Bassa Autostima e Procrastinazione

Indice dei Contenuti

In questo articolo analizzeremo la correlazione tra bassa autostima e procrastinazione.

“È il lavoro che non inizia mai quello che richiede più tempo per essere terminato.”

J.R.R. TOLKIEN

Tutti abbiamo rimandato qualche lavoro, per noia o per altri motivi, trovandoci poi nella situazione poco piacevole e stressante di dover recuperare in poco tempo tutto ciò che abbiamo rimandato precedentemente.

Travolti da mille cose da fare, in poco tempo ci sentiamo schiacciati e ci pentiamo di non aver utilizzato bene il tempo che avevamo a disposizione.

Sono episodi singoli, capitati davvero a chiunque. Quando però rimandare diventa regola e stile di vita il discorso cambia.

Si, perché come ci suggerisce Tolkien nella frase inserita nell’apertura dell’articolo, più si rimanda l’inizio di un lavoro, più quel lavoro richiede tempo per essere terminato; ad esso va aggiunto il tempo che nella nostra mente ha occupato con la preoccupazione di doverlo svolgere e la forza opposta che spingeva a non farlo.

Semplicisticamente accade questo nella mente di un procrastinatore, oserei dire seriale.

La cosa richiede uno sforzo notevole, è una lotta contro il compito da svolgere, la mancata voglia e le lancette che con i rintocchi scandiscono il tempo che passa, quello che stiamo sprecando e che si riduce per affrontare quel compito.

Si arriva spesso a svolgere delle attività su un tempo limite, una dead line che abbassa, il più delle volte, la performance e incide sui livelli di autostima, spesso già fragili, della persona che vive questa dinamica stancante.

Nell’articolo affronteremo la procrastinazione e il modo in cui essa possa essere espressione di una bassa autostima. Verranno inoltre discussi alcuni modi per cercare di sconfiggere questa forza che ci spinge all’indietro che è la procrastinazione.

Rimandare, Rimandare…

Procrastinare consiste nel rimandare, volontariamente e consapevolmente, dei compiti o delle attività, senza una motivazione o una necessità reale, fino a sperimentare un disagio interiore.

Rimandare significa compiere una scelta; chi procrastina e sceglie di rimandare un compito lo fa sapendo che il ritardo peggiora le cose, fa accumulare attività da sostenere poi tutte insieme ed è una notevole fonte di stress.

Questo atteggiamento è rischioso perché incide sulla percezione che si ha di se stessi e sulla produttività personale.

Rimandare è legato a molteplici fattori esterni, quali ad esempio la gradevolezza del compito o la ricompensa, ma può essere agevolmente collegato a fattori interni a noi stessi.

In particolare le caratteristiche personali che si correlano alla procrastinazione sono il perfezionismo, la bassa percezione dell’efficacia personale, una scarsa fiducia in se stessi: in altre parole una bassa autostima.

Il perfezionismo, in particolare, porta ad avere standard molto alti e obiettivi irrealistici, cui si fatica ad arrivare proprio perché la perfezione è un concetto utopico.

Porsi obiettivi altissimi e non riuscire a raggiungerli attacca la stima verso se stessi (autostima) e fa germogliare semi velenosi, come il disprezzo verso se stessi, la percezione di non farcela, di non essere capace, di non riuscire.

Porsi obiettivi più realistici, senza accusarsi, potrebbe essere un passo per evitare di procrastinare e svolgere cosi dei compiti, migliorando la propria stima di sé.

Anche la paura gioca un ruolo fondamentale. La paura, infatti, spesso immobilizza chi la sperimenta, spingendolo a trovare numerose scuse per evitare delle attività, siano esse anche conviviali e ricreative. 

Spesso chi procrastina allarga il suo campo anche alle relazioni sociali, rimandando appuntamenti, ricerca di un lavoro, colloqui o semplici passeggiate.

Si rimanda, in altre parole, tutto ciò che la persona vorrebbe fare o che dovrebbe fare. Colui che procrastina tende ad evitare, rimandandole, delle situazioni.

Questa forma di evitamento lo “protegge” dall’entrare in contatto con le proprie insicurezze e con i propri timori. Se delle situazioni non vengono affrontate, non si dovranno affrontare le preoccupazioni che da esse derivano e le emozioni che potrebbero far emergere.

È una fatica grande quella di cercare di evitare delle emozioni per paura di gestirle, di rimandare dei compiti per paura di non essere in grado. William James diceva che  “non c’è nulla di così faticoso, come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso”.  

Una delle paure del procrastinatore è quella di fallire, di non portare a termine il compito. Il vissuto diventa così molto pesante e più passa il tempo più il soggetto si carica di senso di colpa, per non star svolgendo l’attività, e di sentimenti di vacuità e di inadeguatezza.

La sola via di fuga, la sola porta aperta, in questo vortice quasi soffocante è il sapere che c’è ancora tempo, che si può fare domani, che si può rimandare. Diventa un circolo vizioso, una trappola cognitiva ed emotiva in cui l’evitamento la fa da padrone.

Autostima e Procrastinazione

La procrastinazione è strettamente correlata all’autostima, intesa come fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Bassi livelli di autostima danno una scarsa fiducia in se stessi e nel mondo, difficoltà di porsi obiettivi adeguati alle proprie capacità e inclinazioni, incapacità di mettersi in gioco e di rischiare prefigurando il fallimento e avendone paura.

La paura dell’insuccesso è qualcosa che agisce in maniera molto subdola in noi, ci fa immaginare scenari catastrofici e poggiandosi sul fertile terreno della bassa autostima, da cui si genera e nutre, rende tutto più realistico.

Mette in scena ricordi in cui essa stessa, la paura dell’insuccesso, ha bloccato dei progetti, degli incontri o delle attività e da a noi stessi la conferma che è inutile tentare, che non possiamo riuscire.

Legata alla bassa autostima vi è la paura del giudizio che porta a rimandare dei compiti per evitare di sentire il giudizio, che viene immaginato come negativo, degli altri.

La percezione di se stessi come di persone non all’altezza dei compiti richiesti, come inadeguati, conduce a comportamenti passivi. È come se la paura ci bloccasse per evitare di farci andare incontro a una situazione dolorosa, sia essa un giudizio negativo o un fallimento.

Spesso ci prepariamo al fallimento, nella logorante convinzione, di non meritarci il successo. Ci auto sabotiamo a causa della scarsa autostima.  Esiste anche la paura dell’incognita, del non conosciuto che in chi ha bassa autostima assume una valenza ancora più forte in quanto fonte di insicurezza.

La paura del nuovo impedisce a chi ha un’autostima bassa, di compiere dei passi per raggiungere un obiettivo. Si rinuncia, in tal modo, ad inseguire i propri sogni e i propri desideri. Considerandosi inadeguati trasciniamo noi stessi in una direzione opposta rispetto alla nostra felicità.

Ci rinchiudiamo in una comfort-zone costruita ad hoc per non farci muovere e per impedirci di dimostrare che siamo più di quello che pensiamo di essere e che la felicità la possiamo raggiungere perché ce la meritiamo.

Cosa succede se Rimando Sempre ?

Rimandare sempre e in maniera cronica qualsiasi cosa ha degli effetti sulla nostra vita molto importanti. Innanzitutto ci mantiene sempre allo stesso punto del nostro sviluppo, non ci permette di procedere oltre né di fare esperienze nuove.

Per esse non c’è spazio perché ci sono ancora le esperienze e le attività vecchie in sospeso. Si finisce per vivere in un tempo senza tempo oserei dire, o quantomeno rivolto al passato; il futuro, visto come irraggiungibile dalle lenti delle paure resta li, e quando arriva non viene vissuto appieno.

Rimandare porta, inoltre, ad un potente attacco all’autostima già abbastanza fragile. Si instaura così un circolo vizioso molto pericoloso. Non portare a conclusione qualcosa nei tempi previsti conferma l’immagine di sé come persona non all’altezza.

Ciò fa mettere in atto ancora di più comportamenti di procrastinazione ed evitamento in una spirale cronica che non apporta alcun benessere.

Cala la produttività e si creano sensazioni di insoddisfazione, di stress, di sofferenza che possono sfociare in disturbi d’ansia o disturbi depressivi. Questi ultimi indeboliscono il sistema cardiovascolare e il sistema immunitario e per questo è importante affrontare il problema sul nascere.

Se mi rendo conto che rimandare è diventato uno stile di vita, se…” metto a posto dopo, chiamo domani, lo faccio più tardi”, sono le risposte più frequenti e che il tempo che passa dalla risposta all’esecuzione del compito è lungo se non proprio infinito, beh allora è il caso di prendere in mano la situazione e lavorare su stessi e sulla propria autostima.

Basta Procrastinare ! Riappropriarsi del Tempo e di Sé Stessi

Vi sono alcune strategie che riducono i comportamenti di procrastinazione.

Innanzitutto riappropriarsi della dimensione temporale del qui ed ora, attraverso la meditazione e la psicoterapia. 

Porsi degli obiettivi realistici, adeguati alle proprie risorse, al tempo che ci possiamo dedicare, all’interesse verso l’obiettivo, permette di evitare la procrastinazione e di affrontare in maniera più propositiva il compito.

Creare un ambiente adeguato permette di essere più concentrati. Un angolo di lavoro, non rumoroso e ben illuminato.

Organizzarsi, stilare un planning con mini obiettivi giornalieri, così da dividere il compito in più giorni dedicando ad esso il giusto tempo.

Il giusto tempo va deciso in base al compito, ma anche in base all’attivazione, all’attenzione e alla concentrazione di chi lo svolge.

Inutile sforzarsi in un compito quando si è stanchi, la performance cala (ciò accade anche quando il compito viene rimandato per molto e deve essere svolto tutto insieme mettendoci in una situazione di stress molto intenso).

Andrebbe utilizzata quindi una buona gestione del tempo e vanno individuate anche quelle ore in cui ci sentiamo più carichi; alcuni sono più produttivi al mattino presto, altri funzionano meglio il pomeriggio.

Riappropriarsi del proprio tempo e conoscere se stessi è molto importante per sfruttare al massimo le proprie potenzialità. In questo modo anche l’autostima inizierà a salire, essa è ,infatti, sempre in costruzione, giorno per giorno e alla sua modifica contribuiscono le nostre azioni.

Incominciare ogni giorno a fare piccole cose vuol dire remare “in direzione ostinata e contraria” lasciando l’idea di passività, il bisogno di conferme esterne e l’idea di scarsa tenacia.

Mettersi alla prova, mettersi in gioco, riappropriarsi del proprio tempo e di se stessi, delle proprie capacità è un modo per riprendere in mano la propria vita evitando di rimandare.

Nel rimandare cronico, spesso, si rimanda proprio la felicità, nell’idea che non ce la meritiamo! E non è così, ognuno merita di essere felice.

Queste strategie possono aiutare, ma importante, quando la procrastinazione è cronica e l’autostima è molto bassa rivolgersi a un professionista, uno psicologo, uno psicoterapeuta, con cui iniziare un percorso di conoscenza di se stessi, delle proprie risorse, oscurate dalla paura, ma anche dei propri limiti, che vanno accettati.

Siamo esseri umani, per definizione con dei limiti; conoscerli ci aiuta solo a non sbattere la testa su cose che non sono nelle nostre corde e ci permette di scegliere come suonare le corde della nostra vita, utilizzando, per utilizzare la metafora della musica, il plettro più adatto a noi, quello che fa venire fuori la migliore melodia che possiamo creare e far ascoltare a noi stessi e al mondo!

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa

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