Come capire se Lui ti ama

In questo articolo cercheremo di rispondere alla fatidica domanda “Come capire se lui ti ama ?”

Le relazioni di coppia sono spesso difficili da instaurare e soprattutto richiedono pazienza, tempo e spirito di sacrificio.

Fare durare un rapporto, sia esso di amicizia o di amore, è cosa ardua ed impegnativa, e quando si tratta di sentimenti è facile soffrire. Per questo motivo molti cercano di evitare relazioni affettive serie per ripiegare su appuntamenti mordi-e-fuggi che lasciano spesso un vuoto che fa stare male.

Quando però scatta la scintilla tra due persone, è molto difficile fermare la spinta erotica e motivazionale che l’attrazione fisica suscita in noi, e qui subentrano i segnali che inconsciamente tutti noi inviamo al nostro partner potenziale. Si tratta soprattutto di gesti, piccole frasi, atteggiamenti che tutti noi mettiamo in atto in natura senza accorgercene, sulla scia di quel “linguaggio animale” ed istintivo che ci caratterizza da sempre.

La comunicazione non verbale – così definiamo i gesti e i movimenti del corpo – assume quindi una importanza cruciale anche per capire se una persona è interessata a noi ed è sincera.

Forse non tutti lo sapevate, per cui ci fa piacere potervi dare qualche “dritta” in questo senso.

Comunicazione non verbale: quando i gesti parlano per noi

State partecipando ad una festa e vi trovate sedute di fronte ad un uomo.

Lo trovate interessante ed iniziate a guardarlo cercando di non fargli notare la vostra curiosità.

In questa circostanza state già comunicando entrambi: voi state trasmettendo il vostro interesse, mentre lui cosa risponderà?

Sarà proprio il suo linguaggio dei gesti a rivelarvelo. Se, ad esempio, ricambierà i vostro sguardo senza distoglierlo troppo in fretta, avrà espresso un primo segno di incoraggiamento, ma non solo: si sfiorerà i capelli? Oppure percorrerà con la mano la lunghezza della sua cravatta? State certe che, se questi saranno i suoi gesti, questi ultimi stanno dimostrando un chiaro ed evidente interesse sessuale nei vostri confronti.

Che fare, quindi, partire alla conquista? Perché no, ma se volete essere sicure potete aspettare: sono molti altri i segni rivelatori di disponibilità maschile.

Ad esempio, immaginate di parlare con un uomo che si tocca spesso la barba e sta davanti a voi con le spalle ben dritte, le braccia rilassate e non incrociate (incrociare braccia e gambe significa stare sulla difensiva): molto probabilmente egli vi sta dimostrando le sua disponibilità ed una sorta di arrendevolezza che lo restituisce ai vostri occhi ancora più seducente.

Se invece il vostro prescelto si tocca spesso i capelli, si aggiusta il colletto della camicia e sembra irrequieto da quanto si tocca naso, mento e viso, allora questo può significare un certo interesse nei vostri confronti, ma anche rivelare il suo nervosismo. Probabilmente esercitate su di lui un effetto destabilizzante, quindi correte ai ripari: cercate di rassicurarlo del fatto che lui vi piace e che siete pronte a passare momenti piacevoli in sua compagnia ma che non siete aggressive.

Altri segni rivelatori sono le sopracciglia: state parlando e lui le aggrotta spesso? Potrebbe essere confuso ma interessato e volerne sapere di più su di voi, conoscervi meglio, quindi perché non proporre una cena o un aperitivo (molto meno impegnativo) in un posto non troppo rumoroso?

Senza la musica alta della discoteca, sarà più facile raccontarsi l’un l’altro senza dovere alzare la voce oltre misura!

Proprio a proposito di discoteca, un segnale di poco interesse nel volervi conoscere a fondo potrebbe proprio essere quello di invitarvi in luoghi in cui parlare è quasi impossibile. Forse, e sottolineiamo forse, lui è troppo timido per instaurare una conversazione, oppure nella peggiore delle ipotesi, desidera conoscervi solo in senso biblico… e poco gli importa del resto.

Sorridere e ridere spesso, con i denti scoperti per via della risata aperta, accade di frequente sia in uomini che in donne particolarmente innamorati l’uno dell’altra: fateci caso quando pranzate fuori o andate in qualche luogo pubblico per l’aperitivo. Le coppie che sono molto unite hanno di frequente questa modalità di interazione, spontaneamente gioiosa e ricca di apertura e di disponibilità affettiva.

Se vi state chiedendo se esistano altri segnali che possano indicarvi se il vostro prescelto è interessato a voi, la risposta è affermativa.

Sfiorarsi le labbra spesso può significare un forte desiderio di contatto fisico, di baciarvi e di fare l’amore con voi: la zona della bocca infatti è estremamente sensuale e ricettiva agli stimoli fisici dell’attrazione.

Stessa cosa se a voi capita di sfilarvi frequentemente un anello, indice di un interesse sessuale che esprimete a livello inconscio, quindi inconsapevole; non sentitevi delle sfacciate quindi, sappiate solo che questo gesto è universalmente riconosciuto come certa espressione di desiderio fisico nei confronti del vostro interlocutore.

Abbiamo lasciato gli occhi per ultimi quando in realtà sono il primo segnale che indica eccitazione o innamoramento: le pupille infatti si dilatano quando stanno andando in circolo gli ormoni dell’amore. Se il vostro lui ha gli occhi chiari sarà più facile capire se è pazzo di voi guardandogli l’iride: se è più scura del solito allora avete campo libero; al contrario pensateci su ancora un po’.

Per chi ha gli occhi già scuri rassegnatevi: la profondità di simili sguardi vi dovrà bastare, rivolgetevi agli altri segnali di cui vi abbiamo parlato sopra!

Ovviamente non bastano solo i gesti ma anche i fatti hanno importanza. Ecco perché vi consigliamo di osservare in una prima fase, quella della seduzione, la comunicazione non verbale, mentre una volta che la relazione avrà preso il via, se vorrete essere certe che lui tiene davvero a voi, dovreste fare attenzione ad alcuni particolari.

Quando a tavola parla l’amore

Siete al vostro primo appuntamento. Il vostro lui vi ha invitate a cena e, davanti alla tavola ben apparecchiata del ristorante – o di casa sua – vi state apprestando a consumare la vostra prima cenetta, che si suppone sarà molto romantica.

Fate attenzione: non sempre infatti il primo appuntamento è finalizzato a stabilire l’inizio di una relazione amorosa. Un primo incontro formale, infatti, può spesso avvenire per “studiare” l’altro e per cercare di capire se il nostro commensale ha le carte in regola per potere assurgere al ruolo di partner amoroso. In fondo, se ci pensate, non c’è niente di male a volersi conoscere meglio prima di intraprendere una relazione.

Ecco quindi perché è così importante notare anche piccoli particolari, apparentemente insignificanti.

Come si veste il partner?

E’ abbigliato come tutti i giorni, in modo casual oppure si è presentato in modo più dimesso del solito? Indossa capi sportivi come una tuta da ginnastica o una felpa e non ha curato particolarmente il suo abbigliamento?

In questo caso, il messaggio che veicola il suo modo di vestire potrebbe essere quello di scarso interesse nei vostri confronti, oppure di superiorità.

Solitamente infatti quando si vuole conquistare una persona si cerca di presentarsi al meglio delle proprie possibilità; se lui non lo fa potrebbe essere un segnale di trascuratezza o di poco rispetto nei vostri confronti.

Naturalmente, non basta solo un abito per svelare le intenzioni dell’altro. Saranno anche i suoi gesti e ciò che vi dirà a dimostrare il suo interesse per voi, ma grazie a questi accorgimenti potrete comunque farvi una idea di chi avete di fronte.

Se, invece, il vostro commensale si presenta vestito con cura e con attenzione per i particolari (magari un fazzoletto nel taschino, oppure dei gemelli al polsino o un orologio raffinato) molto probabilmente a voi tiene in modo particolare e desidera fare colpo.

Decisamente un buon segno.

Come si muove a tavola ?

Davanti a voi i bicchieri, a lato le posate, quindi due bottiglie: una di acqua ed una di vino.

Anche la disposizione di ciò che è in tavola ha molto significato nella comunicazione tra due individui: se infatti lui lascia le bottiglie davanti a voi e non le sposta per potervi guardare, brutto segno; lui potrebbe essere molto chiuso nei vostri confronti, se non addirittura ostile.

Se, invece, la visuale sarà stata liberata da ogni oggetto e lui avrà fatto in modo di potervi guardare bene in volto, forse potete sperare in un dopocena romantico.

Fate attenzione anche alla sua postura, infatti se tende ad allontanarsi dal tavolo oppure allontana da sé il bicchiere o il piatto, probabilmente ciò che state dicendo lo sta infastidendo.

Stessa cosa se tende a grattarsi il braccio o le mani: a meno che non soffra di qualche allergia, forse siete voi a causargli irritazione ed il linguaggio del corpo la esprime con un forte prurito.

Il vostro lui accarezza il bordo del bicchiere e si protende verso di voi? State riscuotendo molto successo, avete destato il suo interesse. Se poi si inumidisce le labbra non solo con le bevande che sta gustando ma anche mentre si trova in vostra compagnia, potete stare certe che vi proporrà di passare la notte con lui, o quantomeno sta provando una forte attrazione sessuale nei vostri confronti!

Capire se un uomo ci ama non è certo impresa semplice, almeno in apparenza.

Non fidiamoci delle apparenze perché possono sviarci: se lui vi ripete di amarvi e di trovarvi bellissime, ma poi nei fatti non dimostra di tenere a voi con gesti concreti, probabilmente vi sta mentendo e, forse, lo sta facendo anche con se stesso.

Per ciò che riguarda le attenzioni, poi, ci sarebbe un capitolo a parte da scrivere.

Quante volte, morse dal senso di colpa, (inserire link con l’articolo sul Senso di Colpa) avete cercato di rimediare prestando più cura a qualcuno con cui vi sentivate in difetto?

Quanti uomini che mentono alle proprie compagne, per via del senso di colpa, cercano di mettere a tacere la coscienza facendo dei regali o comportandosi più affettuosamente del solito?

Vi state dicendo che a prescindere da ciò che fa il vostro partner, non c’è mai da fidarsi?

Forse, ma sicuramente i suoi gesti, le sue modalità di comunicare con voi senza parlare possono farvi capire molto più di mille parole se lui è davvero innamorato di voi.

E soprattutto non badate a quante volte il vostro lui vi dice “ti amo”.

Sono in molti a provare pudore o timidezza nel pronunciare la fatidica frase; molto meglio affidarsi alla comunicazione non verbale di cui in questo articolo di abbiamo dato ampi esempi.

A dire Ti Amo si impiega un secondo; a farlo davvero si impiega una vita intera.

Comunicare Amore

E’ stato lo psicologo americano Gary Chapman ad individuare le cosiddette “cinque lingue dell’amore”.

Chapman, nel suo libro pubblicato nel 1950, parla dell’importanza delle parole positive, di quanto valga donare all’altro del tempo che sia di qualità, di quanto in coppia faccia bene ricevere regali, e della fondamentale importanza del contatto fisico.

Ma quanto conta la comunicazione nel successo sentimentale di coppia?

Gli studi sulla comunicazione non verbale

Per il gruppo di Palo Alto (corrente di studiosi americani di Psicologia) la comunicazione è fondamentale, anche e soprattutto in una coppia.

Essendo uno scambio di informazioni che causa dei cambiamenti, un processo interattivo in cui il comportamento di chi parla influenza ed è influenzato dal comportamento di chi lo riceve, se ben usato può fare davvero bene alle relazioni sentimentali.

Il contributo che ha fornito questa scuola è molto importante perché ci ha dimostrato quanto la comunicazione è in grado di influenzare il nostro comportamento, sia nei confronti di un singolo individuo che di più persone.

Nel libro “Pragmatica della comunicazione umana: studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi” pubblicato nel 1967, gli psicologi Paul Watzlawick, J. Beavin e D. Jackson propongono cinque principi sui quali fondare “un calcolo della comunicazione umana” (secondo quest’approccio, comunicazione e comportamento sono sinonimi; comunicare è comportamento e tutti i comportamenti sono comunicazioni).

Quando in amore conta ciò che si dice e come lo si dice

Riprendendo gli studi del Gruppo di Palo Alto, possiamo individuare dei concetti che, anche se a prima vista possono sembrare complessi, in realtà sono molto frequenti nella vita di tutti i giorni soprattutto tra due partner.

Non Comunicare è impossibile

Prendiamo ad esempio il primo assunto della loro Teoria, ovvero l’affermazione che non è possibile evitare di comunicare.

Essendo la comunicazione un comportamento, e non esistendo un “non comportamento”, non esiste una “non comunicazione”. Anche il silenzio, che spesso viene considerato in modo sbagliato solo come un intervallo tra le parole, da solo costituisce un messaggio, ovvero quello della chiusura, della non disponibilità a comunicare, anche se va sempre messo in relazione al contesto in cui ci si trova (se siamo al cinema è ovvio tacere per non disturbare gli altri, mentre se avviene tra due individui in profonda intimità è segno di fiducia).

Ogni comunicazione ha un Contenuto e una Relazione

Nella vita di tutti i giorni,quando abbiamo a che fare con gli altri, lo stesso messaggio viene recepito in modi molto diversi in base a come viene emesso, ovvero in base a come diciamo qualcosa.

Il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo e tutti i comportamenti non verbali danno un preciso significato a ciò che diciamo.

E’ un po’ come dire: “la sua reazione dipende da come gli dici le cose”.

Facciamo l’esempio di un uomo che ci dice di essere innamorato di noi mentre la sua espressione è ostile e fredda; quante di voi sarebbero disposte a credergli? Probabilmente quasi nessuna.

Una lite si scatena quando ci si esprime su livelli diversi

Per esempio, i due si comportano in risposta al comportamento dell’altro (quindi daranno due interpretazioni diverse del messaggio e descriveranno diversamente la loro relazione), perdendo la consapevolezza del fatto che ognuno può provocare all’altro una reazione.

Ad esempio, se il marito accusa la moglie di non amarlo mentre la moglie sta cercando di dirgli che lui la fa sentire poco importante, in realtà si genera un conflitto perché ognuno vede le cose dal suo punto di vista senza prendere in considerazione quello dell’altro.

Sarebbe molto più costruttivo dirsi: “Io mi sento sciatta perché tu non mi fai sentire importante” oppure ribaltare il discorso con la frase “ tu ti sei lasciata andare, ecco perché io mi sento trascurato e magari reagisco facendoti sentire poco importante”.

Ma, in fondo, i consulenti di coppia esistono anche per questo…

Tutti gli scambi sono simmetrici o complementari

A seconda che si basino sull’uguaglianza o sulla differenza: ad esempio se i due partner sono simili sia come estrazione sociale che come interessi, sarà più probabile che vadano d’accordo in coppia. Anche la possibilità che, almeno inizialmente, la donna possa piacere all’uomo che ne condivide alcuni aspetti, è più più alta. Quindi a volte il colpo di fulmine è causato proprio dal riconoscere una parte di sé stessi nell’altro.

Se due partner comunicano sullo stesso livello, ecco che parlare sarà più semplice così come comprendersi l’un l’altro. In questo modo, sarà più facile che non avvengano fraintendimenti fra due persone simili, anche se non impossibile.

Se invece uomo e donna sono complementari, ovvero sono diversi l’uno dall’altra , si trovano a rivestire due posizioni che si completano: una persona ha atteggiamenti più dominanti, superiori, mentre l’altra ha invece un atteggiamento più sottomesso, inferiore? Ottimo, probabilmente questa miscela farà scoccare da subito una scintilla.

Se poi questi modi di essere, con il tempo, si alterneranno nella relazione, essa sarà probabilmente sana e probabilmente durerà anche a lungo. I problemi possono sorgere quando tra i due nasce una nemica davvero insidiosa della vita in due: la competitività.

Essa può infatti trasformarsi in una lotta di potere all’interno del matrimonio o della convivenza, e quasi sempre è causa di rotture anche insanabili. La relazione complementare che, al contrario, vede al suo interno dei ruoli troppo fissi e cristallizzati, può invece portare un partner a soffocare la personalità dell’altro.

Dott.ssa Alessia Pullano
Psicologa e Psicoterapeuta

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    Dipendenza affettiva: Come Uscirne

    In questo articolo analizzeremo la dipendenza affettiva e le metodologie per uscirne.

    E’ assolutamente normale cercare la vicinanza del proprio partner quando si è innamorati ed è altrettanto naturale fornire la propria disponibilità quando l’altro ha bisogno di noi.

    Si tratta di un meccanismo che affonda le radici nella nostra infanzia, quando eravamo piccoli ed avevamo bisogno di qualcuno che ci sostenesse e supportasse, che salvaguardasse la nostra vita fornendoci il cibo per sopravvivere e che fosse anche in grado di fornirci quel “cibo dell’anima” che solo l’amore e la comprensione possono darci.

    I nostri genitori e soprattutto nostra madre, o chi ne ha fatto le veci, sono stati per la maggior parte di noi indispensabili per la nostra crescita, sia fisica che emotiva.

    Ma quando si cresce e si diventa adulti, è normale staccarsi dal nido familiare che ci ha aiutati a crescere per esplorare il mondo, per conoscere altre persone e magari anche qualcuno che possa diventare il nostro partner.

    Ecco quindi che da adulti cambiano i nostri punti di riferimento: mentre da piccoli dipendevamo dalla mamma per ricevere nutrimento e amore, da grandi sappiamo ormai procurarci il cibo da soli, mentre sono le relazioni affettive a darci sostegno, che si tratti di amici o di qualcuno che ci ama.

    Le relazioni mostrano segni problematici quando, però, ricerchiamo in modo eccessivo la vicinanza di qualcuno, sia il nostro compagno o un amico. Senza sapere il perché, scattano in noi dei meccanismi inconsci che ci fanno ricercare con affanno e con angoscia crescente il sostegno di qualcuno, la sua vicinanza, il suo amore.

    Sembra quasi che l’altro per noi sia diventato indispensabile, neanche fosse una droga: se non lo sentiamo o non lo vediamo ci sentiamo male, soli e abbandonati e facciamo di tutto per tenerlo legato a noi, a costo di stancarlo e di causare pur senza volerlo la fine della relazione.

    Molto probabilmente si tratta di Dipendenza Affettiva.

    Che cosa è la Dipendenza Affettiva

    Possiamo pensare alla dipendenza affettiva come ad una linea retta.

    L’indipendenza emotiva poggia su una estremità. Chi è completamente ed eccessivamente indipendente, infatti, resiste ad ogni tipo di supporto emotivo, e preferisce anzi fare fronte da solo ai propri bisogni emotivi o, addirittura, li ignora completamente.

    Le relazioni interdipendenti, che rappresentano il tipo più sano di interazione, si trovano nel mezzo di questa linea. Interdipendenza significa essere in grado di riconoscere i propri bisogni emotivi e fare il possibile per soddisfarne molti.

    Quando non si riescono a soddisfare tutte le nostre necessità, è normale cercare il proprio partner: possiamo dire quindi che chi ha un tipo sano di relazione cerca il proprio compagno o compagna per il soddisfacimento di alcuni – ma non di tutti – i propri bisogni affettivi.

    Dall’altra parte della linea retta c’è invece la dipendenza emotiva. Chi si trova in questa condizione, di solito fa affidamento sul proprio partner per riempire quasi tutti i vuoti, per soddisfare quasi tutte le proprie esigenze. Quando ad esempio questi individui sono angosciati o in difficoltà, si rivolgono subito ai loro compagni ancor prima di cercare di gestire da soli queste spiacevoli emozioni.

    Se vi capita spesso di sentirvi come se non poteste vivere senza l’aiuto e la vicinanza, il supporto del vostro partner, potreste avere sviluppato una dipendenza emotiva, segno che la vostra relazione è improntata su un modello malsano di dipendenza.

    I Segni della dipendenza Affettiva

    Se vi riconoscete nella maggior parte di queste affermazioni, potrebbe significare che siete vittime di dipendenza affettiva.

    Eccone alcune:

    Le differenze tra la Dipendenza emotiva e la Codipendenza

    • avete una visione idealizzata del vostro partner e/o della relazione che state vivendo
    • siete convinti che la vostra vita non abbia senso senza di lui o lei
    • siete certi di non poter trovare la felicità o la sicurezza da soli
    • avete una paura esagerata e persistente di essere rifiutati
    • sentite il bisogno di essere rassicurati costantemente
    • quando passate del tempo da soli provate ansia e senso di vuoto
    • avete bisogno degli altri o del partner per costruire la vostra autostima e la fiducia in voi stessi
    • provate spesso sentimenti di gelosia o di possessività
    • avete molte difficoltà a fidarvi dei loro sentimenti per voi, ovvero dubitate che vi vogliano bene veramente

    Se avete vissuto storie di codipendenza o esistono dei casi nella vostra famiglia, potreste avvertire alcune sovrapposizioni tra una sintomatologia e l’altra, anche se tra dipendenza e codipendenza ci sono delle differenze, vediamo meglio quali sono.

    La codipendenza si verifica soprattutto quando trascuriamo e mettiamo in secondo piano le nostre naturali necessità quotidiane per dedicarci esclusivamente ai bisogni di qualcun altro, solitamente si tratta di qualcuno a cui siamo emotivamente molto legati e che quindi ci è molto a cuore.

    La dipendenza emotiva può assomigliare alla codipendenza se chi ne è affetto è solito trascurare le proprie esigenze per prendersi cura esclusivamente dei bisogni del proprio compagno o compagna. Questo, come abbiamo visto, avviene principalmente per la paura di perderlo, di rimanere da soli e di perdere il proprio punto di riferimento.

    Come ci colpisce

    Abbiamo già detto che la difficoltà di soddisfare i propri bisogni emotivi può avere un forte impatto sulle relazioni sentimentali, ma dobbiamo anche sottolineare che gli effetti negativi di questa forma di dipendenza spesso si estendono sino ad investire quasi tutte le aree della vita di un individuo.

    Facciamo qualche esempio:

    Problemi di relazione

    Per la maggior parte dei casi, la dipendenza emotiva non apre la strada a relazioni sane.

    Chi è dipendente dal punto di vista emotivo generalmente sente il bisogno profondo di essere continuamente rassicurato e sostenuto dal proprio compagno, praticamente per tutti gli aspetti che riguardano la vita, siano essi decisioni importanti da prendere che piccole sfide di tutti i giorni.

    Questi individui possono ad esempio fare al proprio partner delle richieste continue e soffocanti come domandare spesso:“Mi ami?” “Ti sto disturbando?” “Vuoi davvero passare del tempo con me?”

    Come ti sembro?” ed avere bisogno di rassicurazioni continue sull’innamoramento dell’altro, chiedendo quasi sempre “Non vuoi rompere, vero?”

    Chi infatti prova spesso sentimenti di insicurezza, ha bisogno di sapere che il compagno lo approva e lo ricambia incondizionatamente, in modo da sentirsi bene con se stesso. Questa esigenza può innescare la paura di ciò che potrebbe accadere se si venisse lasciati o se l’altro smettesse di fornire le rassicurazioni di cui egli ha bisogno.

    Queste paure di essere abbandonati, a loro volta possono portare il dipendente a cercare di controllare i comportamenti del partner per tenerlo vincolato a sé.

    Ma cercare di tenere le persone sotto il proprio controllo, oltre che essere una pratica molto difficile da mettere in pratica, di solito fallisce.

    Questo perché chi si sente manipolato o impossibilitato a fare le proprie scelte potrebbe finire per desiderare la fine della relazione, sentendosi ingabbiato.

    Ciò che sta alla base delle motivazioni di chi soffre di dipendenza emotiva è l’avere vissuto molte relazioni che sono fallite, soprattutto nel corso dello sviluppo infantile.

    Energie… sprecate

    La dipendenza nelle relazioni fa sperimentare a chi ne soffre un livello elevato di disagio e di stanchezza, un prosciugamento delle energie vitali.

    Una preoccupazione costante per il futuro della propria vita di coppia e aspettative di essere lasciati perché il partner non ci ama abbastanza sono spesso alla base dei pensieri automatici e dei rimuginii di chi è dipendente.

    Ansia e disagio prendono il sopravvento soprattutto quando non ci si trova in compagnia del proprio oggetto del desiderio, e soprattutto a causare una grande sofferenza è la grande quantità di tempo che si passa a farsi domande e a fantasticare su ciò che sta facendo l’altro e se ci ama ancora. Spesso si aggiungono idee di tipo paranoico, come il timore di essere derisi o presi in giro dal compagno quando è in compagnia di altre persone.

    Queste fissazioni possono esercitare un livello di sollecitazione notevole al nostro organismo, che sotto l’ondata dello stress si indebolisce.

    Cosa può fare lo stress

    Livelli elevati di stress possono avere ricadute sia sul nostro modo di vivere che nel modo in cui esprimiamo le nostre emozioni. Ecco alcuni segni di stress:

    • – cambiamenti improvvisi di umore
    • – umore persistentemente triste o sentimenti di inadeguatezza e depressione
    • – scoppi di rabbia o tristezza, da cui possono scaturire pianti o urla
    • – esprimere fisicamente i sentimenti di rabbia, acting-out come esercitare atti di violenza verso persone o oggetti
    • – sintomi somatici, tra cui elevata tensione muscolare, disturbi digestivi e crampi allo stomaco, sensazione di nodo in gola e mal di testa
    • – Scarsa cura di sé ed igiene

    Se ci si affida esclusivamente al partner o a qualcuno per ricevere il supporto psicologico di cui sentiamo di avere bisogno, mettiamo a rischio la nostra salute sia mentale che fisica e perdiamo la possibilità di scoprire i molti modi in cui possiamo essere noi stessi a fornirci l’aiuto che ci serve.

    Non è infatti per nulla realistico aspettarsi che sia qualcun altro a prendersi cura di noi: non siamo più bambini, e cercare a tutti costi qualcuno che soddisfi tutti i nostri bisogni, in qualsiasi momento, rivela un modalità prettamente infantile di gestire il proprio mondo affettivo. Ecco perché è molto importante essere in grado di mettere in atto delle adeguate strategie di copingsu cui si sa di potere contare quando gli altri non sono disponibili.

    Un altro aspetto da approfondire riguarda anche il forte disagio emotivo che si sperimenta quando gli altri non riescono a soddisfare le nostre esigenze: spesso nel dipendente si scatenano pensieri ricorrenti ed automatici che occupano la maggior parte del proprio spazio mentale. Il risultato è l’impossibilità di dedicarsi a se stessi e di condurre delle attività piacevoli come trascorrere del tempo con amici e altre persone care, cose che ci permetterebbero di dedicarci ai nostri bisogni affettivi.

    Come superare la dipendenza affettiva

    Se vi siete riconosciuti nella descrizione che abbiamo fornito, niente paura. Fondamentale è essere onesti con se stessi: dopo avere accettato e compreso che si potrebbe soffrire di questa dipendenza, è essenziale agire per affrontare il problema.

    Consultate innanzi tutto uno Psicologo, che saprà sicuramente fornirvi l’aiuto di cui avete bisogno.

    Successivamente, potete mettere in atto alcune indicazioni e suggerimenti che vi forniamo, che vi possono aiutare ad identificare e soddisfare al meglio i vostri bisogni emotivi.

    Mettiti più a tuo agio con le tue emozioni

    Il primo passo per soddisfare i bisogni emotivi implica imparare a riconoscere le nostre emozioni mentre le stiamo vivendo. Non facciamoci problemi se all’inizio farlo ci sembra impegnativo, infatti è piuttosto normale avere problemi e crogiolarsi nelle sensazioni negative piuttosto che affrontarle per risolverle.

    Potremmo considerare che la vita include sia alti che bassi. Senza il male, non potremmo essere in grado di riconoscere ed apprezzare il bene: le emozioni che ci sembrano negative hanno la stessa importanza di quelle positive perché ci veicolano dei messaggi e ci aiutano a capire quando le cose non vanno bene.

    Quindi, invece di nasconderci e di evitare o negare questi sentimenti, o affidarci a qualcuno che li scacci per noi, entriamo invece in contatto con il nostro senso di curiosità. Chiediamoci cosa ci stanno dicendo queste sensazioni fastidiose.

    Per saperne di più su voi stessi e sulle vostre emozioni, potete provare a praticare la meditazione,

    che può consistere anche nel trascorrere del tempo immersi nella natura, nel passare del tempo da soli, per prenderci carico dei nostri bisogni emotivi

    Quindi, ora che ne sapete di più sulla vostra mentalità emotiva , cosa potete fare al riguardo?

    Affermate e dite a voi stessi che vi sentite come se il vostro partner vi avesse trascurati. Vi sentite gelosi, soli o non amati. Ma invece di cercare rassicurazioni negli altri, considerate invece la situazione da una prospettiva diversa: in questo modo, potrete riuscire a soddisfare le vostre esigenze più profonde di rassicurazione e sicurezza.

    Provate a concentrarvi su ciò che vi diverte:

    • passare del tempo con gli amici al di fuori della relazione
    • esplorare i vostri interessi
    • trovare il tempo per rilassarvi
    • praticare la cura di sé
    • esplorare i vostri punti deboli e quelli di forza

    Potreste notare che alcune cose innescano comportamenti che sonoemotivamente dipendenti.

    Per esempio:

    Vi ritrovate a cercare rassicurazione soprattutto quando avete a che fare con fonti esterne di stress, come i problemi sul lavoro o difficoltà relazionali con gli amici.

    La vostra autostima si abbassa completamente quando commettete un errore e dipendete totalmente dall’approvazione degli altri per riuscire a rialzarvi.

    Vi sentite rifiutati e temete di perdere l’amore del partner o delle persone a voi care quando trascorrono molto tempo con qualcun altro.

    Identificare fattori scatenanti specifici può aiutarvi a mettere in atto le vostre strategie di coping, sia che si tratti di confidare ad un amico come vi sentite che di mettere in atto un dialogo interno con voi stessi. Questo vi aiuterà a ricordare quali sono i vostri punti di forza e a ricordare anche i vostri successi.

    Parlate con un terapeuta

    Quando si tratta di identificare e rompere degli schemi a lungo consolidati, lavorare con uno Psicologo può avere molti importanti vantaggi.

    La dipendenza emotiva spesso si ricollega all’infanzia. La mancanza di un attaccamento sicuro nei confronti di uno dei vostri genitori o di chi si prendeva cura di voi può avervi predisposti a sviluppare problemi di attaccamento nelle relazioni adulte. Alcuni stili di attaccamento insicuro o dipendente possono svolgere un ruolo importante nella dipendenza emotiva.

    Come fare se è il partner a soffrire di dipendenza affettiva

    Avere un partner emotivamente dipendente può essere molto faticoso. Vi farebbe piacere poter essere sempre presenti per lui, ma non potete rinunciare alla vostra vita e alla vostra indipendenza.

    Ci sono alcuni modi in cui potete riuscire ad offrire supporto tenendo contemporaneamente al sicuro i vostri bisogni.

    Stabilite dei limiti

    I confini sono necessari in tutte le relazioni. Se non si hanno dei confini definiti in modo chiaro, diventa difficile (se non impossibile) per chiunque ottenere ciò di cui ha bisogno. Supponiamo ad esempio che il vostro partner abbia l’abitudine di chiamarvi al lavoro tutte le volte che è in difficoltà: sicuramente vorreste aiutarlo, ma al contempo non riuscite a portare a termine il vostro lavoro e siete giustamente preoccupati di essere ripresi dai vostri superiori.

    Impostare un confine può aiutare. Potreste dire: “Mi preoccupo per i tuoi problemi, ma devo anche lavorare. Invece di chiamare, mandami un messaggio scritto, in questo modo appena ho un momento libero ti posso rispondere. “

    Se invece il compagno/a vuole trascorrere con voi tutto il suo tempo libero, mentre voi sentite il bisogno di frequentare anche i familiari o gli amici, provate a dirgli: “Mi piace moltissimo passare del tempo insieme a te, ma stabiliamo un limite di quattro giorni alla settimana. Anche il tempo che passiamo da soli è importante. “

    Chiedi ciò di cui hai bisogno

    “Ho bisogno di un po ‘di tempo per me stesso subito dopo il lavoro. Dopodiché, mi piacerebbe passare del tempo a con te “.

    Cercate sostegno insieme

    Se il partner continua a soffrire di dipendenza affettiva, potrebbe trovare molto utile una terapia individuale. Anche un terapista di coppia può comunque aiutare.

    La terapia infatti offre uno spazio sicuro e privo di giudizi in cui si può parlare alla pari dei propri bisogni relazionali, dei confini e degli obiettivi futuri.

    I comportamenti emotivamente dipendenti si sviluppano nel corso del tempo, quindi probabilmente non li migliorerete dall’oggi al domani.

    Anche se è importante prendere dei provvedimenti per affrontare la dipendenza emotiva, bisogna munirsi di pazienza e compassione, sia per voi che per il vostro partner.

    Dott.ssa Alessia Pullano
    Psicologa e Psicoterapeuta

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