Implicazioni Psicologiche nel processo Adottivo

Indice dei Contenuti

In questo articolo vedremo le diverse implicazioni psicologiche nel processo adottivo.

Secondo il vocabolario l’adozione è un istituto giuridico che permette a una coppia di adottare uno o più minori rimasti senza genitori, che non sono stati riconosciuti dai genitori naturali o che sono ritenuti non educabili. In seguito all’adozione diventano a tutti gli effetti rispettivamente genitori e figli legittimi.

Si può adottare sia un bambino della propria Nazione (si parla in questo caso di adozione nazionale), sia un minore che vive in altre Nazioni (adozione internazionale).

L’adozione, come vedremo più avanti nell’articolo, è in entrambi i casi un percorso lungo e complesso, composto da vari passaggi, con lo scopo di garantire per il minore la possibilità di vivere in una famiglia adeguata alle sue caratteristiche e bisogni.

L’adozione in Italia

Secondo i dati dell’Anfaa (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) attualmente in Italia ci sono più di 1.000 coppie che hanno scelto l’adozione Nazionale e, secondo le statistiche del CAI (Commissione Adozioni Internazionali), si hanno più di 1.100 adozioni Internazionali.

Tuttavia, rispetto al passato, negli ultimi anni si registra una diminuzione delle richieste, da una parte perché migliorano le tecniche di concepimento assistito che permettono di poter avere figli propri, dall’altra probabilmente a causa della lunghezza e complessità del processo adottivo e delle lunghe trafile burocratiche, che scoraggiano molte coppie dall’affrontare un percorso di questo tipo. 

Breve storia dell’adozione in Italia

L’adozione ha radici antiche. Gli studiosi hanno scoperto che già nel II sec. A. C. e nell’antica Roma erano presenti leggi che normavano diritti e doveri di adottandi e adottati.

Inizialmente l’adozione era però più simile a una forma di tutela, per cui persone caritatevoli potevano prendersi cura di bambini orfani o abbandonati ritenuti meritevoli.

E’ nel 1967 che si assiste a un cambiamento, che rende il concetto di adozione più simile a quello che abbiamo noi oggi.

L’adozione, infatti, non è più riservata solo a bambini meritevoli, ma è un’opzione per tutti coloro che si trovano in uno stato di abbandono, in quanto aventi comunque diritto ad avere una famiglia stabile.

Il 29 maggio 1993 viene redatta la Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale (Convenzione dell’Aja), che evidenzia i diritti fondamentali dei minori, compreso quello di avere una famiglia.

Oggi, in Italia ci si rifà alla legge del 4 maggio 1983, n. 184, che all’art. 27 dispone che l’adozione fa assumere, al minore adottato lo stato di figlio nato nel matrimonio degli adottanti, dei quali porta anche il cognome.

Il percorso di adozione

Adottare un bambino è un percorso lungo e molto delicato, durante il quale si tiene conto di vari fattori, legati sia alla coppia adottante, sia al minore. È una procedura composta da vari passaggi. 

Esistono innanzitutto alcuni requisiti che permettono a una coppia di poter fare domanda per diventare genitori adottivi:

  • la coppia deve essere sposata da almeno tre anni, oppure aver convissuto continuativamente per almeno tre anni prima del matrimonio,
  • il più giovane della coppia deve avere una differenza di età non inferiore ai 18 e non superiore ai 45 anni per un genitore e 55 anni per l’altro rispetto al figlio adottivo.

Se si hanno i giusti requisiti, si sostengono diversi colloqui con psicologi e assistenti sociali per verificare l’effettiva idoneità psico-fisica della coppia.

Vengono valutate in questo modo le competenze genitoriali, ma anche lo stile di vita (per verificare l’effettiva possibilità di mantenere un figlio oppure l’idoneità della casa e del contesto nel quale la coppia vive), ma anche il clima emotivo della coppia, le aspettative legate all’adozione e le motivazioni che l’hanno portata a scegliere di intraprendere un percorso adottivo.

Le coppie che si avvicinano all’adozione sono spesso sterili e di solito approdano all’adozione dopo un percorso lungo e complicato, fatto di vari interventi medici (cure ormonali, tentativi di inseminazione artificiale…).

Sono quindi coppie già provate da un percorso a ostacoli che si apprestano ad affrontare colloqui, spesso molto personali, con assistenti sociali e psicologi, pratiche burocratiche, attese, a volte viaggi all’estero.

Questo può essere causa di forte stress ed è fondamentale che la coppia possa essere sostenuta da figure professionali idonee.

Le implicazioni psicologiche nel processo adottivo per la coppia

Attorno all’adozione ruotano molti timori, ma anche aspettative e speranze.

Il timore, a livello inconscio, è che la genitorialità adottiva possa essere inferiore a quella naturale, che vi siano delle differenze incolmabili.

In realtà, la nostra mente vive come famiglia chi si è preso cura di noi, è quindi molto meno legata a un fattore biologico di quanto ci si possa aspettare.

Il concetto di famiglia si basa infatti sul legame di affetto e relazionale che si instaura tra i membri della famiglia, naturale o adottiva che sia.

Un’altra paura spesso riportata dalle coppie adottive è che il figlio possa non affezionarsi, restando legato alla famiglia d’origine e alla vita precedente all’adozione.

I nuovi genitori si sentono a volte insicuri e necessitano di conferme.

Un altro aspetto fondamentale sono le speranze e le aspettative che il figlio adottato sia capace di colmare tutte le “mancanze” della coppia e che rispecchi l’immagine di un figlio ideale.

Ricordiamo che i figli (questo vale ovviamente anche per i naturali) hanno una propria personalità, desideri e aspirazioni proprie e, nel caso degli adottivi, spesso anche un passato più o meno pesante che portano con sé, che i genitori non possono conoscere completamente e con il quale bisogna fare i conti. 

Le implicazioni psicologiche nel processo adottivo per il minore

I bambini che vengono adottati spesso hanno alle spalle un passato fatto di abbandono, violenza, degrado.

Secondo alcune ricerche l’adozione stessa potrebbe costituire un fattore di rischio per la salute psicologica del minore.

In generale, infatti, è stata rilevata a livello clinico e di ricerca una maggiore propensione da parte di persone che sono state adottate a sviluppare problematiche psicologiche, emotive e relazionali, rispetto a persone non adottate.

Rispetto a questo fenomeno, le dinamiche relazionali tra il minore e i genitori adottivi sembrano avere un ruolo centrale. 

Nel momento dell’adozione, i minori affrontano un drastico cambiamento.

Passano dal vivere in orfanotrofio o in casa famiglia, quindi in un ambiente con tanti altri bambini e più figure di riferimento adulte a una famiglia vera e propria, spesso composta dalla sola coppia genitoriale.

Nel giro di poco tempo cambiano stile di vita. Alcuni addirittura si ritrovano a vivere in un nuovo Paese, con lingua e cultura diverse, da conoscere.

È quindi molto importante costruire con loro una buona relazione, fatta di fiducia, protezione, attenzione, ascolto, confronto, amore. 

Consigli per vivere più serenamente il percorso adottivo

Come fare per fare in modo che l’esperienza dell’adozione sia il più possibile serena sia per la coppia, sia per il minore?

Di seguito forniamo qualche consiglio utile.

Per le coppie:

  • è fondamentale che entrambi i coniugi siano pienamente d’accordo rispetto alla decisione di adottare un bambino,
  • è importante che i coniugi parlino e si confrontino rispetto ai propri vissuti e alle proprie paure, legate per esempio ai vari passaggi per l’adozione o rispetto al futuro,
  • può essere di grande aiuto per la coppia partecipare ai gruppi di incontro per coppie adottanti. Confrontarsi con altre coppie che stanno vivendo o che hanno vissuto in passato la stessa esperienza si rivela essere davvero molto utile per sentirsi compresi e rinforzati nella propria decisione. In internet si possono trovare informazioni sulle Associazioni che si occupano di adozione nel proprio territorio di appartenenza,
  • fare attenzione a non concentrare tutte le energie solo sul pensiero dell’adozione, ma continuare a dare la giusta importanza anche al partner e alla propria vita privata.  In alcuni casi possono passare anche anni prima di riuscire a concretizzare il sogno di diventare genitori adottivi, per questo è giusto continuare a portare avanti anche il resto della propria vita. È bene quindi continuare a seguire i propri hobby e interessi, passare del tempo con il proprio partner e, se si hanno già dei figli, passare del tempo con loro,
  • se sono presenti altri bambini o adolescenti in famiglia, prepararli in tempo all’arrivo del nuovo fratellino o sorellina. Può essere utile spiegare in modo semplice cos’è l’adozione e come funziona, coinvolgendoli nell’accoglienza. È importante ricordare loro che mamma e papà continueranno a volergli bene anche dopo che sarà arrivato il nuovo membro della famiglia.

Rispetto al bimbo adottato:

  • far sentire il bambino accolto, sia da un punto di vista materiale (fornirgli tempi e spazi adeguati), sia da un punto di vista emotivo, ascoltando pensieri, paure, rispondendo alle domande che potrebbe fare ed empatizzando con lui,
  • permettere al bambino di raccontarsi rispettando i suoi tempi,
  • permettere al bambino di fare domande riguardo al suo passato e alla sua famiglia d’origine e cercare di fornire risposte il più possibile esaurienti e rassicuranti,
  • è bene, da genitori, prestare molta attenzione al comportamento del bambino, soprattutto nei primi periodi dopo l’adozione. Talvolta infatti i bambini adottati mostrano alcuni segnali di disagio, per esempio possono andare male a scuola, avere difficoltà a restare attenti e concentrati durante le lezioni, alcuni fanno fatica ad allontanarsi dalla mamma o da altre figure di riferimento familiari, oppure possono fare incubi notturni.
    In tali casi potrebbe essere utile rivolgersi a un terapeuta infantile per aiutare il bambino a elaborare i cambiamenti o eventuali vissuti traumatici del passato,
  • l’adolescenza potrebbe essere un periodo critico e particolarmente complesso dal punto di vista psicologico. Il ragazzo potrebbe per esempio proiettare sulla famiglia adottiva vissuti e problematiche ancora non risolte relative al proprio passato. In qualità di genitori è bene mostrarsi sempre presenti, disponibili all’ascolto e pronti a rispondere a tutte le domande. 
  • Dott.ssa Alessia Pullano
    Psicologa

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