Come Vivere Bene la Solitudine

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Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia

Jean-Paul Sartre

La parola “solitudine” sembra spaventare o incutere paura, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo attualmente.

Il termine solitudine, oggi più che mai, viene infatti associato a quello di isolamento e abbandono: come potrebbe essere altrimenti? Oggi stiamo vivendo una pandemia che ci sta privando di tutto ciò che ci rende umani.

L’abbraccio, i baci, le carezze, il contatto fisico. E’ naturale sentirsi soli e sperduti.

Eppure  se solo guardassimo il bicchiere mezzo pieno, ci renderemmo conto che qualcosa in tutto questo può essere salvato.

 Se ci fermassimo un attimo a riflettere, ci renderemmo conto che la solitudine nasconde ben altre cose: non solo è un sentimento del tutto naturale e funzionale, ma  se vissuto bene può davvero portare i suoi frutti.

Qui di seguito cercheremo di mettere in evidenza proprio questa forma solitudine: una solitudine che non necessariamente fa male e che sicuramente nasconde delle virtù che vale la pena conoscere.

Prima però chiediamoci: cos’è la solitudine? Per scoprirlo inizieremo a dire cosa non è la solitudine.

Continuate a leggere per riscoprire il valore di questo grande, grandissimo valore.

Che cosa non è la solitudine: scopriamolo insieme

Come ben sappiamo l’uomo non è nato per restare solo:  pensiamo ai primi ominidi che si sono evoluti vivendo in branco. Questo ci fa capire come noi uomini viviamo con e attraverso le nostre relazioni.

Il contatto con gli altri è qualcosa di innato se ci pensiamo: basti pensare a quando nasciamo.

Senza le cure di nostra madre, come possiamo anche solo pensare di vivere  e sopravvivere? Sarebbe impossibile farlo. Il legame con l’altro è dunque viscerale.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe pensare e dire che noi non siamo fatti per la solitudine.

Come possiamo sentirci davvero vivi senza le nostre interazioni?   Eppure spesso non ci sentiamo soli anche in mezzo alla folla o altre diecimila persone? A volte capita di sentirsi bene anche se si è soli a riflettere sulla propria vita, sulle proprie relazioni.

Insomma la solitudine non è sicuramente sinonimo di  “assenza di compagnia.”

Per alcuni, però, significa proprio questo: per alcuni viver la solitudine significa percepirsi fuori da qualcosa, sentirsi incompresi, soli, perduti, spaesati.

Per altri la solitudine sta per “star da soli” : pianificare le proprie giornate in santa pace, senza ascoltare nessuno.

Vista in questi termini, la solitudine  acquista sicuramente un valore diverso da quello reale.

Nel primo caso è sinonimo di esclusione, nell’altro di “ un voler star soli”, come a non voler avere nessuno accanto.

La solitudine, però, vi svelo un segreto: non è né l’una e nell’altra cosa.

La solitudine: ma che cos’è?

Cos’è davvero, allora, la solitudine?

La solitudine è uno stato d’animo, sicuramente non negativo, che può aiutarci a riflettere meglio su  determinate questioni, esigenze, in particolari momenti della nostra vita.

Possiamo sperimentare, infatti, la solitudine in determinate fasce d’età:

– Adolescenza

– A 30 anni

– A 50 anni

– A 80 anni

Come si evince da quanto affermato, la solitudine può venire a farci visita durante le nostre fasi si crescita, o meglio durante quelle tappe evolutive  grazie e all’ interno delle quali riusciamo a consolidare le nostre certezze.

Tra queste tappe abbiamo sicuramente quella dell’adolescenza, una fase questa fondamentale, delicata che porta con sé molti cambiamenti sia a livello fisico che psicologico e sociale.

Non da meno è la fase della prima giovinezza o quella della mezza età o ancora quella della vecchiaia, che sicuramente porta con sé la necessità di consolidare ed accettare determinati cambiamenti.

Insomma la solitudine come la stiamo intendendo noi, è tutt’altro che negativa. Anzi, è uno spazio che possiamo e dobbiamo concederci per avanzare nella nostra crescita e non ha necessariamente a che a vedere  con l’abbandono, la tristezza.

Questi, semmai, sono sentimenti che generalmente sperimenta chi ha paura di rimanere da solo, perché probabilmente ha bisogno di appoggiarsi a qualcuno per restare in piedi.

Come abbiamo accennato, però, tutto questo ha a che vedere con “il sentirsi soli” che è un’altra cosa e non ha a che fare con la solitudine, considerata secondo un’ottica di crescita e cambiamento.

Le virtù della solitudine

La solitudine dunque non è una nemica da evitare, ma da accogliere.

Noi possiamo scegliere infatti di vivere la solitudine senza essere davvero soli: questo perché la solitudine è uno stato d’animo, un impegno positivo che prendiamo con noi stessi e che possiamo scegliere di utilizzare per riflettere e crescere a livello interiore.

Noi possiamo leggere bene il nostro mondo interiore quando sperimentiamo la solitudine, quando ci guardiamo davvero dentro. La  solitudine,  in questo senso, ci permette di concentrarci su quelli che sono i nostri interessi, ci permette di conoscere il nostro vero io.

Spesso in “mezzo alla folla” non riusciamo a capire tutto questo o comunque non fino in fondo.

Vivere la solitudine è un’opportunità che possiamo decidere di cogliere per fare delle scelte migliori per noi e per la nostra vita e questo non significa necessariamente rimanere da soli.

Quando la solitudine diventa una trappola?

Come avrete dunque notato, fin’ora abbiamo cercato di mettere in rilievo il lato positivo della solitudine.

Nella vita può capitare di dover vivere dei momenti in cui si è soli, perché magari lontani dai propri cari, proprio come sta avvenendo ora, in piena pandemia.

Ma questo non significa necessariamente che dobbiamo chiuderci in noi stessi e abbandonarci a sentimenti di tristezza.

Possiamo cogliere il bello della solitudine anche in queste circostanze dove siamo fisicamente soli, ma moralmente siamo in compagnia di noi stessi.

Questo è ciò che va salvato della solitudine: una solitudine intesa come atteggiamento e come fonte di cambiamento.

Una solitudine che dobbiamo cogliere e accogliere.

Anche se per molti essere in solitudine significa sentirsi fuori dal coro, percepirsi esclusi, sentirsi abbandonati, tristi, depressi, bisogna andare oltre, perché  è proprio questa lettura della solitudine a farvi cadere in trappola.

Molti , per esempio, per il timore di poter restare soli e quindi per il timore di non poter avere qualcuno accanto, arrivano a commettere errori su errori, circondandosi di persone insane, nocive, instaurando così relazioni altrettanto insane e addirittura tossiche.

Non è proprio questo a farvi sentire soli alla fine?

Avere qualcuno accanto che ci fa del male: non è  forse questo il miglior modo per condannarci a sentirci completamente perduti?

Forse dovremmo iniziare a fare un po’ di chiarezza e capire che la solitudine non è come l’abbiamo sempre immaginata.

La solitudine non presuppone necessariamente lo star da soli.

Quindi in nome della lotta contro la solitudine, non accettiamo relazioni di convenienza, non accettiamo  di vivere in una situazione di precarietà.

Perché non c’è motivo o ragione valida che giustifichi  una lotta contro la solitudine.

Non si combatte la solitudine, non si sconfigge la solitudine.

Possiamo scegliere però di combattere e sconfiggere l’idea che abbiamo della solitudine: solo in questo modo diventerà nostra alleata e non più una nemica da allontanare.

Come vivere la solitudine?

A questo punto è arrivato il momento di chiederci e capire come possiamo fare per vivere bene la solitudine: avete letto bene.

Non dobbiamo cercare di capire cosa occorre fare per sconfiggere la solitudine, ma  cosa è opportuno fare per viverla al meglio, perché la solitudine va accolta e poi vissuta.

Questo è sicuramente il presupposto giusto da cui partire per rispondere al nostro interrogativo.

Ovviamente bisogna riflettere anche su altri aspetti.  Vediamoli insieme qui di seguito.

  • Innanzitutto è fondamentale capire e successivamente fare propria la concezione di solitudine  come valore aggiunto e non privazione.

Dunque spogliate la solitudine dei pregiudizi che le avete sempre associato: la solitudine non è mancanza, distacco, privazione, depressione, isolamento, tristezza. La solitudine è impegno, libertà, consapevolezza, perdono.

Noi attraverso la solitudine possiamo ritrovarci, perdonarci, amarci e finalmente liberarci di tutto ciò che ci allontana da noi stessi. La solitudine in questo senso è anche vicinanza e non paura.

  • Sentite di avere paura della solitudine? Chiedetevi davvero cos’è che vi fa paura della solitudine. Forse le state dando un significato del tutto errato.

Se per voi essere in solitudine significa restare soli e sentirsi abbandonati, è naturale averne paura, non credete?

Provate dunque ad andare oltre questa concezione  negativa e pensate che la solitudine invece è uno stato d’animo che può regalarvi tanto.

A volte dobbiamo solo darci l’opportunità di vedere o meglio di ri-considerare altri significati, altri mo-n-di di vedere le cose.

  • Sicuramente la paura dell’abbandono che sentite e avvertite come vostra non va certamente trascurata: è proprio nella solitudine che potete cercare di capire cosa nasconde.

Perché avete così paura dell’abbandono? Cosa vi fa paura  dell’abbandono? Cosa significa per voi essere abbandonati? Insomma le vostre risposte le potrete trovare proprio riflettendo su voi stessi con voi stessi.

  • Non riuscite a fare questo salto di qualità? Non riuscite a restare con voi stessi e a darvi le giuste risposte? Bene, chiedetevi perché non ci riuscite.  Cosa vi blocca?  Avete paura di restare con voi stessi  o semplicemente avete paura del cambiamento?

Avete paura di rimanere soli o semplicemente avete paura di osare?

Insomma riflettete su questi aspetti. Spesso dietro una paura, si nascondono ben altre paure che per essere superate  devono essere prima riconosciute.

  • Le vostre paure sono associate al fatto che avete una bassa autostima? Vi siete resi conto che non avete un’alta considerazione della vostra persona? Siete arrivati alla conclusione che non siete in grado di fare nulla di quanto detto sin’ora, perché non credete in voi stessi?

 Bene è arrivato il momento di ricordare a voi stessi quanto invece vi sbagliate. Come riuscirci? Provate ad elencare i vostri successi su di un diario personale:  sicuramente qualcosa di buono siete riusciti a farlo nella vostra vita e magari lo avete fatto proprio grazie all’ascolto di voi stessi. Quell’ascolto che solo la solitudine ci può dare.

A volte per riconoscere il valore di qualcosa, dobbiamo prima riconoscere il valore di noi stessi: perché non farlo ricordando proprio quello che abbiamo già raggiunto?

  • Ovviamente  per lavorare sulla propria autostima bisogna anche dover fare altro: riconoscere innanzitutto il valore dell’autostima e il ruolo che ricopre nella nostra vita.

Solo allora riusciremo ad annaffiare questo fiore: come si innaffia l’autostima?

 Dando priorità ai nostri bisogni, concedendoci dei piccoli piaceri,  smettendo di paragonarci agli altri,  coltivando le nostre passioni, buttandoci in nuove esperienze, riscoprendo i valori più nascosti, riscoprendo  le nostre qualità  e circondandoci di persone positive e che ci amano davvero, ma soprattutto smettendo di guardare al fallimento come ad un arresto, ma  come un’opportunità per imparare.

  • Per fare tutto questo dobbiamo focalizzarci sul nostro qui e ora: non è forse questa l’unica certezza che abbiamo davvero?  Non dobbiamo preoccuparci ed occuparci del nostro passato o di quello che succederà in futuro. 

 Noi siamo nel nostro presente e il nostro presente chiede solamente di essere vissuto. Che stiamo aspettando?

Questo potrebbe essere il nostro vero fallimento: il lasciar scivolare via la nostra vita, senza muovere un dito.

Riflettendo insieme: cosa abbiamo imparato?

Insomma come abbiamo detto sin’ora, la solitudine presuppone sicuramente un salto di qualità.

Un salto che ci faccia finalmente comprendere  che la solitudine non è sinonimo di isolamento o abbandono

Anzi, la solitudine è l’esatto opposto: è  sinonimo di libertà, introspezione, amore per se stessi.

Ma solo chi riesce a sconfiggere le proprie paure può riuscire a guardare oltre e considerare la solitudine secondo quest’ottica.

In un certo senso occorre  fare un grande lavoro su se stessi, sulla propria autostima, altrimenti il rapporto con la solitudine sarà sempre conflittuale e noi continueremo a dare la colpa alla solitudine, senza capire che alla base di tutto ci siamo sempre noi e le nostre paure.

Essere soli può essere sicuramente frustrante per qualcuno, ma chi l’ha detto che vivere la propria solitudine significhi essere soli?

Possiamo vivere la nostra solitudine senza necessariamente allontanare chi amiamo.

Insomma una cosa non esclude sicuramente l’altra.

Prima riuscirete a capire questo, prima riuscirete a godere pienamente del valore della solitudine che è grande e unico.

Perché vivere la solitudine è una cosa, sentirsi soli è un’altra.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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