Difficoltà Relazionali e Affettive

Indice dei Contenuti

In questo articolo analizzeremo le difficoltà relazionali e affettive suggerendo dei metodi per affrontarle.

Lo sviluppo relazionale affettivo consente di interagire in modo adeguato con gli altri avendo sviluppato dei modelli interni che portano a richiedere la vicinanaza dei nostri simili e ad investire emotivamente nelle relazioni.

Nelle persone più sensibili alle emozioni, il minimo stimolo può portare a delle vere e prorie tempeste emozionali, che possono essere percepite come paradisiache ma a volte essere addirittura infernali e devastanti. 

Nel corso della storia evolutiva dell’uomo il nostro cervello si è evoluto, sviluppando centri superiori quali la neurocorteccia, ossia una grande massa di tessuto nervoso dove ha sede il pensiero.

Il primo legame affettivo: madre – bambino

Con le sue connessioni ha permesso di sviluppare il legame affettivo tra madre e figlio.

Questo legame è molto importante in quanto costituisce la base delle future relazioni interpersonali diventando anche un fattore predittivo di come potranno svilupparsi.

Infatti, se questo rapporto manca o viene significativamente alterato, nel bambino si generano dal punto di vista emozionale stati carenziali che influenzano negativamente e, spesso irreversibilmente, il suo sviluppo affettivo. 

Può capitare quindi, che si possono avvertire delle  difficoltà nella sfera affettivo-relazionali, un insieme di disagi e sofferenze che possono essere temporanei ma in alcuni casi la loro durata può protrarsi nel tempo per un periodo più lungo, tanto da divenire una condizione stabile, in quanto la nostra organizzazione dell’identità personale si è strutturata in modi specifici  incidendo sulla sfera relazionale, comunicativa, emotiva, affettiva e anche lavorativa.

Quali sono le difficoltà che possono incidere sulle relazioni e l’affettività?

Sono problematiche legate a disturbi del tono dell’umore quindi a stati depressivi o maniacali, a disturbi d’ansia e a tutti quelli altri disturbi che possono essere collegati alle emozioni.

Sono dei disagi abbastanza diffusi tra le persone, alcune volte possono raggiungere livelli di attenzione non trascurabili dove c’è la necessità di essere aiutati da uno psicologo.

Qual è la causa di queste difficoltà?

 Le difficoltà relazionali possono essere causate da diverse situazioni e fattori. 

Si potrebbero sviluppare delle  situazioni in cui c’è un elevato grado di conflittualità interpersonale, una comunicazione che possa essere poco efficace portando con sé la possibilità di fraintendimenti e rancori.

Le cause vanno ricercate spesso, come già accennato precedentemente, nel legame con i genitori,  in eventi traumatici di cui si è stati protagonisti nell’infanzia. 

Quando le madri si presentano ansiose, ambivalenti nei modi di comunicare con i propri figli, queste non fanno altro che trasferire sui propri bambini tutte le insicurezze di cui loro si sono fatte carico e ciò metterà a rischio il modo di relazionarsi con gli altri, ottenendo in altre parole l’effetto contrario, più cercano di proteggere i loro piccoli dai pericoli più li predispongono ad essi.

Questo atteggiamento potrà portare ad avere convizioni distorte, rigide sia delle cose che possono succedere che delle persone stesse.

Altre volte si può anche essere portati ad ingigantire in modo sproporzionato le situazioni e da qui ne possono derivare incomprensioni, atteggiamenti ostili, rancorosi. 

Come si possono manifestare nell’individuo?

La persona può percepire un abbassamento del tono dell’umore, sentirsi “giù”, apatico, triste, sentire di non valere nulla, uno stato di pessimismo generalizzato,  un senso di oppressione che lo pervade.

Può arrivare a perdere interesse in tutte o quasi le attività che svolgeva precedentemente. Anche la vita di coppia può subire delle ripercussioni, la mancanza di interesse si può estendere persino nelle relazioni affettive. 

Questo stato di malessere generalizzato si  accompagna spesso  ad un rallentamento più o meno importante di alcune funzioni cognitive come per esempio l’attenzione, la percezione, la memoria, e da un rallentamento anche nei movimenti.

Un malessere chiamato depressione

 Ci si trova in periodi in cui si fa veramente fatica a restare attenti a tutto ciò che ci circonda e la difficoltà si estende anche quando bisogna memorizzare qualcosa.

Si pensi per esempio a situazioni lavorative o scolastiche dove queste funzioni dovrebbero essere sempre attivate e indispensabili per l’esecuzione dei propri compiti e invece si fa fatica, si avverte un senso di stanchezza che non permette di capire ciò che si sta facendo o di ricordarlo. 

Si percepisce un senso di disagio nello stare tra la gente, si preferisce la pace e la tranquillità delle proprie mura domestiche, si inizia così un ritiro dalle relazioni interpersonali e da tutte quelle occasioni “sociali” che allontanano dal confortante “nido” che si è costruiti.

 Ci si avvia verso l’avere una visione distorta di se stessi e degli altri. La certezza che aleggia nella mente è quella di non valere nulla, di non essere in grado, di non essere degno d’amore.

Con queste premesse “catastrofiche” si dà il via ad un ritiro anche nelle relazioni amorose e da qui nella coppia vengono meno le attenzioni per il proprio partner, l’intimità, la comunicazione, il desiderio, procedendo verso la strada oscura della depressione che paralizza.

Al contrario ci si può sentire travolti dall’agitazione maniacale in cui si ha una tale fiducia in se stessi che si è convinti di non avere bisogno di aiuto nonostante le decisone che si prendono in questo periodo spesso si rivelano disastrose.

Si provano sentimenti molto intensi che sfuggono al controllo spazzando via tutti i momenti in cui si era felici.

La persona può quindi sentirsi euforica, eccitata con manifestazioni che sono sproporzionate rispetto agli eventi. In questo caso il tono dell’umore sembra essere positivo, allegro, si ha una gran voglia di fare.

Tutto è accelerato, si hanno tante idee, l’autostima è elevata, si dorme di meno, si iniziano tante attività ma in realtà non si porta a termine nulla a causa dell’impulso di fare qualcosa e tutta quell’euforia e stato di benessere iniziale si trasforma in irritabilità, si diventa irascibili, scontrosi.

Anche questa è una forma di depressione che viene definita maniaco-depressiva.

Questo stato porta ad avere delle difficoltà di relazione  e affettive con gli altri a causa della eccessiva attivazione presente nella fase che porta l’individuo a essere “troppo”, tanto da creare disagio negli altri.

Come ha osservato Aristotele è importante che le emozioni siano appropriate, che il sentimento sia proporzionato alla circostanza. I momenti difficili, come anche quelli positivi, felici, sono necessari alla vita per darli un sapore, ma ci vuole equilibrio.

E’ il rapporto che c’è tra ciò che si vive in modo positivo e negativo a determinare il senso del benessere psicologico.

Gli stati d’ansia 

Alla base dei disturbi d’ansia c’è una eccessiva preoccupazione che attiva uno stato incontenibile di agitazione che porta a fissare l’attenzione su ciò che si ritiene essere una minaccia.

Ci si è talmente “fissati” a trovare una strategia efficace per controllare il pericolo che si percepisce, che si ignora tutto il resto. 

L’ansia di per sé non è disfunzionale, anzi è una caratteristica adattiva che permette alle persone di rilevare situazioni di pericolo e mettere in moto i meccanismi fisiologici dell’attacco – fuga.

Essi sono necessari alla sopravvivenza della specie. Il problema nasce quando c’è una difficoltà che si traduce in un vero e proprio disturbo, la persona non la vive come situazione momentanea e contestualizzata all’evento ma diventa pervasiva e l’individuo è attivato più del necessario.

La questione è che le preoccupazioni appunto diventano croniche, ripetitive all’infinito e non si riesce a intravedere soluzioni che possano essere favorevoli.

Gli stati d’ansia possono portare allo sviluppo di fobie, ossessioni e compulsioni e di veri e propri attacchi di panico.

La persona che si sente sopraffatta dall’ansia può sentirsi tachicardica, avere le palpitazioni, sentire un senso di oppressione al petto che porta alla sensazione di avere una maggiore necessità di inglobare aria nel proprio corpo.

L’individuo è portato a pensare che sia vittima di un problema al cuore, di un infarto, e più aumenta questa paura più i sintomi diventano intensi.

Può anche sviluppare paure che si possono trasformare in vere e proprie fobie come per esempio l’agorafobia che consiste nella paura di tutte quelle situazioni, aperte o chiuse, dalle quali non è possibile allontanarsi rapidamente e da cui non c’è via di uscita, oppure la claustrofobia che al contrario denota la paura di sentirsi intrappolati in spazi chiusi.

Si possono poi provare paure eccessive alla sola vista di un animale, le più comuni sono per i rettili, i ragni, gli uccelli.

 Altre volte invece si è portati come modalità per contenere l’ansia ad accumulare qualsiasi oggetto, o a pulire in modo ossessivo la casa, e qualsisi cosa che ci circonda, tutto mediante dei rituali che devono essere necessariamente attuati altrimenti quel pensiero si fissa nella mente tanto da diventare un “martello pneumatico” nel nostro cervello che trivella tutto il resto, non lasciando spazio per altro finchè il rituale non sia compiuto.

L’ansia sociale mette a dura prova anche le relazioni interpersonali, avendo la persona paura eccessiva nel vivere  una o più situazioni sociali, come avere un qualsiasi dialogo con altri, incontrare persone sconosciute, essere osservati mentre ad esempio si sta mangiando o bevendo qualcosa, o parlare ad un pubblico. 

Come affrontare il problema

“ Tu sei sempre stato uno che tutto sopportando nulla subisce: e con pari animo accogli i favori e gli schiaffi della fortuna […]. Mostrami un uomo che non sia schiavo delle passioni me lo porterò chiuso nell’intimo del cuore, nel cuore del mio cuore, come ora con te.”

(William Shakespeare, Amleto)

E’ proprio con queste parole che deve iniziare la riflessione su come si possano affrontare i problemi. Ciò di cui si ha necessità è l’avere una buona padronanza di sé, resistendo alle tempeste emotive che pervadono il nostro essere, che ci rendono “schiavi” delle nostre passioni. 

Si ha bisogno di sviluppare l’arte di poter tranquillizzare se stessi, non a caso due tra i più grandi teorici della psicologia Bowlby e Winnicott la identificano come lo strumento psichico più importante.

Studiando i bambini hanno visto che essi imparano a confortarsi in modo autonomo, imitando le persone che si prendono cura di loro, ciò gli rende meno incrini ad essere sopraffatti dalle emozioni. Si ritorna quindi al legame principale, quello tra madre – bambino. 

Là dove questo non abbia seguito uno sviluppo adeguatamente e sufficientemente sicuro, e dove si ravvedono queste difficoltà nella sfera relazione ed affettiva è bene migliorare la propria consapevolezza cercando l’aiuto di un professionista che sia in grado si sviluppare la nostra intelligenza emotiva che consiste nella capacità di liberarsi dagli stati d’animo negativi, imparando a gestire le tempeste emozionali dando un giusto peso alle emozioni. 

E’ necessario che si impari a riconoscere le proprie emozioni, che si sia un controllo su di esse cercando di sviluppare la capacità di calmarsi, liberarsi dall’ansia che ci attanaglia, dalla tristezza.

Altra necessità è quella di imparare a motivare se stessi, a dominare i nostri vissuti emozionali per raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissati. 

Si deve cercare di controllare le attivazioni emotive per essere in grado di gestire la capacità di ritardare le gratificazioni e di reprimere gli impulsi.

Ma è importantissimo anche saper riconoscere le emozioni altrui, essere empatici.

Questa è una caratteristica che ci permette di saper relazionare in modo adeguato con gli altri, mettersi nei panni dell’altro ci induce a seguire dei principi morali che ci permettono di aiutare, è necessario sviluppare la capacità di essere altruisti.

Sintonizzarsi sugli stati emotivi di un’altra persona ci consente di capire come si sente e nelle relazioni di coppia questo diventa fondamentale per stabilire relazioni sane e durature.

La coppia prevede una diade in cui non siamo i soli ad investire nell’affetto, ad avere dei bisogni, delle esigenze, dei desideri, capire quindi l’altra persona, comunicare e relazionarsi con essa in modo costruttivo permette al rapporto di continuare e di essere stabile.

In una famiglia con dei bambini, un esempio di questo tipo assicura alla propria prole una identificazione ed introiezione di questi valori che saranno riportati in seguito dai figli nelle loro relazioni.

Ulteriori indicazioni

Nell’immediato quando ci si sente sopraffatti dall’ansia è consigliabile spostare l’attenzione su qualcos’altro, si può controllare la respirazione e cercare di rilassarsi.

Durante il giorno si potrebbe uscire per fare una passeggiata, shopping, tutto però seguendo regole di buon senso, come si è visto prima, qualsiasi cosa portata all’eccesso diventa disfunzionale anche fare shopping se questo diventa compulsivo. 

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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