Binge Eating Disorder: il Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Indice dei Contenuti

In questo articolo analizzeremo il disturbo da alimentazione incontrollata o Binge Eating.

Che cos’è

In italiano, “Binge Eating” significa letteralmente “abbuffata”.

Il “disorder” cioè il disturbo da alimentazione incontrollata rientra a pieno titolo nella cornice dei disturbi alimentari perché riguarda una serie di comportamenti inadeguati legati al cibo che possono arrivare a compromettere la salute fisica, le relazioni sociali e il benessere dell’individuo.

Nei prossimi paragrafi si intende approfondire i sintomi che caratterizzano questo disturbo e dare qualche suggerimento su come gestirlo finché non si inizia un percorso con dei professionisti.

Come Riconoscerlo

Le caratteristiche comportamentali di chi ha un Binge Eating Disorder sono principalmente due:

  • Le frequenti abbuffate (in situazioni in cui la maggior parte delle persone non le attuerebbero)
  • La perdita di controllo.

Non solo, le persone con BED mangiano più rapidamente, possono mangiare fino a star male, non sono spinte a mangiare dalla fame, spesso mangiano da sole e sono fortemente disgustate da sé stesse.

Nei prossimi paragrafi, descriveremo in modo più dettagliato questi sintomi. Ricordiamo che una persona con disturbi simili, non è mai colpevole e che attraverso le terapie multidisciplinari è possibile superare il problema e imparare a gestirlo. 

L’Abbuffata

Facciamo un passo indietro, partiamo descrivendo il comportamento tipico e più evidente del BED: l’abbuffata. L’episodio di abbuffata che intendiamo, non riguarda le grandi mangiate che si fanno ai matrimoni dei parenti da nord a sud.

Ciò che nel BED fa la differenza è la frequenza: solitamente almeno una volta a settimana per un periodo di tre mesi.

Le abbuffate possono essere più o meno programmate e riguardare qualsiasi tipo di cibo. Non è detto che rientrino nei pasti canonici previsti, ma possono interessare momenti della giornata specifici e l’atto può durare anche più di due ore.

Tutto ciò avviene senza controllo, causando spesso una grande frustrazione ed una serie di emozioni negative.  Infatti, quando ci si abbuffa, si perde totalmente il controllo e il contatto con la realtà circostante, perciò la persona non ha consapevolezza della quantità di cibo che sta ingerendo. 

Da Cosa nasce il Bisogno di Abbuffarsi

Il bisogno di abbuffarsi non nasce da bisogni fisiologici, ma sembra che esista una connessione tra il desiderio di cibo e gli stati emotivi di rabbia, tristezza o vergogna.

L’individuo si trova in un ciclo continuo per cui la sensazione di stress, le emozioni negative e il senso di inadeguatezza per il proprio corpo, non fanno altro che scatenare abbuffate che una volta terminate provocano sensazioni ancor più intense di tristezza e vergogna.

Diversamente da quello che può essere il pensiero comune, le persone che soffrono di questo disturbo hanno una grande preoccupazione nei confronti del proprio corpo e la difficoltà di gestire l’impulso di “fame” che le spinge ad abbuffarsi crea grandissimo disagio.

Spesso tendono ad alternare periodi di diete estreme, a periodi di grandi abbuffate. Questa sorta di yo-yo non fa altro che aumentare il rischio che insorga il Binge Eating Disorder.

La solitudine

È difficile che le abbuffate avvengano in presenza di qualcuno, perché chi soffre di questo disturbo prova molta vergogna per la quantità del cibo che ingerisce e per la velocità con cui viene consumato.

Non è insolito che chi ha un BED mangi molto più rapidamente della maggior parte delle persone.

Una riflessione interessante che sorge pensando ai pazienti che nelle loro cucine, svuotano le dispense per riempire le pance è il significato di vuoto e di pieno: sentono spesso un vuoto dentro concreto, fisico, da riempire e come unica strada percorrono quella del cibo, ma al tempo stesso è lo stesso cibo che li costringe ad alimentare quel vuoto e quel senso di solitudine che tanto li attanaglia.

Probabilmente è un qualcosa che i pazienti hanno sperimentato nel corso della propria vita e delle proprie relazioni.

Binge Eating Disorder e Famiglia

Una grande influenza sulla possibile insorgenza del disturbo è data dalla famiglia, sia per una questione genetica ma anche per le dinamiche relazionali ed emotive che possono innescarsi al suo interno.

Non è insolito che i pazienti con BED raccontino di infanzie traumatiche caratterizzate dalla violenza, di aver avuto genitori depressi, oppure di aver subito atti di bullismo relativi al loro aspetto fisico da piccoli.

Nonostante possa capitare che in una stessa famiglia ci siano più persone con BED, un atteggiamento tipico che descrivono i clinici che lavorano a contatto con le famiglie è la presenza di un alto livello di critica nei confronti dell’aspetto fisico e sul peso.

In queste famiglie vi è un livello di affettività scarso e si hanno tante aspettative verso gli altri membri della famiglia. In questo contesto il cibo rappresenta “il prendersi cura” dell’altro, perché non vi sono altri modi di dimostrare amorevolezza.

Le madri generalmente dimostrano di essere molto ansiose e protettive, mentre i padri sono periferici o rifiutanti. E’ chiaro da questa descrizione che è possibile che le famiglie dei pazienti con Binge Eating Disorder siano poco coese, altamente conflittuali e controllanti. 

Differenza tra Binge Eating Disorder e Bulimia

Anche chi soffre di Bulimia prova il bisogno di mangiare in modo incontrollato, ma la sostanziale differenza tra i due disturbi è che nel Binge Eating Disorder non si mettono in atto tentativi compensatori di espellere il cibo ingerito, comportamento tipico invece del disturbo bulimico.

Il comportamento comune sembra essere invece il ricorso a periodi di diete restrittive, susseguiti da abbuffate.

Una precisazione importante: non sono le diete restrittive a causare il disturbo, nemmeno l’esser nati in una famiglia poco amorevole: è importante non considerare ciò che si sta descrivendo secondo una logica lineare di causa-effetto, ma con una logica circolare per cui non vi è una causa ma una serie di meccanismi che si sono incatenati portando la persona a sviluppare un modo di adattarsi alle situazioni interne, più personali ed esterne, riguardanti l’ambito sociale, in questo caso disfunzionale.

Binge Eating Disorder e Obesità 

Il BED è più diffuso tra le persone che oscillano tra normopeso-sovrappeso e tra gli obesi.

È importante sottolineare che l’obesità non è una condizione che prevede necessariamente il disturbo da alimentazione incontrollata, anzi le ricerche confermano che la maggior parte delle persone obese non ricorre ad abbuffate e segue una dieta meno calorica delle persone che presentano sia obesità che il BED e di conseguenza presentano anche una qualità di vita minore dei soli obesi.

Come già detto in precedenza, le persone che presentano questo disturbo hanno fatto spesso ricorso a diete fortemente restrittive.

Non è raro che il paziente con Binge Eating Disorder racconti di vivere periodi di sregolatezza, abbuffate, che inevitabilmente portano ad un accumulo di peso ed all’obesità. 

I primi passi verso la risoluzione del problema

Se vi siete riconosciuti nella precedente descrizione del Binge Eating Disorder (o riconoscete in questa descrizione una persona a voi cara) è importante che vi rivolgiate a degli esperti per valutare insieme la situazione.

Non esistono ricette fai da te, bacchette magiche, alcuni consigli possono funzionare per qualcuno e non funzionare per altri perché anche se il disturbo e i sintomi sono gli stessi possono avere caratteristiche individuali completamente diverse.  

Fatta questa premessa, ci sono degli accorgimenti che si possono utilizzare per prendere maggiormente consapevolezza di ciò che vi sta accadendo relativamente alle abbuffate, o per aiutare qualcuno che sta vivendo con disagio questa esperienza. Vediamoli di seguito:

  • Durante l’abbuffata, come detto in precedenza, si perde la cognizione della realtà, quindi potrebbe essere importante recuperare il filo delle emozioni e delle sensazioni che si sono provate precedentemente. Ad esempio, si può osservare se durante la giornata lavorativa si sono vissute delle situazioni particolarmente stressanti, se una persona cara ci ha deluso, se ci sentivamo soli. Questo può aiutarci a capire se ci sono delle situazioni in cui proviamo delle emozioni che più facilmente ci spingono verso l’abuso di cibo. 
  • Per poter seguire l’indicazione precedente è importante iniziare a cambiare prospettiva verso questo disturbo, considerando il comportamento delle abbuffate solo come una risposta automatica a delle sensazioni ed emozioni. Solo sospendendo il giudizio verso sé stessi, sarà possibile assumersi la responsabilità di riconoscere che c’è qualcosa che non sta funzionando.
  • Ricordare che le diete restrittive non curano la “fame emotiva” per quella è necessario tempo e sostegno psicologico.
  • Parlare con le persone care, condividere con loro gli stati d’animo e i pensieri rispetto a ciò che ci sta accadendo, può aiutarci a far chiarezza e ad individuare delle strategie utili per affrontare il problema. 
  • Presa consapevolezza del problema, consultare tempestivamente una struttura specializzata con equipe multidisciplinare, che possa prendere in carico la situazione ed aiutare il paziente ad affrontare il disturbo con gli strumenti migliori possibili, che si occupino in modo mirato degli aspetti psicologici, sociali e nutrizionali. 
  • Se sei una persona cara, e noti che il tuo partner, amico, fratello, cugino sta vivendo questa situazione, non assumerti la responsabilità di curarlo ma amalo come puoi e fagli presente la possibilità di accompagnarlo in una struttura specializzata in cui sapranno aiutarlo. Donagli un po’ di fiducia e speranza.

In conclusione, bisogna sottolineare che nessuno è capace di autodiagnosticarsi un disturbo, in particolare questo tipo di disturbi. Il consiglio è di rivolgervi al più presto da professionisti che siano in grado di delineare con voi il percorso più adatto alle vostre esigenze.

Spesso chi soffre di BED si sente prigioniero del proprio corpo e dei propri impulsi, ma quel corpo non è una prigione: è una crisalide dalla quale prima o poi, uscirà una meravigliosa farfalla!

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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