, che spesso deriva proprio dalla paura del giudizio altrui.

Ovviamente, a questa paura, è  più esposto il soggetto che ha una bassa autostima e che, per sentire di valere qualcosa,  ha bisogno dell’approvazione dell’altro.

Se pensiamo che oggi siamo anche immersi in un contesto sociale in cui  è più facile vedere persone che hanno “successo”, in termini di raggiungimento dei propri obiettivi, è naturale sentirsi, a volte, fuori luogo.

Ma anche in questi casi il nostro senso d’inadeguatezza deriva dalla nostra bassa autostima, ovvero dal valore che noi stessi ci diamo. 

Spesso dietro al fallimento si nasconde un altro termine, quello della delusione:  pensate a quelle volte che non avete raggiunto ciò che vi eravate prefissati.

Avete avuto paura di deludere vostra madre, vostro padre o il vostro partner?

Fallire, per alcuni,  può significare anche questo, deludere chi ci sta accanto, perché alla base di tutto sembra esserci una convinzione ben precisa:  “se  riesco a fare questo, gli altri mi ameranno e continueranno a farlo.”

Dirsi questo è un po’come dirsi  che gli altri  possono amarci solo per quello che riusciamo a fare e non per quello che siamo.

Ma siamo davvero sicuri che sia così?

 Gli altri non smetteranno di amarci o di stimarci solo perché non abbiamo fatto quel tiro in porta o perché non abbiamo superato quell’esame o quel colloquio di lavoro.

Riflettiamoci su.

La paura del fallimento: cause e comportamenti protettivi

Insomma, da quello che abbiamo detto sin’ora, si evince una cosa fondamentale:  ciascuno di noi associa al fallimento un’idea precisa e un’accezione diversa  ed è proprio in base a questa che noi alimentiamo o meno la paura del fallimento.

Centrale è la nostra visione del fallimento e soprattutto la visione di noi stessi.

Spesso alla base di questa paura ci sono delle cause specifiche: come abbiamo detto prima, una di queste è da rintracciare nella propria autostima che come sappiamo è anche il frutto delle nostre esperienze passate.

Se si cresce con genitori molto critici e che, quindi, ci criticano per ogni sbaglio commesso, facendocelo pesare, è naturale crescere con la convinzione che uno sbaglio è inaccettabile e che non bisogna fallire, altrimenti “sei un fallito”.

Anche il vivere delle situazioni traumatiche può portarci ad avere paura del fallimento: se per esempio abbiamo fatto scena muta durante la presentazione della nostra tesi di laurea e abbiamo provato sentimenti di vergogna e imbarazzo, è più facile che le volte successive tenderemo ad evitare tutte quelle situazioni che possono portare alla ri-comparsa di questi sintomi.

Ecco che in questi casi il soggetto può poter mettere in atto dei comportamenti protettivi, che in realtà mantengono viva la dinamica della paura.

Tra questi comportamenti ritroviamo l’evitamento, appunto: un soggetto può cercare di evitare di essere coinvolto in una situazione o  in un progetto in cui, per esempio, è esposto al giudizio altrui o in cui potrebbe fare “ brutta figura”.

Potrebbe anche ritrovarsi a rimandare e ancora rimandare un impegno o un appuntamento per paura di non riuscire a fare bene.

Potrebbe ancora poter dire a se stesso parole come “non ce la farò mai, quindi evito di andare a quell’appuntamento di lavoro”.  

In questo caso oltre all’evitamento vero e proprio c’è proprio un dialogo interiore che è negativo e limitante.

Che conseguenze possiamo sperimentare ?

Cosa porta tutto questo? Il fatto di evitare di fare qualcosa per paura di fallire, a cosa ci  espone?

Ad una cosa davvero invalidante: a restare fermi, bloccati e a continuare a credere che davvero non siamo abbastanza.

Continuando a restare dove siamo, infatti, non ci diamo la possibilità di mettere in discussione queste credenze che alla fine diamo per vere e che invece non fanno altro che limitarci e farci rimanere con le nostre convinzioni.

Nostre e di chi nel tempo ci ha inviato questo messaggio,sia a parole che con i comportamenti: “tu non vali abbastanza”.

Ma quanto è giusto questo?

 Così facendo, più che concentrarci su quello che potremmo avere, pensiamo a quello che potremmo perdere in termini di approvazione  e alla fine perdiamo davvero, si , ma solo tempo, poiché potremmo concentrare i nostri sforzi sul raggiungimento dei nostri obiettivi,  per esempio, con la consapevolezza che possiamo anche sbagliare e che questo non significa necessariamente fallire.

La paura di fallire, se  protratta a lungo, inoltre, può causare diversi problemi e non solo a livello psicologico e personale, ma anche a livello fisico.

Chi ha paura di fallire  può sperimentare un senso di affaticamento,  apatia e una grande insoddisfazione della propria vita fino a sperimentare, in alcuni  casi, anche una grande disperazione.

Questo in virtù della visione che si ha del fallimento e che abbiamo delineato poc’anzi.

Ma siamo davvero sicuri che il fallimento sia solo questo? Siamo sicuro che sia solo vergogna, imbarazzo e la conferma delle proprie incapacità?

Consigli per superare o gestire la paura del fallimento

 Forse per riuscire a gestire questa  paura, bisogna fare un passo indietro e prender  in considerazione il fatto che possiamo associare al fallimento anche tanto altro.

Nuova visione del fallimento

Provate ad andar oltre ed evitate di associare il fallimento alla vostra persona, ma anzi prendetelo come un segnale che vi sta dicendo che dovete ancora imparare tanto dalla situazione o dall’esperienza che state vivendo o che avete vissuto.

In questo modo il fallimento sarà esso stesso un’informazione utile che vi farà tollerare meglio l’errore commesso e di conseguenza sarete maggiormente motivati per riprovarci in seguito.

Accettazione dell’errore: una nuova visione

Questo significa che dobbiamo accettare il fatto che tutti noi commettiamo errori e che questi sono necessari se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi.

Le persone che la pensano in questo modo non hanno paura di fallire, perché vedono l’errore come un’ opportunità e un’occasione di crescita e avanzamento.

Se proprio volete evitare un’ errore, evitate quello di attribuire al fallimento un’accezione totalmente negativa e  attribuire a voi la causa dell’errore fatto.

Se sbagliamo non  è perché  “non siamo in grado di…”

Diamoci dunque l’opportunità di capire cosa c’è dietro l’errore: non c’è sempre  e solo la nostra incapacità. 

A volte c’è un comportamento che ci porta in tutt’altra direzione.

Primo lo individueremo e prima riusciremo ad intraprendere la strada giusta.

Il rischio di correre rischi

Iniziamo in questo senso ad assumerci dei piccoli rischi: in questo modo darete a voi stessi la possibilità di sperimentarvi e sperimentare.

Magari gli altri non saranno così giudicanti come vi aspettate, magari siete proprio voi i primi giudici di voi stessi e non lo sapete ancora.

L’importanza dell’agire

A tal proposito agire è la cosa più terapeutica che si possa fare: se ci soffermiamo troppo a pensare, alla fine eviteremo di agire e ci bloccheremo.

Se invece agiamo e trasformiamo la nostra paura in azione, qualcosa sicuramente si muoverà.

Voi stessi potrete muovervi ed eviterete così di stare e rimanere fermi.

Non riuscite proprio a non pensare? Bene, se proprio dovete farlo, pensate alla situazione peggiore che potrebbe verificarsi se deciderete di agire.

Cosa potrebbe succedere? Pensare in questi termini vi aiuterà a trovare una soluzione e soprattutto a ridimensionare le vostre paure e a vedere il fallimento con occhi diversi.

L’importanza del dirsi un si

Fondamentale è anche imparare a dire a se stessi quel si che evitate di dirvi:  se si presenta un’occasione in cui siete chiamati ad  esporvi come professionisti o altro,  buttatevi.  Dite di si e non abbiate paura di sbagliare.  

Chissà magari non solo andrà tutto liscio, ma avrete anche ulteriori proposte e opportunità: perché rinunciare a tutto questo? 

Concentratevi insomma su quello che di bello potrebbe accadere.

E se anche dovesse esserci qualche intoppo, provate a pensare a come potreste fare per risolverlo. 

In questo modo sarà più facile andare avanti.

Riflessioni conclusive

Da quanto detto sin’ora, non possiamo che evincere una grande verità: a farci paura non è tanto il fallimento, ma ciò che noi stessi pensiamo del fallimento e delle sue conseguenze.

Se continueremo a vedere il fallimento come una prova della nostra incapacità è 

naturale che faremo di tutto per evitarlo, non esponendoci e rimanendo fermi.

Ma noi non vogliamo questo, vero?

Noi vogliamo crescere, sperimentare, evolvere.

Per fare questo, però,  dobbiamo concederci il lusso di poter sbagliare  e imparare dagli sbagli fatti.

Solo in questo modo possiamo e potremo fare delle cose davvero grandi:  pensate per un momento a quell’obiettivo che avete ben chiaro nella testa e che non state riuscendo a raggiungere per paura di fallire.

Oraprovate a pensare a come potrebbe essere la vostra vita dopo aver raggiunto questo vostro obiettivo: come vi vedete? Felici, soddisfatti e soprattutto in pace con voi stessi?

Bene, se solo provate a concedervi il rischio di correre qualche rischio, tutto questo potrebbe diventare realtà. La vostra bellissima realtà.

Sicuramente non dovete pretendere da voi stessi un cambiamento radicale: non è possibile, quindi andate per gradi.

Iniziate proponendovi di raggiungere un piccolo obiettivo, poi un altro e un altro ancora, come fossero dei piccoli step  utili per raggiungere la meta finale.

Vedrete che man mano che andrete avanti, avrete sempre più fame di benessere e non vi fermerete più.

Un passo alla volta  e riuscirete ad avere sempre più fiducia in voi stessi e alla fine riuscirete ad arrivare dove sareste sempre voluti essere.

Ma  in tutto questo non dovete dimenticare che la vita è  fatta anche di momenti di difficoltà,  ma non per questo dovete sentirvi falliti.

E poi, lo abbiamo detto, siamo noi a decidere che valore vogliamo dare al fallimento:  possiamo decidere di vederlo come la fine dei nostri sogni o come un’occasione di crescita.

Dunque, quando vi capiterà di non riuscire a realizzare qualcosa, invece di ripetervi  “sono un incapace”, provate a capire qual’ è la lezione che vi si nasconde dietro.

Perché il vero fallimento è smettere di provare e voi, oggi, cosa volete fare?

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