Bondage

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In questo articolo analizzeremo la pratica del Bondage.

“La persona che ha il controllo completo di un altro essere vivente rende questo essere una sua cosa, una sua proprietà, mentre egli diventa per l’altro un dio.” 

(Fromm, 1977)

Che cos’è la sessualità?

La sessualità è un aspetto fondamentale nella vita di ogni individuo.

In una coppia una buona sessualità è uno dei fattori che ne determina il benessere psicologico, in quanto rappresenta una garanzia di cura ed attenzione nei confronti del proprio partner e anche di se stessi.

Da cosa è influenzata la sessualità?

La sfera sessuale, pur essendo qualcosa che va vissuto intimamente, ha sempre rivestito un ruolo di grande importanza nella società tanto che è stata oggetto di condizionamenti sociali, culturali e religiosi.

Ma a determinare il comportamento sessuale di una persona e le sue attitudini oltre a questi condizionamenti sono gli atteggiamenti dei genitori all’interno del nucleo familiare. 

Nelle famiglie in cui i bambini sperimentano un’eccessiva distanza emotiva dai genitori o sono vittime di maltrattamenti sia fisiche che verbali, sono più a rischio di sviluppare comportamenti sessuali devianti.

Da adulti per sentirsi “appagati” devono sottomettere alla propria volontà l’altra persona, come azione traslativa di ciò che loro hanno vissuto da bambini.

Una forma di sessualità deviata: le perversioni

Si può anche dare un nome a tutti quei comportamenti sessuali che deviano da ciò che la società reputa essere “normali” e chiamarli perversioni.

Le pervesioni in realtà non sono altro che una forma erotica dell’odio, un desiderio di danneggiare un oggetto.

La persona si eccita proprio perché è cosciente di procurare del male verso un altro essere, quindi per soddisfare i propri impulsi si ha bisogno di far del male, si vuole far del male.

Esso deve rappresentare un atto di umiliazione con il quale ci si vendica di tutte quelle umiliazioni subite. 

Potremmo usare le parole di un noto psicoanalista Kernberg e dire che “la perversione è il reclutamento dell’amore al servizio dell’aggressività, la conseguenza del predominio dell’odio sull’amore”. 

Bondage: una pratica erotica

Questa aggressività si manifesta in forme sadiche, masochistiche che possono dar luogo a delle vere e proprie pratiche erotiche di soddisfacimento sessuale, una di queste è rappresentata dal bondage.

Fa parte appunto di una serie di pratiche erotiche di dominazione, disciplina, sottomissione, sadismo e masochismo che vengono racchiuse nell’acronimo BDSM, dove nell’ambito di un rapporto erotico i ruoli da assumere sono quelli di “dominatore” o di  “sottomesso”.

Il termine bondage significa schiavitù, una sottomissione che deve essere sia fisica che psicologica, una costrizione, un assoggettamento del sottomesso al suo dominatore.

Con queste pratiche si cerca di privare la persona dei movimenti immobilizzandola o privarla momentaneamente di uno dei cinque sensi, può capitare nelle pratiche più hard, più perverse, che non rappresentano la norma,  infatti usare dei sacchetti di plastica attorno alla testa in modo da indurre la persona in uno stato di asfissia, l’eccitamento che si prova è dato proprio dal fatto di vedere la sofferenza nell’altra persona, possedere in quel momento un senso di assoluta  grandiosità dato in quanto si può decidere della vita o della morte dell’altro.

Le origini del bondage

Nasce in Estremo Oriente, precisamente in Giappone, era una tecnica usata per immobilizzare i criminali e i prigionieri mediante l’uso di corde fatte di juta.

Le sue origini non hanno nulla a che fare con l’erotismo. La particolarità era data dal fatto che nel legare i prigionieri i nodi erano fatti in modo da essere delle vere e proprie opere d’arte, ogni tipo di nodo andava a identificare la classe sociale del criminale. 

Questa esperienza di assoggettamento o meglio di schiavitù fu utilizzata anche durante il periodo bellico in cui molti soldati tormentavano le loro prigioniere donne prese in ostaggio durante la guerra.

A dare una qualche forma di attenzione al bondage negli anni ’50 fu la fotografia che si interessò ad immortalare i rituali sessuali fino ad allora proibiti.  

Di recente queste pratiche bondage hanno avuto visibilità grazie all’uscita nelle sale cinematografiche di un film “50 sfumature di grigio”, a cui il regista Sam Taylor Johnson ha deciso di dare seguito con altre 2 produzioni. 

Nel film uno dei protagonisti, l’affascinante Signor Grey (Jamie Dornan) conosce durante una intervista una giovane donna, Anastasia (Dakota Johnson), al quanto impacciata, a cui propone la stipula di un vero e proprio contratto che prevede la sottomissione totale di quest’ultima, ai suoi voleri.

Il Signor Grey possiede una “stanza dei giochi” dove ripetutamente sperimenta ed utilizza quelle che possono essere definite delle vere e proprie tecniche bondage. 

Il film nella sua prima uscita ha avuto molto successo e di qui è nata anche in molti o quanto meno agli ignari, la curiosità rispetto a questa forma estrema di erotismo, contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettato, sono state soprattutto le donne ad esserne rimaste affascinate.

Non è insolito oggi praticare nelle proprie mura domestiche, almeno nelle versioni più soft il bondage, tant’è che esistono dei veri e propri video – corsi, delle riviste, dei siti, in cui accompagnano gli utenti alla conoscenza ed eventualmente alla pratica di questa forma perversa di erotismo. 

A fare la parte del sottomesso non sempre è la donna infatti quando i ruoli si invertono è lei (mistress) ad infliggere dolore fisico e mentale al proprio compagno di giochi (slave).

Le tecniche del bondage: come funziona

Nel bondage si usano corde, catene, manette, ganci, fruste, sexy toys, e tanti altri attrezzi che possono essere necessari a procurare piacere o a “torturare” il partner. 

Ci sono tantissime sfumature o meglio livelli di queste pratiche sadomaso: si può praticare infatti il light bondage che prevede semplicemente il legare mani o piedi.

Alcune varianti di questa modalità definibile più soft è lo shibari o kinbaku. Essa si rifà allo stile giapponese di legare le parti del corpo con nodi e tipi di legature speciali se invece vengono usate sia delle legature che dei materiali diversi di corde e lacci si può parlare di Western bondage. 

Si può optare per la mummification ossia si lega la persona in modo da evitare qualsiasi suo movimento, ad esempio legando mani, piedi e poi passare la corda immobilizzando anche il resto del corpo per bloccarne completamente i movimenti, oppure si può praticare un livello ancora più hard detto suspension in cui la persona sottomessa non solo è immobilizzata ma viene anche appesa.

Una tra le pratiche più estreme è il breath control (controllo del respiro), di questa tecnica si era già fatto cenno prima, ha un alto livello di pericolosità in quanto  la mancanza di ossigenazione può provocare danni cerebrali e in alcuni casi essere addirittura letale. 

Quali motivazioni psicologiche spingono la persona a praticare bondage?

Alcuni studiosi in ambito psicoanalista sono inclini a ricercare le origini del BDSM in una condizione psicopatologica che affonda le sue radici in precoci esperienze traumatiche, nel fallimento del raggiungimento di tappe evolutive e in conflitti infantili sia reali che fantasmatici rimasti irrisolti.

Nel sadismo infliggere dolore sia fisico che psicologico e umiliare un’altra persona, produce nel “sadico” una forte sensazione di eccitazione sessuale.

Il dolore diventa lo scopo principale in quanto simboleggia il potere e il controllo sulla vittima, il sottomesso trova la sua gratificazione nell’assenza di potere dal senso di impotenza che prova di fronte al partner mentre gli infligge umiliazioni e gli procura dolore.

Essa rappresenta quindi una vera relazione strutturata.

Sfatiamo un mito

Le tecniche sadomaso, bondage, sono considerate da molti come pratiche di una sessualità perversa, inscrivibili in veri e propri disturbi psicologici e psichiatrci  come le parafilie, l’inquadramento che viene fornito è quello di “malattia” ma ciò che determina quello che può essere considerato “malato” e ciò che può essere assunto come “sano” è solo il contesto, le norme a determinarlo. 

Il Manuale Diagnostico dei Disturbi mentali (DSM) include nelle sue categorie nosografiche i disturbi sessuali tra cui le parafilie, in esse sono contenuti anche il sadismo e il masochismo e quindi di conseguenza il bondage,  mentre una sentenza della Corte di Cassazione del 2015 in merito alle  pratiche sadomaso le leggittima come forma di espressione sessuale ammissibile se queste non ledono la normale vita quotidiana del soggetto e a patto che vi sia il consenso prima e durante l’intero evolversi dell’atto.

Non possiamo comunque non considerare il fatto che in molti criminali seriali la sessualità è perversa e spesso i loro crimini sono stati determinati proprio da essa.

Molti serial killer hanno infatti utilizzato tecniche bondage con le loro vittime, ma non sono le tecniche usate fini a se stesse a rendere “mostro” una persona, non sono diventati assassini per aver utilizzato il bondage che ha rappresentato solo l’espressione di una mente distorta e malata.

A dimostrazione di quanto espresso sopra ci sono ricerche fatte da alcuni studiosi.

Ad essere interessati alle motivazioni psicologiche alla base di questa dipendenza/sottomissione, sadismo/masochismo non sono solo gli psicoanalisti anche altri autori hanno condotto degli studi e sono addirittura giunti a conclusioni che sono in controtendenza con le deduzioni psicanalitiche.

In uno studio che ha visto coinvolti quasi un migliaio di soggetti tra coloro che prativano le tecniche riferite al BDSM e un gruppo di controllo i  risultati hanno suggerito che in realtà coloro che praticano tecniche bondage hanno livelli inferiori di nevroticismo, sono più estroversi, più aperti nei confronti delle novità, meno sensibili al rifiuto e con un buono stato generale di benessere psicologico.

Gli autori della ricerca hanno concluso che le caratteristiche della sessualità espressa nella pratica del bondage non permettano di ipotizzare che ci sia la presenza una struttura patologica alla base della preferenza di questa forma di erotismo ma l’interpretazione che può essere data è che rappresentano  scelte ludiche da parte della persona, una pratica eccentrica ed attualmente di moda, ma non per questo rientra nell’ambito delle perversioni sessuali.

Naturalmente questo può essere una alternativa veritiera quando la persona non vive la propria sessualità esclusivamente attraverso il BDSM.

Quando la persona per accedere al proprio desiderio erotico ha bisogno di sottomettere, disumanizzare, infliggere dolore ad un altro soggetto e allora non c’è bisogno di nessuna ricerca o studio che possa non confermare che alla base sussiste un problema psicopatologico. 

E’ il termine sesso con l’aggettivo estremo ad evocare nelle menti di coloro che ascoltano quest’espressione a generare  fraintendimenti e a ricollegarlo al concetto di devianza, portando l’indiviuo erroneamente a pensare a qualcosa di mostruoso, che non si potrebbe fare ma che in realtà pervade le fantasie di gran parte delle persone stesse. 

Il bondage può rappresentare infatti anche un modo nuovo e coinvolgente di vivere la sessualità con il proprio partner.

E’ da tenere in considerazione che anche nelle versioni più soft un minimo di dolore viene percepito in chi in quel momento gioca in ruolo di sottomissione, ma tutto dipende da chi lo pratica e quindi dalla sua necessità di trarre piacere dallo sperimentare la sofferenza altrui.

Non è solo il dominatore a trarre piacere nel vedere l’altra persona legata, sottomessa ma anche chi in quel momento vive la condizione di sottomissione può provare piacere nel sentirsi dominato, impotente, sottomesso. 

Tra i due partecipanti ci deve essere un rapporto basato sulla fiducia, sulla complicità. E’ necessario   stabilire regole e limiti decidendo insieme fin dove si vuole arrivare, ma è altresì importantissimo seguire le norme e regole di sicurezza che si trovano sulle confezioni degli attrezzi che si intendono usare.

Ognuno di noi deve essere libero di vivere la propria sessualità e se questo può tenere vivo un rapporto di coppia che dura da anni perché no? L’importante è sempre la giusta dose. Praticare sesso estremo va benissimo l’importante che non si violino e non si negano mai le libertà personali.

Cosa fare quando diventa un disturbo

Quando la sessualità diventa un problema, quando per essere vissuta ha bisogno necessariamente di attività e pratiche che procurano dolore allora in quel caso bisogna affronatare il problema secondo una prospettiva multidisciplinare.

La prima cosa da scongiurare è che esso sia frutto di cause fisiche e poi capire quali siano gli aspetti psicologici, emotivi e relazionali alla base del disturbo. Potrebbe essere necessario anche intraprendere un percorso di coppia in modo da poter esplorare la conoscenza di sé, di sé con l’altro, del proprio vissuto e di entrare in contatto con le proprie emozioni. 

I trattamenti che si possono intraprendere porteranno alla scoperta o riscoperta dell’intimità nella coppia e ciò permetterà di riscoprire l’intesa sessuale di un tempo e magari di vivere anche forme di erotismo più estremo senza però che questo ne diventi un problema.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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