Come Migliorare la Comunicazione quando i Figli non Ascoltano

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In questo articolo vedremo come migliorare la comunicazione quando i figli non ascoltano.

Perché i figli non ci ascoltano?

Vi è mai capitato di chiedervi “ma perché mio figlio non mi ascolta, perché non fa ciò che gli chiedo?”.

Se la risposta è affermativa, cerchiamo di comprendere cosa succede quando i nostri figli non ci ascoltano.

Accade di frequente che gli adulti fanno delle richieste ai propri figli e questi continuano a giocare, sembra che non stiano ascoltando oppure spesso procrastinano davanti alle richieste dell’adulto, dicendo frasi del tipo “un attimo, lo faccio dopo”, ma in realtà questo attimo sembra non finire mai.

Di conseguenza i genitori si lamentano dell’atteggiamento dei loro figli, quando non rispondono o non ascoltano le regole e le istruzioni che gli vengono date. 

Una società frenetica

È necessaria una piccola premessa: tutti quanti, grandi e piccoli, viviamo in una società frenetica, fatta di routine piene di attività, in cui a volte ci sentiamo continuamente sbattuti da una parte all’altra, come la pallina in un flipper.

Non solo gli adulti che si dividono fra lavoro, casa e attività dei figli, ma anche i bambini sono immersi in ruotine ricche di attività: scolastiche ed extrascolastiche (sport, attività artistiche, corsi di musica e altro).

I genitori si trovano a fare richieste ai propri figli, magari mentre stanno svolgendo altre mansioni, a volte il genitore fa domande al proprio figlio da una stanza all’altra della casa e ha la pretesa che il figlio risponda ed esegua subito la richiesta. 

Le priorità degli adulti e dei figli 

La priorità del genitore l’abbiamo appena citata, ma quella dei figli è la stessa? Molto probabilmente la risposta è “no”. 

Se un bambino è impegnato in una attività, come ad esempio sta giocando con le macchinine, in quel momento la sua attenzione è concentrata su quello e se il gioco è particolarmente gradito, sarà quella la priorità del bambino.

In questo caso genitore e figlio hanno priorità diverse, ma il genitore spesso ha la pretesa che il figlio esegua subito il comando. 

Riflettiamo prima di agire 

L’adulto innanzitutto deve chiedersi e capire cosa vuole trasmettere ai propri figli, ma subito dopo è importante che si chieda quali sono i desideri e i bisogni dei propri figli. Come possiamo fare questo?

Le persone devono fermarsi, prendersi del tempo per riflettere.

Il passo successivo sarà quello di trovare del tempo per parlare con i propri figli. Il tempo di qualità: un momento in cui ci si impegna per fare questo e non altro.

Cercare di trovare del tempo da dedicare ai propri figli, per poter dialogare con loro. Un tempo in cui ci si dedica a questa attività. Quindi se la mamma è in ritardo e deve cucinare, troverà un altro momento per parlare con il proprio bambino. 

Se il bambino non ascolta l’adulto, quest’ultimo dovrebbe interrogarsi sul proprio stile comunicativo, andando alla ricerca di quale possa essere l’elemento che rinforza il bambino a non ascoltare. 

L’adulto come figura di riferimento 

Inoltre non ci è utile e funzionale avere pretese nei confronti dei figli come “mi deve ascoltare, deve stare fermo, mi deve ubbidire…”, poichè possiamo avere il controllo sui nostri comportamenti, ma non sul comportamento degli altri.

Le pretese assolutistiche sono dannose.

Ovviamente esiste una via di mezzo: se il genitore vuol insegnare al figlio che a tavola si sta seduti, dovrà essere l’adulto ad aiutare il bambino a rispettare questa regola.

Tutto questo va fatto con amore, dedizione e impegno. A volte i bambini vanno supportati più di quanto non pensiamo.

Non è detto che se spiego la regola questa venga compresa e rispettata, deve essere la figura di riferimento ad aiutare il piccolo a comprenderla e rispettarla. 

Spesso durante la crescita dei bambini, quando vediamo che iniziano a conquistare alcune autonomie, iniziamo a dare per scontato che sono autonomi, ma in realtà la loro autonomia va consolidata.

Ciò non significa che se il bambino ha imparato ad allacciarsi le scarpe da solo, sia indipendente sotto altri punti di vista. Nel rispetto delle regole, nella gestione emotiva i bambini devono essere aiutati dagli adulti, che funzionano da guida, da modello dal quale è possibile apprendere. 

Attirare l’attenzione dell’interlocutore 

È sempre il caregiver che deve insegnare ai bambini a prestare attenzione all’altro che parla. Se chiamiamo, più volte, un bambino, da un’altra stanza della casa e questo non risponde, se voi adulti lasciate stare, cosa state facendo? 

State insegnando e rinforzando che è possibile ignorare le persone.

Se voglio parlare con una persona devo assicurarmi che questa mi stia ascoltando, adulta o piccola che sia.

In questo atteggiamento dobbiamo essere costanti e non ambivalenti, di modo che il bambino possa apprendere che è importante ascoltare chi gli sta parlando. 

Solitamente i bambini sono molto assorbiti dalle attività che stanno facendo tanto da non ascoltarci, addirittura non ci sentono, mentre in alcune occasioni ci mettono alla prova. 

Può sembrare facile a parole, ma poi di fatto il genitore è coinvolto emotivamente nella propria relazione con il figlio e a volte non è sempre facile gestire le proprie emozioni quando queste prendono il sopravvento.

Quando i figli non ascoltano e questo atteggiamento si protrae nel tempo, la situazione diventa frustrante e fonte di rabbia, per entrambe le parti coinvolte.

Quindi se l’atteggiamento dei più piccoli può generare in noi adulti rabbia, quando non ci ascoltano, dobbiamo ricordare una cosa molto importante: non entrare in sfida con i bambini, l’adulto siamo noi. 

Atteggiamenti che aiutano nella relazione con i figli 

È buona regola fermarsi, riflettere, ascoltare e attirare l’attenzione dell’altro. Se il bambino non mi sente, mi avvicinerò, alzerò leggermente il tono della voce e gli chiederò di prestare attenzione.

Magari mi abbasserò e cercherò il contatto oculare se il bambino e seduto in terra con l’obbiettivo di sintonizzarmi con lui. Se ancora non mi ascolta, posso provare ad appoggiare la mia mano sulla sua spalla e chiamarlo, un ulteriore segnale per attirare la sua attenzione. 

Spesso i genitori si concentrano sugli atteggiamenti sgraditi, ma l’atteggiamento più funzionale è quello di focalizzare la propria attenzione sulla versione positiva di un atteggiamento. Quindi come possiamo trasformare la nostra affermazione “mio figlio non mi ascolta mai”?

Potremmo pensare “vorrei dire le cose una volta sola ed essere ascoltato”. Questa è la nostra nuova partenza. Da qui possiamo imparare, se ancora non lo stiamo facendo, a utilizzare il rinforzo positivo. 

Ma cos’è un rinforzo positivo? Dare una ricompensa a seguito di un comportamento corretto. Ciò non significa che ad ogni comportamento corretto il genitore è costretto a comprare un gioco nuovo, ma semplicemente ad ogni azione corretta messa in atto dal bambino segue un rinforzo positivo.

Questo può essere: un complimento, una lode, la consegna di un gioco gradito, non è necessario ricorrere a ricompense particolari.

Se vi state concentrando su una determinata azione, ad esempio ogni volta che mio figlio sparecchia le sue stoviglie dalla tavola, ogni volta che il bambino lo fa, se voi farete seguire subito un rinforzo positivo, se l’erogazione del rinforzo è costante e tempestiva, otterrete risultati duraturi nel tempo. 

All’inizio i genitori non presteranno attenzione ai piccoli cambiamenti, tanto che questi passano inosservati e vengono sottovalutati.

Se questo accade, come conseguenza non rinforzeremo in modo adeguato il bambino. Quindi dobbiamo sempre ricordarci quale è l’obbiettivo che vogliamo raggiungere con il nostro bambino e prestare attenzione ad ogni piccolo passo avanti che il bambino fa e rinforzarlo. 

Le regole che aiutano i genitori 

Altre buone norme utili per i genitori possono essere: 

Non alziamo il tono della nostra voce: urlare non serve a niente;

Dare delle alternative:

“ti lavi prima i denti o prepari prima lo zaino?”, in questo modo il bambino si sente meno costretto dalle vostre richieste e si sente attivamente coinvolto nella scelta

Facciamo poche richieste:

fare tante richieste può portare confusione nel bambino, tanto che non sa da dove iniziare;

Usare frequentemente il rinforzo positivo:

questo ci porterà ad una maggiore collaborazione da parte dei figli. Utilizzare le punizioni quando non si comporta bene non è così funzionale come l’utilizzo di un rinforzo positivo quando si comporta bene. Un bambino che risponde alla nostra richiesta ha fatto sì il suo dovere, ma allo stesso tempo proprio perché è un bambino va valorizzato. 

Dare regole in positivo:

frequentemente usiamo frasi del tipo “non alzarti, non sporcarti, non picchiare i bambini…”. L’accezione negativa del “non” rafforza la tentazione. Quindi le regole in termini negativi ci suggeriscono atteggiamenti che non dovrebbero verificarsi oltre a comunicarci aspettative negative. Mentre esprimere le regole con valore positivo aiuta i più piccoli ad agire e pensare positivamente, incrementando la fiducia nelle proprie capacità. 

Non parlare troppo:

spesso le regole vengono ripetute tante volte, come se il genitore fosse un disco rotto “pulisci la tua camera, pulisci la tua camera, pulisci la tua camera” in realtà questa continua ripetizione produce un effetto controproducente.

La continua ripetizione di una istruzione fa si che l’azione non venga appresa. Il rischio al quale andiamo incontro ripetendo in modalità continuativa una richiesta è l’assuefazione, come se il bambino chiudesse gli occhi e si addormentasse nel momento in cui l’adulto inizia a parlare. Il trucco è quello di dare delle regole con dolcezza, evitando di lamentarsi dei comportamenti messi in atto nel passato. 

Il dono della sintesi:

le regole che vogliamo insegnare ai bambini devono contenere informazioni coerenti e inequivocabili. La regola descrive l’azione in modo operativo e non vago. 

Individuazione dei rinforzatori:

L’adulto deve trovare i rinforzatori da utilizzare con il bambino, in modo che il rinforzo sia efficace nell’indurlo a emettere un certo comportamento (esempio, stare seduto durante il pranzo). Alcuni classici rinforzi come il cibo sono funzionali per alcuni bambini e meno per altri.

Deve essere trovato uno o più rinforzati che siano più forti di quelli che il bambino riceve per il suo attuale comportamento indesiderato; cioè devono essere più forti dei fattori di mantenimento del comportamento indesiderato.

Quindi dobbiamo sempre chiederci se quel rinforzatore è tale per il nostro bambino, altrimenti dobbiamo cambiare rinforzo.  

Conclusioni

Non vi resta che sperimentare. Alla prossima occasione in cui vostro figlio non vi ascolterà proverete a mettere in atto le regole sopracitate che vi aiuteranno nel dialogo e nel rapporto con i vostri figli.

Non ci aspettiamo grandi risultati al primo tentativo, dobbiamo essere costanti nel nostro atteggiamento, dobbiamo sforzarci di imparare ad agire in modo diverso e a seguito del nostro impegno, potremo vedere un risultato concreto nel rapporto fra genitori e figli. Provare per credere!

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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