Claustrofobia

Indice dei Contenuti

Quante volte avete sentito parlare di  claustrofobia? Tante, vero?

Questa sembra essere, infatti, una fobia molto diffusa, poiché arriva a colpire molte persone, fin dall’età adolescenziale.

Ascensore, metropolitana: tutto questo a noi comuni mortali non suscita nulla, eppure un ascensore può poter diventare un vero e proprio incubo per un individuo che soffre di claustrofobia.

Perché? Cosa significa quanto detto? Quali sintomi possono essere sperimentati? A causa di cosa?

Insomma le domande che possiamo porci sono tante: qui di seguito infatti cercheremo di capirne di più, cercando innanzitutto di rispondere alla domanda fondamentale: cos’è la claustrofobia.

Claustrofobia: cos’è e che caratteristiche presenta?

Sentiamo spesso parlare di claustrofobia, ma ci siamo mai chiesti cosa sia davvero?

Iniziamo con il dire che è una paura eccessiva degli spazi chiusi o comunque ristretti: basta fare riferimento all’etimologia del termine per rendersene conto.

 La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum, che significa luogo chiuso e  dal greco phobos che sta proprio per paura, fobia.

Secondo  alcuni dati, la maggior parte di coloro che soffrono di questa fobia non sono molto gravi e sono pochi coloro che decidono di affidarsi ad un professionista.

Ma che caratteristiche presenta questo disturbo?

Volendo riferirci alla definizione data dal Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM), la claustrofobia è considerata una fobia specifica che presenta determinate caratteristiche, o meglio, determinati criteri:

  • Una paura eccessiva, persistente, a causa di una situazione specifica  
  • La fobia può assumere i tratti di un attacco di panico improvviso, se si è in presenza della situazione fobica
  • La paura è immotivata e sproporzionata rispetto alla minaccia reale
  • Messa in atto di strategie di evitamento per evitare la situazione temuta 
  • La reazione di ansia e paura e il fatto stesso di mettere in atto queste strategie interferiscono con la propria vita relazionale e non.

Per poter parlare di claustrofobia, secondo il DSM questa deve poter persisteste per sei mesi o più.

Ma cosa prova chi soffre di questa fobia?

Chi soffre di questo disturbo prova angoscia e disagio non appena si trova in stanze di piccole dimensioni o senza finestre.

O ancora in quelle situazioni che sembrano creare oppressione e in cui ci si sente quasi in trappola.

Per questo il disturbo è associato all’evitamento di quelle situazioni o oggetti che portano ad avere anche solo la sensazione che possa venire a mancare la libertà di movimento.

Di quali situazioni parliamo?

Stimoli fobici: quali sintomi e quali strategie di evitamento

Sicuramente di quelle situazioni che sono innocue o che apparentemente lo sembrano.

Chi soffre di claustrofobia può arrivare a temere  per esempio gli ascensori, le giostre dei parchi di divertimenti, i sotterranei, le metropolitane, i bagni pubblici o ancora le porte girevoli.

Anche l’esecuzione di esami medici o il ricorso a strumenti diagnostici, come nel caso della risonanza magnetica, può poter rappresentare un pericolo per chi soffre di claustrofobia.

Insomma tutto ciò che limita la possibilità di movimento viene considerata una minaccia: anche il semplice indossare abiti o maglioni a collo stretto può poter rappresentare uno stimolo fobico.

A questo punto vi starete chiedendo quali siano i sintomi sperimentati.

Tra questi possiamo ritrovare un’ansia o un disagio di lieve entità, ma anche una forte angoscia che può poter diventare un vero e proprio attacco di panico, nei casi estremi.

La paura caratteristica di questa fobia? Quella di soffocare.

Il tutto non può che portare alla manifestazione di sintomi fisiologici, tra cui brividi, battiti accelerati, sensazione di nausea, senso di svenimento, formicolio, mal di testa, difficoltà a respirare, bocca secca, tremore, pianto.

Nei casi più gravi la claustrofobia può portare ad avere paura di morire.

Proprio perché possono verificarsi questi sintomi, il soggetto in questione cercherà di  non esporsi agli stimoli fobici visti poc’anzi, adottando quelle che sono definite le strategie di evitamento.

Tra queste ritroviamo:

  • L’organizzare la propria vita, tenendo conto di precise abitudini, con il solo obiettivo di proteggersi dal pericolo: scegliere di andare in posta nelle ore meno affollate potrebbe essere un esempio di strategia di evitamento
  • Il farsi accompagnare da amici o parenti per sentirsi più sicuri e al riparo dalla propria paura
  • L’andare alla ricerca di rassicurazioni, parlando del proprio problema, come se questo servisse ad allontanarlo

Perché si soffre di claustrofobia e quali conseguenze si possono avere?

Bene, dopo aver capito cosa sia e cosa comporti questo disturbo, è normale che qualcuno arrivi a chiedersi: perché si soffre di claustrofobia?

Perché alcuni arrivano a temere delle situazioni che normalmente tutti noi ci ritroviamo ad affrontare?

Cosa si nasconde dietro questa paura?

Iniziamo con il dire che le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto note e chiare.

Spesso, come si evidenzia da diversi studi, questa fobia è la conseguenza di un’esperienza traumatica vissuta durante il periodo infantile, che può aver in un certo senso bloccato il nostro naturale istinto di esplorazione, fino a generare un vero e proprio blocco.

Questa reazione a sua volta può poter essere influenzata da una bassa autostima e da quell’ansia verso ciò che sembra limitare la  propria libertà, un’ansia questa che può poter essere associata a luoghi chiusi, ma non solo.

Da un punto di vista psicoanalitico, la claustrofobia sembra essere infatti connessa a conflitti intrapersonali e interpersonali: cosa significa?

Che la ricerca di aria e di libertà può essere anche collegata al bisogno di evitare quelle situazioni che portano ad una chiusura, non solo fisica.

Parliamo di una chiusura a livello di legami e rapporti sociali.

Questa fobia può essere inoltre collegata al bisogno di liberarsi dalle proprie insicurezze e dalla propria sensazione di inadeguatezza.

Se vogliamo dare una lettura biologica della questione, non possiamo non riferirci ad alcuni studi che affermano come alla base di tale fobia ci sia un malfunzionamento dell’amigdala, che altro non è che una  struttura che appartiene al sistema limbico e che influenza la nostra percezione del pericolo.

In alcuni soggetti si è potuto constatare come tale disturbo sia correlato anche alla presenza di altri disturbi d’ansia e ad altre fobie, come quella per il buio, per le altezze.

Ma cosa può portare una fobia di questo tipo? Sicuramente può limitare la vita di chi ne soffre.

Nel tempo la paura degli spazi ristretti può portare ad evitare gran parte delle proprie attività quotidiane, quelle che appunto potrebbero far sentire il soggetto fobico come accerchiato. 

Il claustrofobico infatti può arrivare ad evitare di andare alle feste o a quegli eventi particolarmente affollati.

Anche  i viaggi possono rappresentare un vero e proprio pericolo: pensate ad un claustrofobico che viaggia in aereo, costretto a stare in un spazio piccolo.

Non lo farà mai, o almeno questo sarà sicuramente il suo pensiero a tal proposito.

Un pensiero, che come vedremo, può essere, però, modificato.

Come superare questa fobia?

Insomma, come abbiamo potuto constatare, questa fobia può davvero essere invalidante : il soggetto può arrivare non solo a sperimentare i sintomi tipici di un attacco di panico, ma può anche arrivare ad evitare le situazioni più banali.

Questo non può che portare ad avere una vita insoddisfacente, proprio perchè ogni cosa sembra rappresentare un pericolo o una minaccia. 

Per questo ora è arrivato il momento di porci una domanda: come può essere affrontata una paura di questo tipo?

Come superarla?

Consigli e suggerimenti per gestire la propria paura

Sicuramente per poter stare bene e superare le proprie crisi claustrofobiche è necessario affrontare le situazioni che sono alla base della propria paura.

Per poter tener sotto controllo la claustrofobia, dunque, possono essere messi in atto dei piccoli accorgimenti:

  • Evitate di parlare del problema: come abbiamo detto prima, spesso si  tende a parlare alle persone che ci circondano della propria paura. 

Il primo suggerimento a tal proposito  è proprio questo: evitate di parlare della vostra paura, poiché più si parla di un problema, più questo diventa reale. 

Seppur inizialmente potrà sembrarvi di provare una sensazione di sollievo, in realtà successivamente vi sentirete maggiormente frustrati.

  • Uscite dal circolo vizioso delle vostre abitudini: cercate di ridimensionare il tutto, a partire dalle vostre abitudini e dagli schemi mentali che vi siete creati per evitare le situazioni che più temete. 

A tal proposito, provate per esempio a prendere carta e penna e provate a riportare tutte quelle situazioni che evitate o che eseguite, solo perché avete la sensazione che ciò arrivi a proteggervi. 

Fatto? Bene provate a ordinarle, a partire da quelle che vi provocano una minore ansia fino a quelle che vi suscitano più ansia. La lista è pronta?

Partite dalla situazione meno ansiogena e provate a modificare qualche azione che fate per evitarla: cosa succede?

Questo modo di fare potrebbe essere davvero terapeutico per voi, perché potrebbe aiutarvi a capire che spesso le paure che abbiamo sono esagerate.

Consigli e suggerimenti: cosa fare se sono nel panico?

Siete in ascensore e vi sentite il cuore in gola? Siete intenti a fare la spesa  e vi manca l’aria? Cosa fare in questi casi?

  • Cercate di respirare contando fino a 5, mentre inspirate ed espirate, per un totale di dieci secondi. In questo modo riuscirete a ridurre le vostre sensazioni di ansia. 
  • Focalizzate la vostra attenzione sugli aspetti positivi della vostra vita
  • Se siete soli, provate a canticchiare una canzoncina o meglio ancora ascoltatene una, focalizzando la vostra attenzione sulla musica
  • Provate a chiudere gli occhi e immaginate una situazione in grado di infondervi calma.

Richiesta di aiuto: quando è opportuno?

Se la vostra fobia è diventata così invalidante fino al punto che non riuscite a stare meglio nemmeno dopo aver messo in atto i piccoli suggerimenti visti fin’ora, forse è il caso di chiedere aiuto ad un professionista.

In questo modo potete provare ad affrontare la vostra paura, grazie al suo supporto, proprio come farebbe una madre con il proprio bambino, con amore e pazienza.

In questo modo potrete non solo cercare di razionalizzare la vostra paura, ma anche provare a capire cosa nasconde realmente.

Questo vi aiuterà a stare bene con voi stessi: riuscirete finalmente a concentrarvi sulla possibilità di reagire, ma soprattutto riuscirete ad affrontare quelle che sono le vostre convinzioni.

Affronterete semplicemente voi stessi.

Riflessioni conclusive: cosa abbiamo detto sin’ora

Come abbiamo visto fin’ora la claustrofobia è una delle fobie più diffuse e alla base nasconde la paura dei luoghi chiusi, ristretti e di tutti quei posti in cui il soggetto sente di essere privo della propria libertà di movimento.

Come abbiamo visto, il claustrofobico per evitare situazioni di questo tipo, può arrivare a mettere in atto delle strategie di evitamento che a lungo andare, però,  non fanno altro che aumentare il  problema.

Un problema questo che sembra avere alla base diverse cause.

I sintomi sperimentati da chi soffre di claustrofobia non sono sicuramente facili da gestire, per questo abbiamo cercato di evidenziare cosa può essere fatto per stare meglio,soprattutto in quelle situazioni limite, in cui ci si sente in pericolo.

Ovviamente quando la claustrofobia diventa invalidante, occorre ammetterlo a se stessi, accettarlo e cercare aiuto ad un professionista, al fine di riuscire a comprendere le cause delle proprie paure e la soluzione al problema.

Un problema per essere risolto, d’altronde, non va evitato, ma va affrontato.

Il claustrofobico ha paura del chiuso, ma non sa che spesso è propria “una mente chiusa” a creare i problemi più grandi.

Apriamo dunque la nostra mente e cerchiamo aiuto a chi può darcelo.

Spesso è di questo che abbiamo bisogno, di essere aiutati a guardare oltre ciò che noi stessi vediamo o crediamo di vedere.

Non è forse questo il vero senso della libertà?

 La nostra vera prigione non è sicuramente un ascensore, ma solo la nostra mente e i pensieri che partorisce.

Apriamola dunque e il prossimo ascensore sarà nostro!

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

Hai bisogno di una consulenza?




    Condividi su facebook
    Facebook
    Condividi su whatsapp
    WhatsApp
    Condividi su twitter
    Twitter
    Condividi su linkedin
    LinkedIn

    Iniziamo a conoscere meglio la dipendenza affettiva: come si evince dall’espressione stessa parliamo di una dipendenza e come tutte le dipendenze è un modo per cercare al di fuori se stessi. Attraverso questa “anomala” modalità cerchiamo di raggiungere la stima,…

    Quante  volte abbiamo pensato e detto frasi del tipo “ essere innamorati e innamorarsi è la cosa più bella che ci possa accadere”? Sicuramente in questa frase c’è del vero, non possiamo certo negare la forza dell’amore, ma c’ è…

    In questo articolo metteremo in rilievo come e quanto possa far male ad un figlio vivere in un contesto familiare caratterizzato da continui litigi, tra mamma e papà. Sicuramente fa male alla propria autostima, alla propria serenità e in un…

    Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagniaJean-Paul Sartre La parola “solitudine” sembra spaventare o incutere paura, soprattutto nel periodo che stiamo vivendo attualmente. Il termine solitudine, oggi più che mai, viene infatti associato a quello…

    Oggi giorno tutto intorno a noi è diventato super-tecnologico, anche il nostro modo di rapportarci all’altro, il nostro modo di chiedere aiuto ad un professionista. Sono tanti infatti i professionisti che lavorano con le terapie online, che, appunto, avvengono  attraverso…

    Padre e madre esercitano funzioni diverse ma entrambe necessarie per il corretto sviluppo del bambino e, quindi, dell’adulto che egli diventerà.  La funzione paterna è normativa – ovvero impartisce regole – e di emancipazione, detta delle norme di comportamento e…

    Avete cenato da un’ora e improvvisamente mentre guardate la vostra serie preferita sentite il bisogno di fare uno spuntino. Oppure vi svegliate nel cuore della notte in preda ai pensieri e l’unica cosa che è in grado di calmarvi è…

    Il gioco è talmente importante per lo sviluppo del bambino che è stato riconosciuto dall'AltoCommissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani come un diritto di ogni bambino. Questo diritto di nascita è però messo in forse da molti aspetti…

    Le relazioni che creiamo influenzano il nostro stile di vita.  Mentre una relazione sana contribuisce ad accrescere la nostra autostima, una relazione tossica ci prosciuga le energie e abbassa la nostra autostima.  Una relazione sana è caratterizzata da rispetto, cura…

    Sentir parlare di depressione significa sicuramente fare  riferimento ad un qualcosa di familiare: oggi più o meno tutti  sappiamo cosa sia la depressione o meglio crediamo di sapere cosa  sia.  Spesso infatti la si confonde con l’ansia o con la…

    unnamed

    Ciao ! sono la Dott.ssa Alessia Pullano

    Se hai bisogno di una consulenza o di un consiglio scrivimi pure un messaggio privato nella mia pagina Facebook ! Sarò felice di aiutarti :)